"Un muretto per Andrea Purgatori", una mostra alla Casa di Quartiere Montanari al Quartiere Navile
Descrizione
Nell'ambito della dodicesima edizione di Opentour, la manifestazione promossa dall'Accademia di Belle Arti di Bologna che dall'8 al 13 giugno trasforma la città in una diffusa piattaforma dedicata alla valorizzazione dei giovani talenti dell'arte contemporanea, la Casa di Quartiere Montanari ospita la mostra “Un muretto per Andrea Purgatori”, visitabile dall'11 al 13 giugno.
L'esposizione sarà inaugurata venerdì 12 giugno alle ore 10 alla presenza del Direttore dell'Accademia di Belle Arti di Bologna, Enrico Fornaroli, della Presidente dell'Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, Daria Bonfietti, di un rappresentante del Quartiere Navile, della Responsabile dell’Ufficio reti e Lavoro di Comunità, Sport e Cultura del Quartiere Stefania Ferro, insieme a docenti, studenti e cittadinanza.
La mostra presenta i progetti elaborati dagli studenti del Biennio di Decorazione per l'Architettura dell'Accademia di Belle Arti di Bologna, coordinati dai docenti Carlo Messori e Giovanna Romualdi, su iniziativa dell'Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica. L'obiettivo è immaginare nuove possibilità di valorizzazione e riqualificazione dello spazio antistante il Museo per la Memoria di Ustica, parte integrante del Parco della Zucca e della sede del Quartiere Navile.
Il Parco della Zucca custodisce uno dei luoghi più significativi della memoria civile italiana. Qui, di fronte al Museo per la Memoria della Strage di Ustica e all'installazione permanente di Christian Boltanski, il muretto dedicato ad Andrea Purgatori assume oggi il valore di uno spazio simbolico di passaggio e testimonianza.
I progetti esposti nascono dalla volontà di celebrare l'impegno del giornalista e scrittore nella ricerca della verità, trasformando un elemento urbano apparentemente marginale in un luogo capace di attivare riflessioni sul rapporto tra memoria, spazio pubblico e cittadinanza.
Il percorso progettuale è stato preceduto da un approfondito lavoro di studio e di confronto con il Memoriale di Ustica. Attraverso visite, analisi storiche e riflessioni sul valore dell'opera di Boltanski, gli studenti hanno affrontato temi complessi come la perdita, l'assenza, il ricordo e la responsabilità della memoria collettiva. Pur appartenendo a una generazione che non ha vissuto direttamente la tragedia del 1980, hanno sviluppato proposte mature e consapevoli, capaci di interpretare il luogo con sensibilità e rigore progettuale.
Le opere nascono da una riflessione condivisa sul ruolo del muretto come dispositivo spaziale e simbolico capace di attivare nuove forme di relazione tra memoria, movimento e partecipazione. Attraverso interpretazioni personali, i progetti esplorano il potenziale di questo elemento urbano nel costruire esperienze di incontro con il tema della verità e del ricordo, interrogandosi sul modo in cui lo spazio possa essere percepito, attraversato e abitato.
In alcune proposte il muretto diventa un segno riconoscibile e identitario, capace di emergere nel paesaggio e di imprimersi nella memoria del visitatore. In altre si trasforma in parte integrante del percorso, accompagnando il movimento e scandendo il rapporto tra corpo e spazio. Altre ancora ne reinterpretano il carattere di soglia, favorendo l'incontro, la sosta e l'interazione. Pur nella varietà delle soluzioni formali e linguistiche, tutte le proposte convergono nell'idea che il muretto possa superare la propria funzione di semplice delimitazione per diventare uno strumento di narrazione collettiva e di costruzione della memoria pubblica.
Studenti: Celeste Bacciglieri, Giulia Camellini, Shuman Chen, Wenyan Chen, Xuantong Chen, Federica Duca, Elena Koleshnikova, Xinxiu Li, Yaodan Liu, Zhihan Liu, Yifei Pei, Haoyu Wang, Zhuoran Wang, Jiayi Wu, Zhuoting Xuan, Zijian Zhang, Zhao Enhao.
La mostra ospita inoltre l'installazione“Contatti Perduti”, realizzata da Miaoyan Cui, Kai Liu, Haozhe Han e Lingyan Zhu. L'opera presenta corpi e oggetti come frammenti di una presenza non più visibile, raccolti all'interno di un sistema di archiviazione che costruisce una memoria fragile e incompleta.
L'assenza non coincide con la scomparsa, ma continua a manifestarsi attraverso le tracce lasciate nel tempo. I frammenti diventano così un gesto di memoria e di omaggio alle vittime della Strage di Ustica, mantenendo vivo quel percorso di ricerca della verità che Andrea Purgatori ha perseguito per tutta la sua vita professionale.