Il sindaco Lepore è intervenuto in Consiglio comunale
Descrizione
In apertura della seduta di oggi del Consiglio comunale, la presidente Maria Caterina Manca ha espresso solidarietà al sindaco Matteo Lepore per le minacce ricevute.
Il Sindaco è poi intervenuto sui recenti fatti, a seguito della morte di Abderrahim Fakir. Di seguito l’intervento:
“Grazie, Presidente. La ringrazio per le sue parole, la sua vicinanza, e saluto le Consigliere e i Consiglieri.
Ringrazio in particolare i Consiglieri che mi hanno personalmente contattato in questi giorni esprimendo la loro vicinanza, o lo hanno fatto attraverso dei comunicati stampa pubblici. In particolare voglio però ringraziare il Consigliere Venturi che oggi non c'è, ma spero gli porterete il mio ringraziamento per avermi scritto personalmente.
Oggi voglio aprire, certo, anche intervenendo sulle cose che sono accadute a Bologna, ma esprimendo la nostra vicinanza, come Amministrazione Comunale, alla città di Berlino per quanto è successo. Un attentato vile e assolutamente da condannare, che ha visto attaccata una comunità, quella LGBTQIA+, che vive in una delle città più importanti del mondo e che ha saputo per quel movimento rappresentare un punto di riferimento internazionale. Nessuna forma di violenza può essere giustificata, nessuna forma di estremismo e credo che sia importante che la nostra istituzione prenda posizione anche alla luce della presenza di una tradizione importante nella città di Bologna.
Così come voglio assolutamente affiancarmi alle parole del Presidente della Repubblica in solidarietà agli agenti feriti anche in Val di Susa a Chiomonte per gli scontri che ci sono stati in questi giorni. Credo che la violenza contro le Forze dell'Ordine sia sempre sbagliata e credo che siano da rigettare quelle parole che in queste ore hanno associato alla parte politica del centrosinistra connivenza o vicinanza. Di più ancora perché in quei territori sono tanti gli amministratori di centrosinistra che da anni dialogano col territorio e portano avanti iniziative legate alle infrastrutture.
Così come sono qui oggi per non solo ringraziare chi mi ha dato vicinanza, ma per ricordare che per Bologna è molto importante la partecipazione al 2 Agosto. Il prossimo 2 Agosto è un appuntamento di grande rilievo. Bologna è una città che nella partecipazione ha sempre dimostrato di essere una città innamorata della democrazia. Attraverso la partecipazione democratica, attraverso la partecipazione non violenta e pacifica, Bologna negli anni ha dimostrato che è possibile chiedere verità e giustizia su qualsiasi tragedia, su qualsiasi ferita. Ed è vero, Bologna è stata ferita più volte: il 2 Agosto, Ustica, tante stragi, attentati terroristici e tanti casi che hanno toccato la coscienza collettiva e dei quali abbiamo visto soltanto in alcune occasioni scoprire poi la verità.
Gli insegnanti più veri che abbiamo avuto sono i familiari delle vittime, i familiari delle vittime delle stragi della strategia della tensione, in particolare del 2 Agosto e di Ustica. Sono loro ad averci insegnato che occorre chiedere verità e giustizia nei Tribunali, ma che occorre lavorare in ogni luogo, nelle piazze, nelle scuole, nelle associazioni culturali, affinché verità e giustizia possano essere garantite.
Questo è il metodo di Bologna, la sua vera identità.
Per questo dico che non si può conoscere Bologna se non si viene al corteo del 2 Agosto, se non si ascolta l'intervento dei familiari delle vittime dal palco di Piazza Medaglie d'Oro. Perché sono i familiari delle vittime del 2 Agosto che da 46 anni ci chiedono di marciare con loro proprio perché non sono stati ascoltati dalle istituzioni. E anzi, dalle istituzioni che hanno ricevuto depistaggi. I familiari delle vittime del 2 Agosto ci hanno chiesto di partecipare e noi questo metodo l'abbiamo portato avanti in ogni occasione.
Non soltanto per commemorare, ma per far sì che la nostra democrazia, quella democrazia che la Repubblica Italiana ha conquistato dopo la Resistenza e dopo la Seconda Guerra Mondiale, la nostra democrazia viva attraverso la partecipazione pacifica delle persone.
Per questo motivo noi siamo scesi in piazza, abbiamo fatto cortei, di fronte alle tante ferite che Bologna ha avuto, anche nella nostra storia recente.
L'abbiamo fatto tutti insieme per Alessandra Matteuzzi, dopo il suo femminicidio tragico. Poche ore dopo ci siamo ritrovati per un lungo corteo che è partito da Piazza dell'Unità ed è arrivato sotto casa sua. Senza la partecipazione delle donne e degli uomini di questa città, duemila la prima volta, non avremmo smosso le coscienze attorno alla violenza contro le donne, una delle questioni più importanti del nostro tempo.
Lo abbiamo fatto quando Fallou, un ragazzo di neanche 16 anni, è stato accoltellato da un suo coetaneo, vicino via Piave. Esattamente il giorno dopo eravamo più di un migliaio nel luogo dell'eccidio, ad accompagnare i ragazzi e a posare dei fiori. Lo abbiamo fatto prendendo posizione e chiedendo che venisse fatta piena luce su quello che è accaduto.
