Assemblea nazionale Cgil a Bologna, l’intervento del sindaco Matteo Lepore
Descrizione
Si è tenuta oggi al Paladozza di Bologna l’Assemblea nazionale delle delegate e dei delegati promossa dalla Cgil, dal titolo “Valore al lavoro”.
Di seguito l'intervento di saluto portato dal sindaco Matteo Lepore.
Buongiorno a tutte e a tutti,
benvenuti a Bologna, città del lavoro, dei diritti, delle lotte e della partecipazione. E non a caso dico “benvenuti”, perché Bologna è oggi la città più progressista d’Italia. Lo abbiamo visto pochi mesi fa, al referendum sulla giustizia: in tutta Italia ha votato quasi il 59% degli aventi diritto, un’affluenza record per una consultazione costituzionale, e qui da noi, in Emilia-Romagna, abbiamo superato il 66%, con Bologna sopra il 70%, la percentuale più alta tra le grandi città italiane. Quando si tratta di battersi per difendere e applicare la nostra Costituzione, le italiane e gli italiani rispondono, eccome. Io penso che questa partecipazione enorme dipenda da un fatto semplice: la Costituzione è oggi l’unico pezzo di carta che continua ad affermare, in questo paese, che le persone hanno dei diritti, e che quei diritti non vanno solo tutelati, ma promossi, attivamente, ogni giorno. Ecco perché Bologna ci tiene così tanto a quella carta, e perché continueremo a difenderla.
Ed è anche per questo che dico che questa città non ha mai smesso di intrecciare la propria storia con quella delle grandi battaglie del lavoro nel mondo. Qualche settimana fa abbiamo consegnato la Turrita d’oro al sindaco di New York, Zohran Mamdani, sindaco socialista di una delle città più importanti del pianeta. Un gesto che non è solo simbolico: è il filo che lega la nostra storia a quella di chi, anche oggi, in giro per il mondo, sceglie di amministrare le città a partire dai bisogni di chi lavora.
Quel filo, per Bologna, parte da lontano, e parte proprio da qui. Nel 1906 nasceva la Confederazione Generale del Lavoro, la Cgil. Dieci anni dopo, nel 1916, proprio a Bologna, Francesco Zanardi — il nostro primo sindaco socialista, eletto due anni prima, “il sindaco del pane” — insieme a Emilio Caldara, sindaco di Milano, e a Giacomo Matteotti, fondò la Lega dei Comuni socialisti. Quest’anno ricorrono i 110 anni da quella fondazione. Non è un dettaglio cronologico: è la prova che il sindacato e i Comuni progressisti sono nati, in questo paese, l’uno a fianco dell’altro, con un decennio esatto di distanza, come due tappe della stessa idea. L’idea che i Comuni potessero essere un baluardo per la tutela dei diritti dei lavoratori, prima ancora che lo Stato lo fosse: un’idea di città che è quasi un sindacato essa stessa. Da Zanardi a Dozza, a Zangheri, fino a oggi: è questa l’identità di Bologna che vogliamo continuare a rappresentare nel mondo.
Non è un’affermazione astratta. Penso a La Perla, marchio simbolo del Made in Italy: quando lo stabilimento di via Mattei ha rischiato di chiudere, siamo stati al fianco delle lavoratrici, con la fascia tricolore, nei presidi, nei tavoli al Ministero, fino a quando marchio, sito produttivo e occupazione sono stati salvati. E penso a quello che sta accadendo oggi a Saga Coffee, dove novanta lavoratrici hanno la cassa integrazione che scade il 30 agosto: dopo quella data, senza un intervento, restano solo i licenziamenti e la Naspi. Anche qui la città farà la sua parte, come l’ha fatta per La Perla, ma serve un impegno concreto degli imprenditori del nostro territorio, che sostengano con commesse chi, su quello stabilimento e sulla nostra montagna, ha scelto di investire con un vero progetto industriale. Non è assistenza: è lavoro e futuro per un pezzo importante del nostro Appennino. Questo è il senso della città sindacato: stare dentro le vertenze, non guardarle da fuori.
Voglio ringraziare la Cgil per aver scelto Bologna per un appuntamento così importante, e voglio salutare Massimo Bussandri, Francesca Re David, e tutte le delegate e i delegati che oggi arrivano da ogni parte d’Italia. A Maurizio Landini, che concluderà i lavori, il mio saluto e il mio augurio di buon lavoro.
“Valore al lavoro” è un titolo che dice tutto. Mai come in questo periodo storico i sindacati sono cruciali per evitare che il lavoro diventi sempre più povero, intermittente, e dunque non tutelato. Salari fermi, precarietà diffusa, un fisco che pesa più sul lavoro che sulle grandi rendite: sono le ferite aperte di questo tempo, e voi le conoscete meglio di chiunque altro, perché le incontrate ogni giorno nelle fabbriche, negli uffici, nei magazzini.
