25 aprile, il discorso del sindaco Matteo Lepore

Durante le celebrazioni dell’81° anniversario della Liberazione in piazza Nettuno

Descrizione

Un caro saluto alla cittadinanza presente oggi in Piazza, alle autorità militari e civili, ai sindacati, alle istituzioni e ai gonfaloni delle associazioni che da sempre prendono parte a questa cerimonia, i deportati e le deportate, la comunità ebraica, i partigiani e le partigiane dell’Anpi.

E grazie in modo particolare ai genitori che hanno deciso di accompagnare in Piazza i propri figli, per partecipare assieme a questo momento così importante.

Grazie ai ragazzi delle scuole presenti qui oggi o che stanno partecipando alle varie iniziative per la Festa della Liberazione. A loro vada il nostro applauso di accoglienza in questa piazza.

 

Voglio partire ringraziando il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Custode massimo della nostra Costituzione, che ancora una volta con le sue parole ha detto quello che nessun altro nelle nostre istituzioni aveva il coraggio di dire:

“la Resistenza è l'atto di nascita della nostra democrazia. Segna il riscatto morale e civile di un popolo che, nella Resistenza, espresse la forza e la capacità di affermare i valori di libertà, giustizia, pace, democrazia. Questi principi sono oggi scolpiti nella nostra Costituzione e rappresentano la base della nostra convivenza civile e del ruolo dell'Italia nel mondo.

Rivolto alle guerre di questi giorni e a quella “legge del più forte” che viene messa in atto da potenze mondiali e regionali attraverso i loro eserciti a danno di popolazioni civili inermi, il presidente Mattarella ha aggiunto: “in molte, troppe parti del mondo, uomini, donne e bambini vivono contesti di guerra, sotto il giogo di regimi autoritari, privati dei diritti fondamentali, della libertà di espressione, della possibilità di scegliere il proprio destino.

La dignità umana viene calpestata, la violenza di guerre ingiustificabili colpisce indiscriminatamente le popolazioni civili, in cui il diritto internazionale viene apertamente violato così come il diritto umanitario disatteso.

Il prevalere della legge imposta da chi si ritenga provvisoriamente più forte semina lutti e distruzioni, aprendo a una condizione di conflitti permanenti e di barbarie”.

Grazie Presidente perché è ancora una volta lei a dare l’esempio, mentre rappresentanti delle nostre istituzioni dichiarano di non volere partecipare alla giornata della Liberazione come un momento di unità nazionale nel quale riconoscere valori Costituzionali nati dalla Resistenza.

 

Per fortuna la grande partecipazione popolare ad iniziative come questa e anche al Referendum sulla Giustizia di un mese fa ci ha ricordato, che il popolo italiano è più unito che mai quando si tratta di difendere la Costituzione e questo ci rende ancora una volta un paese, più democratico, più unito e capace di includere idee differenti. E’ infatti la Partecipazione a questi momenti il nostro collante, diciamolo chiaro a chi tentenna sui finanziamenti ai progetti della memoria per le scuole o a chi chiede di dimenticare o archiviare l’antifascismo.

Il 25 aprile è la giornata più bella del nostro Paese e della nostra storia, per tutti noi è una bella giornata di Festa avvolta nella bandiera tricolore, piena di musica, di impegno e riflessione, ma non possiamo iniziare senza ricordare che in questo momento nel mondo perdurano circa 100 conflitti armati, che nel 2025 hanno prodotto 100 milioni di sfollati e un numero imprecisato di morti, per un 90% civili.

Nel mondo è di nuovo in atto una strategia di distruzione e tentativo di cancellazione di interi popoli da parte di alcune élite politiche, militari e finanziarie. Regimi nazionalisti, religiosi o con smanie imperiali.

 

A partire da Gaza, la Cisgiordania e il Libano, dove si continua a morire coperti dalla congiura internazionale del silenzio.

L’Ucraina, dove l’invasione Russa iniziata nel 2022, ha causato oltre 14 milioni di sfollati e una crisi umanitaria su larga scala.

Lo Yemen il conflitto attivo dal 2015 che ha causato una delle peggiori crisi umanitarie del mondo: 18 milioni di persone che hanno bisogno di aiuto, di cui 11 milioni sono bambini.

Tanti altri paesi e popoli purtroppo sono in questo elenco e ovviamente l’Iran.

Un popolo prezioso per la storia dell’umanità, che non merita di continuare a vivere tra le torture e le uccisioni del regime islamico e le bombe di Netanyahu e di Trump.

Ricordare questi popoli e conflitti è un preciso dovere, perché il mondo brucia e con esso le istituzioni che hanno garantito ad una parte di esso un’apparente convivenza pacifica.

Ed è in questa parte del mondo che noi viviamo e non possiamo negarlo.

Quando le nostre madri e padri Costituenti scelsero di inserire nella Costituzione l’articolo 11, scrissero:

«L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.»

 

Per questo insieme ad Emergency e alla famiglia di Gino Strada, abbiamo voluto ricordare questo articolo con diversi striscioni appesi fuori dalle scuole e ad alcuni dei monumenti più importanti della nostra città.

