Terminologie e modelli operativi


(spunti da: A. Canevaro, La classificazione OMS della disabilità:ICDH-2, in "Handicap & Scuola, n.100, novembre-dicembre 2001)

Avere la massima attenzione per i termini che definiscono e descrivono la presenza di un deficit e come questa condizione si intreccia con l'esperienza di vita di una persona è una necessità che ha ricadute operative, reali, determinanti nel processo che riguarda l'integrazione.

Parlare del modello operativo significa parlare della ricaduta pratica che si ottiene facendo la distinzione tra il deficit, condizione incancellabile, e le infinite variabili che ciascuna situazione di vita comporta e che non dipendono dal singolo individuo.

L'handicap, lo svantaggio, è un derivato possibile dell'incontro tra la persona e la situazione.

Lo svantaggio è continuamente mobile e modificabile; è una realtà riducibile o viceversa aumentabile anche nell'arco di tempi molto ravvicinati. Per esempio un bambino con una limitazione della motricità per la presenza di un deficit può stare attorno a un tavolo con altri coetanei e non vivere alcuno svantaggio e, un attimo dopo, affrontare un momento critico se le circostanze implicano alzarsi, muoversi, cambiare attività e ambiente. Lo svantaggio è una possibilità che muta nei vari momenti della vita quotidiana… nelle epoche dello sviluppo, nei diversi contesti del vivere e nelle diverse relazioni con le persone e con l'ambiente.

Così scrive Andrea Canevaro: "Si tratta di capire che l'individuo, che chiamiamo in vari modi, che potremmo dire handicappato, in situazioni di handicap, disabile - e per ciascuno di questi modi vi sono richieste di precisazione, insoddisfazioni - ed è utile che sia così -, l'individuo con queste caratteristiche è relativamente handicappato, vale a dire noi dobbiamo imparare a metterci in una prospettiva per cui l'handicap è un relativo e non un assoluto, mentre il dato di invalidità è nell'individuo. Un'amputazione non può essere negata; lo svantaggio che ne deriva è relativo alle condizioni di vita, di lavoro, alla logistica, alla realtà in cui l'individuo amputato è collocato, si muove, vive.

L'handicap dunque dovrebbe richiamare il relativo (...) per tutti quegli aspetti che hanno a che fare con la vita sociale e culturale, la partecipazione alla vita politica e alla realtà intera".

Inoltre, a questi elementi va aggiunto un tema ancora molto coperto dal silenzio e che riguarda la differenza di genere tra il maschile e il femminile: lo svantaggio, l'handicap, può essere influenzato dall'identità femminile o maschile di una persona con disabilità, in un dato contesto culturale, economico, relazionale.

La Nuova Classificazione Internazionale del Funzionamento e delle Disabilità propone nuove terminologie e un ribaltamento di prospettiva.

Ultimo aggiornamento: giovedì 12 settembre 2013