È anche grazie alla Cgil se molte delle fabbriche che rappresentano il cuore del Pil del nostro paese non sono arretrate troppo sui salari e sui diritti del lavoro. Lo dico da sindaco di un territorio che vive di industria, di meccanica, di motori: nel nostro distretto metalmeccanico abbiamo aziende che sono un’eccellenza non solo produttiva ma anche delle condizioni di lavoro — penso a realtà come Ducati, come Lamborghini, come molte delle imprese della nostra motor valley — dove il sindacato ha contribuito a costruire un modello in cui qualità del prodotto e qualità del lavoro vanno insieme. Non è la regola, lo sappiamo. Ma è la prova che si può fare, quando c’è una contrattazione forte e un’impresa che sceglie di investire sulle persone, non solo sui margini.
L’intesa raggiunta con Cisl e Uil sulla rappresentanza e sul modello contrattuale arriva nel momento giusto. Apre la strada a un negoziato con le associazioni datoriali che il paese aspetta da troppo tempo: salari più alti, occupazione stabile, giustizia fiscale e sociale non sono rivendicazioni di parte, sono condizioni per la tenuta democratica di questo paese.
C’è però un punto che da sindaco voglio aggiungere, perché riguarda direttamente chi ogni giorno tiene in piedi i servizi per chi lavora. Il valore del lavoro non si difende solo nei contratti nazionali: si difende anche nei Comuni, che sono il primo presidio di welfare per le famiglie dei lavoratori e delle lavoratrici — dagli asili nido al trasporto scolastico, dall’assistenza ai minori alla sicurezza urbana. E i Comuni, in questo momento, sono sotto una pressione finanziaria fortissima: tagli agli investimenti, oneri imposti dallo Stato senza coperture adeguate, organici ridotti di quasi un terzo in vent’anni, mentre la domanda di servizi sociali cresce. Se gli enti locali si impoveriscono, è il lavoro reale delle persone che si impoverisce con loro, perché viene meno chi garantisce i servizi che permettono a chi lavora di continuare a farlo.
Per questo penso che serva una nuova alleanza tra il mondo del lavoro e gli enti locali. Sindacati e Comuni hanno interessi che convergono, non che si dividono: entrambi chiediamo allo Stato di non scaricare sul territorio i costi delle proprie scelte, entrambi sappiamo che senza investimenti pubblici locali non c’è né lavoro buono né servizi degni di questo nome. Le rivendicazioni che porterete avanti in questi giorni — salari, stabilità, giustizia fiscale — sono anche le nostre, di chi amministra una città. Vorrei che da questa assemblea partisse anche questo messaggio: il sindacato e i sindaci possono e devono parlarsi di più, su questi temi, nei prossimi mesi decisivi per la legge di bilancio.
C’è anche un’altra sfida su cui voglio richiamare la vostra attenzione, perché riguarda il futuro del lavoro più di quanto sembri a prima vista: quella dei data center e dell’intelligenza artificiale, che stanno cambiando il volto delle nostre città. Penso che le città debbano avere il coraggio di porre delle regole chiare a questo sviluppo: non subire la trasformazione digitale, ma governarla, mettendo al centro il consumo di energia e di acqua, la riqualificazione di aree già urbanizzate invece di nuovo consumo di suolo, la trasparenza dei dati verso i cittadini, e soprattutto il ritorno economico per i territori e per chi ci lavora, con commesse e investimenti che restino sul territorio. Bologna, anche grazie al Tecnopolo, vuole essere un esempio di quella che mi piace chiamare intelligenza democratica: una tecnologia che non scavalca le persone ma le coinvolge, che non consuma il territorio ma lo rispetta. Su questo terreno sento una sintonia profonda con il lavoro che la Cgil e il segretario Landini stanno facendo per riportare al centro la dignità del lavoro anche nella transizione digitale, ed è una sintonia che ritrovo anche nelle parole di Papa Leone, nella sua enciclica: l’innovazione ha senso solo se resta a misura d’uomo e di comunità.
Per tutto questo, voglio chiudere tornando a dove ho iniziato. Nella città dove centodieci anni fa è nata la Lega dei Comuni socialisti possiamo ben dire di essere tutti sulla stessa barca. E quella barca, per noi, ha un nome: si chiama movimento internazionale delle lavoratrici e dei lavoratori. È in questo movimento che dobbiamo ritrovarci, tutti insieme — per la pace, per la democrazia, per i diritti delle donne e degli uomini, per la nostra Costituzione.
Buon lavoro a questa assemblea. Bologna è, e resterà, al vostro fianco.