Rete Elide. Si è svolta a Torino l’assemblea nazionale della Rete, coordinata da Bologna, con la partecipazione don Luigi Ciotti

Al centro del confronto il ruolo delle città, l’integrazione sociosanitaria e la collaborazione con il Terzo settore. Approvato un documento con cinque richieste al Governo e al Parlamento

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Il ruolo delle città nelle politiche sui consumi di sostanze, la collaborazione con le Regioni per garantire i servizi di riduzione del danno, l’integrazione tra interventi sanitari e sociali e il coinvolgimento del Terzo settore. Questi i temi al centro dell’assemblea nazionale della Rete Elide, “Enti locali per una politica innovativa sulle droghe”, che si è svolta ieri a Torino, a Palazzo civico.


 

Ad aprire il confronto, dopo i saluti del sindaco di Torino Stefano Lo Russo, don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele, la cui partecipazione ha portato nell’assemblea l’esperienza di una realtà impegnata da decenni nell’accoglienza, nelle dipendenze e nella tutela dei diritti delle persone più fragili.


 

L’appuntamento, dal titolo “Consumi psicoattivi: quale ruolo per le Città?”, ha riunito amministratori locali e regionali, rappresentanti dei servizi sociali e sanitari per le dipendenze e del Terzo settore.

Bologna, città coordinatrice della rete, ha partecipato con l’assessora al Welfare Matilde Madrid.


 

Sono intervenuti, insieme a Matilde Madrid, le assessore e gli assessori Jacopo Rosatelli del Comune di Torino, Margherita Colonnello del Comune di Padova, Cristina Lodi del Comune di Genova, Costanza Spera del Comune di Perugia, Barbara Funari di Roma Capitale e Lamberto Bertolé del Comune di Milano, oltre ad Andrea Morniroli della Regione Campania e Massimo Fabi della Regione Emilia-Romagna. Ai lavori ha partecipato anche il sindaco di Reggio Emilia Marco Massari.


 

Il confronto si è articolato in quattro sessioni. A partire da un bilancio a un anno dalla Conferenza nazionale sulle dipendenze e dalla “Controconferenza” promossa dal Terzo settore a Roma, i lavori hanno approfondito la collaborazione tra città e Regioni per l’attuazione dei Livelli essenziali di assistenza sulla riduzione del danno e la limitazione dei rischi, l’organizzazione sociosanitaria dei servizi per le dipendenze e il ruolo della coprogrammazione e della coprogettazione con il Terzo settore.


 

Le città incontrano ogni giorno i cambiamenti nei consumi e i bisogni delle persone: da questa esperienza nasce il contributo che la rete intende portare alle politiche nazionali. Il confronto di Torino ha messo in relazione il lavoro delle amministrazioni, dei servizi sanitari e sociali e del Terzo settore, un patrimonio di competenze che deve trovare riconoscimento nelle decisioni e nei finanziamenti. Dare continuità agli interventi di prossimità, garantire una piena attuazione della riduzione del danno e costruire percorsi capaci di tenere insieme salute, casa e inclusione sociale sono le priorità condivise.


 

Nata nel 2023, la Rete Elide riunisce oggi 17 enti che rappresentano quasi 11 milioni di persone, il 18% della popolazione residente in Italia. Nell’ultimo anno si è ampliata con l’ingresso dei Comuni di Genova, Reggio Emilia, Perugia e Pontedera.


 

Al termine dei lavori, l’assemblea delle città ha approvato un documento conclusivo che rinnova cinque richieste al Governo e al Parlamento.


 

La prima riguarda finanziamenti stabili e adeguati per la riduzione del danno e i servizi integrati per le dipendenze, riconoscendone la centralità nei Livelli essenziali di assistenza. La seconda chiede una riforma della normativa nazionale orientata alla prevenzione, alla cura e alla tutela dei diritti delle persone, superando l’impostazione repressiva.


 

La terza richiesta è rafforzare il ruolo delle città, riconoscendo agli enti locali maggiore autonomia e strumenti adeguati per rispondere ai bisogni sociali delle persone che usano sostanze, a partire dalla casa e dall’attenzione alle persone più vulnerabili, comprese le vittime di violenza di genere. In questo quadro, il documento valorizza la coprogrammazione e la coprogettazione con il Terzo settore e con le organizzazioni di rappresentanza delle persone che consumano sostanze.


 

Il quarto punto riguarda il coordinamento tra servizi sanitari e sociali, forze dell’ordine e società civile, con particolare attenzione alla collaborazione tra città e Regioni per l’integrazione sociosanitaria e l’attuazione dei Livelli essenziali di assistenza sulla riduzione del danno. Infine, la rete chiede investimenti nella formazione degli operatori e nella sensibilizzazione della cittadinanza e delle istituzioni, per promuovere conoscenza e rispetto e superare lo stigma.


 

Il documento parte dai fenomeni osservati nei territori: la diffusione del crack e delle sostanze sintetiche, i bisogni complessi della popolazione giovanile e l’intreccio tra consumi, impoverimento e marginalità sociale. A un anno dagli appuntamenti nazionali di Roma, le città denunciano il permanere di un approccio repressivo, la loro esclusione dai percorsi decisionali e l’assenza di risorse certe e continuative per i servizi comunali di prossimità e riduzione del danno.


 

La rete richiama inoltre la necessità di risposte abitative per le persone in condizioni di marginalità, comprese quelle senza dimora che consumano sostanze, evidenziando l’assenza di misure dedicate nel Piano casa. Per le amministrazioni aderenti, presidi sanitari, unità mobili, drop-in e percorsi di accoglienza e inclusione sono strumenti essenziali per tutelare la salute e accompagnare le persone verso i servizi di cura.

Ultimo aggiornamento: 07/11/2026

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