46° anniversario della strage di Ustica, l’intervento del presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna Maurizio Fabbri
Descrizione
Signora Presidente del Consiglio comunale, Signor Sindaco, Presidente Bonfietti, familiari delle vittime, autorità civili e militari, gentili ospiti, vi porto il saluto anche del Presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, della Giunta regionale e dell'intera Assemblea legislativa.
Un saluto particolare e riconoscente desidero rivolgerlo alla Presidente Daria Bonfietti, ai familiari, a tutti i componenti dell'Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica e a tutte le persone che, in questi quarantasei anni, hanno custodito una battaglia civile che appartiene non soltanto alla città di Bologna, non soltanto alla Regione Emilia-Romagna, ma alla coscienza democratica dell'intero Paese.
Ci ritroviamo oggi nel 46° anniversario della Strage di Ustica. Quarantasei anni possono sembrare un tempo lunghissimo. Eppure vi sono eventi che il trascorrere degli anni non allontana, perché continuano a interrogare la coscienza di una comunità nazionale.
La sera del 27 giugno 1980, 81 persone, tra cui 13 bambini, salirono a bordo di un volo civile partito da Bologna e diretto a Palermo, ma non vi arrivarono mai.
La memoria di quella tragedia non vive soltanto nel ricordo dei familiari. Vive soprattutto nella domanda di verità che da quarantasei anni continua a essere rivolta alle istituzioni italiane e alla comunità internazionale.
Una domanda che non si è mai spenta e che non può essere considerata archiviata dal trascorrere del tempo.
Perché il tempo può attenuare le emozioni, ma non cancella i doveri.
E tra i doveri più alti di una democrazia vi è quello di ricercare la verità. Sempre. Anche quando incontra ostacoli, silenzi, resistenze.
La strage di Ustica è stata attraversata da decenni di indagini, processi, ricostruzioni, depistaggi e omissioni.
Eppure, nonostante il lavoro prezioso della Magistratura, il contributo di giornalisti come Andrea Purgatori, studiosi e servitori dello Stato, resta ancora una distanza dolorosa tra ciò che sappiamo e la piena ricostruzione delle responsabilità.
È una ferita che riguarda innanzitutto i familiari delle vittime. Ma sarebbe un errore considerarla solo una loro ferita.
Quando la verità su un evento che ha colpito la Repubblica rimane incompleta, è la Repubblica stessa a sentirsi interpellata.
Per questo la ricerca della verità non è una rivendicazione privata. È un interesse pubblico.
È una questione democratica. Una responsabilità istituzionale.
Le recenti evoluzioni giudiziarie, con la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Roma, hanno suscitato comprensibile amarezza e profonda preoccupazione.
Comprendiamo e condividiamo il sentimento espresso dall'Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica. Comprendiamo il timore che possa affievolirsi uno sforzo di ricerca che invece deve continuare.
Per questo riteniamo necessario che non venga meno alcun impegno istituzionale, nazionale e internazionale, utile a fare ulteriore luce su quanto accadde quella notte nei cieli del Mediterraneo.
La collaborazione tra Stati amici e alleati non può fermarsi di fronte a una delle pagine più drammatiche della storia repubblicana. La ricerca della verità non indebolisce le relazioni internazionali. Le rafforza. Perché la fiducia tra istituzioni democratiche si fonda sulla trasparenza, sulla lealtà e sul rispetto dei cittadini.
La verità non è mai un problema per le democrazie. La verità è la loro forza.
In questi quarantasei anni Bologna ha rappresentato un presidio morale di questa battaglia. Ha costruito luoghi, relazioni, strumenti perché quella memoria diventasse patrimonio collettivo. Questa città, che porta sulla propria pelle alcune delle ferite più profonde della storia repubblicana, ha saputo trasformare il dolore in responsabilità civile. Lo ha fatto insieme ai familiari delle vittime, alle associazioni, al mondo della cultura e alle istituzioni.
La Regione Emilia-Romagna ha scelto di percorrere la stessa strada perché consideriamo questa vicenda parte integrante della storia democratica del nostro territorio e del nostro Paese. Lo ha fatto sostenendo il Museo per la Memoria di Ustica e le tante iniziative e attività dell’Associazione. Perché la memoria non può dipendere soltanto dalla generosità delle persone che l'hanno custodita fino ad oggi. Ha bisogno di diventare patrimonio stabile delle istituzioni democratiche, necessita di strutture, di progettualità e di continuità. Di istituzioni che sappiano assumersene il compito.
Lo facciamo ogni volta che affermiamo che la conoscenza dei fatti e la consapevolezza storica rappresentano condizioni essenziali della cittadinanza democratica. Come Regione siamo impegnati affinché la memoria non sia soltanto esercizio commemorativo. Per questa ragione abbiamo investito nella conservazione, nella digitalizzazione e nella valorizzazione del patrimonio documentale che riguarda alcune delle vicende più drammatiche della nostra storia recente. Può sembrare un lavoro silenzioso. In realtà è un lavoro profondamente democratico.
Perché ogni documento preservato, ogni testimonianza resa accessibile, ogni archivio aperto alla ricerca rappresenta un argine contro l'oblio e una possibilità in più per la conoscenza e per la verità.
Conservare, ordinare, rendere accessibili documenti e testimonianze non è un'attività burocratica. È un servizio alla verità. È un investimento nella conoscenza. Un atto di fiducia verso le generazioni che verranno.
La memoria, infatti, non vive soltanto nelle commemorazioni. Vive nella capacità di trasmettere conoscenza. Di costruire consapevolezza e di educare al senso delle istituzioni. Ecco perché il significato di questa giornata riguarda soprattutto il futuro. Riguarda i giovani che non erano nati quando il DC9 precipitò nel mare di Ustica.
Riguarda ragazze e ragazzi che incontrano questa vicenda nei luoghi della memoria e che attraverso di essa imparano che la democrazia non è mai una conquista definitiva. Che la verità va cercata. Che la giustizia va perseguita. Che le istituzioni devono essere all'altezza della fiducia che i cittadini ripongono in esse. Questo è il messaggio più profondo che possiamo consegnare oggi. La memoria serve a orientare il futuro.
E il futuro di una comunità democratica si costruisce quando nessuna domanda legittima viene abbandonata e nessuna ricerca della verità viene considerata inutile. Per questo, nel ricordare le ottantuno vittime della Strage di Ustica, rinnoviamo il nostro impegno collettivo: non archiviare la memoria.
Ma oggi sentiamo il dovere di aggiungere qualcosa in più. Non si archivia la memoria quando si continua a cercare la verità. Non si archivia la memoria quando le istituzioni scelgono di stare accanto ai parenti delle vittime. E non si archivia la memoria quando una comunità decide che il trascorrere del tempo non può diventare una ragione per smettere di fare domande.
La Regione Emilia-Romagna continuerà a essere al fianco dell'Associazione dei parenti delle vittime della Strage di Ustica e della città di Bologna. Lo faremo con rispetto, con gratitudine e con la convinzione che la ricerca della verità non riguardi soltanto il passato. Riguarda la credibilità delle istituzioni democratiche. Riguarda la fiducia dei cittadini nella Repubblica. Riguarda l'idea stessa di giustizia che vogliamo consegnare alle generazioni future. Per questo, quarantasei anni dopo, siamo ancora qui. E per questo continueremo a esserci.
Grazie.