IL MONUMENTO DI MONTE SABBIUNO
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Comitato per le onoranze...
ai Caduti di Sabbiuno...



5 • SAN GIOVANNI IN MONTE

Dicembre 1944
Le sofferenze del carcere

 

PRESENTAZIONE
1 • FUNERALI DI PARTIGIANI
2 • DALLA GUERRA ALLA RESISTENZA
3 • DOPO PORTA LAME

4 • ANZOLA DELL’EMILIA, AMOLA DI PIANO
5 • SAN GIOVANNI IN MONTE

6 • SABBIUNO DI PADERNO
7 • IL RITROVAMENTO E IL RICONOSCIMENTO

8 • LA MEMORIA E LA COSTITUZIONE
9. FUCILATI A SABBIUNO
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  • Parte dei rastrellati di Amola e di Anzola viene rilasciata dopo i primi controlli. Per gli altri iniziano gli interrogatori, allo scopo di accertare la loro effettiva partecipazione alla Resistenza, e le sofferenze.
• Da Anzola alcuni vanno subito a San Giovanni in Monte (figg. 1 - 2) , il carcere di Bologna, luogo di detenzione e di tortura, mentre altri vengono portati per qualche giorno nelle carceri di San Giovanni in Persiceto.
Tra i rastrellati di Amola, quelli riconosciuti come partigiani, e contrassegnati con una croce bianca tracciata col gesso sulla schiena, vengono portati per l’interrogatorio al comando delle SS di via Santa Chiara, a quello di Via delle Rose, o direttamente alla casa circondariale bolognese.
• Nei due o tre giorni in cui gli arrestati erano rimasti a Sant’Agata o nelle carceri di San Giovanni in Persiceto, ai familiari era stato concesso di vederli, di portare loro qualcosa da mangiare, o qualche indumento pesante; dal momento in cui vengono trasferiti a Bologna, attorno all’8 dicembre 1944, anche questa possibilità viene meno.
• Nelle memorie dei sopravvissuti, le rapide immagini sulla vita del carcere in quei giorni sono fatte di incontri fuggevoli, di percezioni visive e auditive spesso violente, di comunicazioni fortunose. Ai vecchi vengono per lo più risparmiate le violenze negli interrogatori, ma proprio per questo ricordano bene che “i giovani venivano picchiati a sangue”.
• Il sovraffollamento, il disagio fisico e psicologico sono, in quei mesi, la cornice quotidiana delle violenze e delle torture sui detenuti, finalizzate ad ottenere confessioni e delazioni. Molti partigiani non sono stati identificati, perché hanno con sé documenti contraffatti, e i nomi con i quali vengono registrati sono falsi.
Ma la spia, l’informatore può essere chiunque, tra coloro che dormono affiancati, sulla paglia del “camerone”: si costituisce quindi una gerarchia informale tra i prigionieri, capace di assumere decisioni e di farle eseguire, con lo stesso obiettivo che avevano, all’esterno, i corpi di polizia partigiana: eliminare le spie.
• Insomma, San Giovanni in Monte in quei giorni di dicembre è un girone oscuro, il penultimo atto nella vicenda di alcune decine di partigiani, teatro di una storia collettiva, tutta giocata fra sofferenze e forza di volontà, paura e lucidità, coscienza di militanti e istinto di conservazione, solidarietà e diffidenza, illusione e disperazione.
Qual è il destino che attende i prigionieri?
• Alcuni vengono liberati dopo qualche interrogatorio, e vengono rilasciati tra l’8 ed il 13 dicembre. Tra coloro che invece vengono identificati come partigiani, un primo gruppo di prigionieri parte, dopo una settimana di carcere, per una destinazione sconosciuta.
   
1.  

La chiesa di San Giovanni in Monte
dopo un bombardamento: sullo sfondo il carcere

 
 
2.   Particolare di una cella di San Giovanni in Monte
     

 

 

 

 

 

 

 


   
 

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Informazioni per la realizzazione di percorsi didattici: Istituto per la Storia e le Memorie del '900 Parri E-R tel. 051 3397211
 
SACRARIO AI CADUTI DELLA RESISTENZA NEL PARCO COLLINARE