Nonostante quello che si scrive e si legge, l'abbiamo fatto per Alessandro Ambrosio. Ci siamo ritrovati in stazione e abbiamo camminato insieme a centinaia di suoi colleghi e colleghe e lo abbiamo fatto perché era importante essere accanto ai colleghi, ma soprattutto ai familiari, alla famiglia, che ci ha chiesto anche di intitolare un'ala della stazione ad Alessandro. Lo abbiamo fatto più volte in sua memoria, perché abbiamo insieme ai sindacati deciso di dedicare il Primo Maggio a lui e insieme alla band dei suoi amici ci siamo ritrovati in Piazza Maggiore e abbiamo ascoltato la sua musica preferita.
Lo abbiamo fatto per Fakir. Esattamente nella stessa modalità. Lo abbiamo fatto chiedendo alla città di partecipare in modo non violento, per essere accanto alla famiglia e abbiamo deciso di farlo dando voce alle vittime, alla nipote in particolare, non alla politica o ai rappresentanti delle istituzioni. L'abbiamo fatto in una piazza piena di migliaia di persone.
Ecco perché io ritengo sia stato giusto andare ad un presidio e partecipare ad un presidio come hanno fatto tantissimi bolognesi.
E ritengo molto strumentale che si descriva la nostra città in un modo diverso dalla sua reale identità, dal suo forte spirito democratico. Chi lo fa non conosce Bologna o forse ritiene che disprezzarla sia molto più importante che accompagnarla a scoprire verità e giustizia.
Il nostro compito non è quello di decidere chi eventualmente ha commesso un reato quel giorno al Pilastro. Il nostro compito è quello di essere accanto alle vittime, di chiedere che ci siano tutti gli approfondimenti del caso, non in 46 anni, non in 10 anni, perché una famiglia ha diritto di avere verità e giustizia in tempi umani, in tempi veri. Ed è per questo che i familiari delle vittime hanno bisogno di non essere lasciati soli, perché essere soli è una cosa che non si augura a nessuno, neanche al più antipatico avversario politico. Ecco perché è importante affrontare la verità guardandola negli occhi.
E un presidio democratico, non violento, non è un presidio contro la Polizia di Stato, proprio perché, come ci ha ricordato il nostro Cardinale Matteo Zuppi, è importante ed è di interesse primo anche della stessa Polizia di Stato sapere che cosa è successo al Pilastro. È interesse delle istituzioni sanitarie del nostro territorio sapere che cosa è successo.
Se noi non fossimo scesi in piazza, non avessimo fatto un presidio per un nostro concittadino, che cosa si sarebbe detto di noi?
Perché avremmo dovuto lasciare da solo un nostro concittadino quando l'abbiamo fatto per tutti gli altri?
Capisco che per alcuni ci sono cittadini che hanno un valore diverso dagli altri, ma non per noi, non per l'Amministrazione comunale di Bologna, che considera bolognesi dal primo giorno tutte le persone che nascono e vivono in questo territorio.
Spero davvero che d'ora in poi la tensione su quanto è accaduto si abbassi, che le dichiarazioni dei rappresentanti delle istituzioni siano convergenti, e questa è la richiesta che noi facciamo su Bologna, è la richiesta che facciamo su tutto ciò che in questo momento sta portando tensione e violenza nel nostro paese. Perché nessuno di noi vuole la violenza, tutti noi vogliamo la verità e la giustizia e lo vogliamo nei tribunali come questa città ci ha insegnato, lo vogliamo attraverso le inchieste della Magistratura.
È molto importante per me, in questa fase, non rispondere in modo polemico a quanto mi viene imputato, da chi da un lato mi tende la mano e dall'altro ci ritiene collettivamente la città più violenta d'Italia.
Perché noi non lo siamo. Non lo siamo, non se lo meritano i bolognesi, non se lo merita quest'Aula, non se lo meritano i Sindaci e le Sindache che anche in queste ore mi stanno esprimendo solidarietà. E voglio ringraziare il sindaco di Galliera, Zanni, perché mi ha scritto questa mattina.
Non se lo merita nessuno, perché il nostro è un lavoro sicuramente complicato, difficile per tanti motivi, dobbiamo essere a contatto con la comunità e non smetterò certo di farlo, semplicemente perché in questo momento si è deciso che occorre dividersi.
Io invece credo che noi ci dobbiamo unire, lo si è fatto durante gli anni del terrorismo, della strategia della tensione. Anche se abbiamo idee diverse, sia sui fatti che sulle opinioni, questo non significa che le nostre istituzioni debbano continuare in questa eterna campagna elettorale permanente nella quale le vittime sembrano essere i politici.
E invece le vittime sono quelle stese a terra, sono quelle che anche tra gli agenti subiscono delle ferite. Quelle sono le vittime.
E credo che di loro dovremmo parlare e dovremmo tutti avere il senso di responsabilità in questa fase, di ritrovarci nelle istituzioni, non per fare quello che succede altrove.
Credo che Bologna abbia sempre avuto questa tradizione e mi auguro che quest'Aula, anche in questa occasione e nelle prossime, sappia essere coerente con la propria storia.
Grazie”.