Olio dei Colli di Bologna Igp europeo, Lepore: “Bologna capace di riscoprire e far crescere patrimoni che sembravano appartenere al passato”
Descrizione
Dalle colline intorno a Bologna all’Unione europea, l’Olio dei Colli di Bologna entra ufficialmente tra le produzioni a Indicazione geografica protetta. La registrazione dell’Igp è stata pubblicata il 16 settembre nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea e conclude un percorso avviato dalla Rete Olio extra vergine di oliva Colli di Bologna, partita dalla passione di soli 6 coltivatori e oggi composta da 12 aziende.
È un riconoscimento che dà valore non soltanto a un prodotto, ma a una parte del paesaggio e della storia agricola bolognese. La coltivazione dell’olivo nel territorio ha infatti origini molto antiche. Dopo un lungo periodo di declino legato alla piccola glaciazione del 19esimo secolo, l’olivicoltura bolognese ha conosciuto una nuova stagione di crescita a partire dagli anni Novanta del Novecento.
“Questo riconoscimento – afferma il sindaco di Bologna, Matteo Lepore – racconta bene una delle caratteristiche più importanti di Bologna: la capacità di riscoprire e far crescere patrimoni che sembravano appartenere al passato, mettendo insieme agricoltura, ricerca, imprese e territorio. L’Igp dell’Olio dei Colli di Bologna valorizza il lavoro di quegli agricoltori coraggiosi che hanno creduto nella possibilità di riportare l’olivo sulle nostre colline e riconosce una qualità che nasce dall’incontro tra prodotto e territorio. È anche un riconoscimento al paesaggio agricolo della nostra collina, che dobbiamo continuare a tutelare e rendere vivo”.
Il percorso di riscoperta ha avuto un passaggio importante anche grazie alla ricerca scientifica. Il Cnr ha contribuito alla mappatura di 29 piante storiche di olivo presenti sulle colline bolognesi, individuando e registrando esemplari e varietà che hanno costituito una base per la riproduzione e la realizzazione di nuovi impianti. Da quel lavoro è cresciuta una comunità di produttori che ha scelto di investire nuovamente nell’olivicoltura locale.
“Prima è arrivata la Deco, poi abbiamo iniziato il percorso verso l’Igp, sempre come Rete Olio dei Colli di Bologna. È stato un lavoro fatto insieme, partendo dalla riscoperta di una tradizione che era stata in parte abbandonata – racconta Ermanno Rocca, titolare dell’Azienda agricola Bonazza di Croara di San Lazzaro di Savena e presidente della Rete Olio extra vergine di oliva Colli di Bologna –. Fino al Settecento la coltivazione dell’olivo era molto fiorente sulle nostre colline, tanto che ancora oggi alcuni toponimi, come via degli Oleari, ne conservano la memoria. Poi le difficoltà climatiche ne hanno progressivamente ridotto la presenza. Oggi siamo riusciti a ripartire e a crescere insieme”.
Dalla valorizzazione locale si è passati quindi nel 2021 alla costruzione del dossier per il riconoscimento europeo: prima il percorso regionale, poi l’istruttoria del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste e infine l’esame da parte della Commissione europea. La domanda era stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Ue nel maggio 2026 e, concluso il periodo previsto per eventuali opposizioni, il nome è stato registrato nel registro europeo delle indicazioni geografiche.
L’area dell’Igp comprende le colline della Città metropolitana di Bologna situate a sud della via Emilia, compreso il territorio collinare del Comune di Bologna. Il disciplinare individua caratteristiche precise per la produzione: tra queste un fruttato da medio a intenso, accompagnato da note di amaro e piccante, con possibili sentori di erba, mandorla e pomodoro, e un contenuto minimo di biofenoli/polifenoli di 150 mg per chilogrammo di olio.
“La caratteristica che raccontiamo più volentieri quando presentiamo il nostro olio fuori dal territorio è proprio il suo equilibrio – continua Rocca –. Abbiamo una buona presenza di polifenoli, con un amaro e un piccante ben presenti ma equilibrati, e sentori che richiamano il pomodoro e l’erba tagliata, quindi una grande freschezza. Cerchiamo inoltre di raccogliere le olive nella fase di media maturazione, quando convivono il verde e il bruno, invece di inseguire esclusivamente la resa massima”.
Ora, con il riconoscimento europeo, si apre una nuova fase. Le aziende dovranno affrontare la procedura di certificazione prevista dal disciplinare, con le verifiche presso le singole realtà produttive. Per la Rete, l’obiettivo è continuare a far crescere una filiera che può avere ricadute anche sul paesaggio collinare.
“La qualità dell’olio è inseparabile dalla qualità del territorio – conclude Rocca –. Tornare a coltivare gli ulivi nelle zone semicollinari che erano state abbandonate significa recuperare terreni, contribuire alla stabilità del suolo e mantenere vivo il paesaggio. È una produzione agricola, ma anche un modo per prenderci cura delle nostre colline”.