E’ il monito e l’impegno di Bologna, città medaglia d'oro della Resistenza e al valor civile. Città impegnata da sempre per la pace, la libertà e il rispetto dei diritti umani. Nel 1941, nel buio del confino e del carcere, alcuni giganti della nostra storia patria ed Europea, come Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni scrissero il Manifesto di Ventotene.

Quel documento non era solo un pezzo di carta; era un atto di resistenza intellettuale e morale.

Mentre il nazifascismo cercava di dividere il mondo in nazioni dominanti e popoli schiavi, a Ventotene si sognava un’Europa federale, libera e unita.

Il Manifesto ci insegnava che la sovranità assoluta degli Stati nazionali è stata la madre di tutte le guerre europee.

Ventotene è stata la nostra bussola nella costruzione di un’Europa di Pace per 80 anni: un'Europa che non fosse un club di interessi economici, ma un destino comune, l’unico spazio in cui i diritti fioriti dalla Resistenza potevano essere protetti dall'assalto dei nuovi autoritarismi.

 

Allora, cari italiane e cari italiani, preoccupiamoci per le dichiarazioni rilasciate da una autorevole rappresentante del Governo italiano, in un discorso alla Camera del marzo 2025, parlando del Manifesto di Ventotene disse con tono sprezzante: «Non so se questa è la vostra Europa, ma certamente non è la mia».

Ripensare oggi, nel contesto internazionale in cui siamo, mi viene da dire che follia cara Presidente del Consiglio, che follia!

Quando si parla di un'Europa delle nazioni intesa come somma di egoismi, si sta di fatto proponendo un ritorno al passato, al modello 'alternativo' dei nazionalismi che hanno già distrutto il nostro continente.

Questa volontà tradisce il sogno europeo.

Tradisce la nostra Costituzione.

Indebolisce l'Italia e la isola.

Rinnega quei valori di solidarietà universale che sono il cuore pulsante anche del nostro 25 Aprile.

Il 25 Aprile è, infatti, la giornata più bella dell’anno per il nostro Paese. È il giorno in cui l’Italia ha deciso di smettere di essere vittima del proprio destino e ha scelto, con dolore e coraggio, la strada della libertà e dell’unità nazionale.

 

Siamo qui, davanti a questo Sacrario dei Partigiani e delle Partigiane di Bologna.

Un luogo unico al mondo, nato non per decreto, ma dal gesto d’amore spontaneo delle madri, delle mogli, dei figli che, subito dopo la Liberazione, appesero le foto dei propri cari su questo muro.

Quelle foto ci interrogano ancora oggi. Ci chiedono: "Cosa avete fatto della nostra speranza?".

Essere qui è il nostro giuramento collettivo di fedeltà alla Repubblica e la nostra professione di antifascismo.

Non è un’eredità che si riceve passivamente, è un fuoco che va alimentato ogni giorno. Perché, come diceva Aldo Moro, l’antifascismo non è solo un dato della coscienza, ma un indirizzo di vita.

E allora diciamo basta alle sfilate fasciste nelle nostre città italiane, quelli ricordati nel nostro sacrario sono i veri patrioti!

Bologna non dimentica chi ha versato il sangue per le sue strade.
 

Anche per questo, voglio ricordare qui, il 2° Corpo d’Armata polacco del Generale Anders che il 21 aprile 1945 entrò per primo nella nostra città da San Lazzaro.

Le loro 1.432 croci al cimitero di guerra polacco sono un debito di gratitudine infinito che la nostra città non estinguerà mai. Una targa qui alla vostra destra lo ricorda.

 

Ma voglio ricordare oggi anche la Cittadinanza onoraria alla Brigata Aeromobile “Friuli che su mia proposta il Consiglio Comunale di Bologna ha voluto conferire all’unanimità.

Il 21 aprile 1945, mentre la guerra ancora infuriava, l’87° Reparto del Gruppo di Combattimento “Friuli” fu il primo reparto dell’Esercito Regolare Italiano a entrare a Bologna, insieme a polacchi, gli alleati, resistenti.

I testimoni, e le tante immagini che conserviamo, raccontano l’emozione di quelle ore: le strade piene di gente, le finestre spalancate, gli abbracci, le lacrime, le bandiere che tornavano a sventolare.

In quei volti giovani, infangati e stanchi, Bologna riconobbe l’Italia che rinasceva.

Non erano soltanto un insieme di soldati che avevano vinto una battaglia, erano uomini che avevano scelto la libertà, che avevano rifiutato la resa, che avevano creduto in un futuro diverso.

La “Friuli”, nata come Divisione del Regio Esercito, dopo l’8 settembre del 1943 non esitò a schierarsi dalla parte giusta della storia. Scelse di combattere contro il nazifascismo, di unirsi alle forze cobelligeranti, di collaborare con la Resistenza italiana. Fu una scelta di coscienza, prima ancora che militare. Dopo l’armistizio, scelsero la parte giusta della storia. Quei soldati risalirono la penisola, combatterono duramente lungo la via Emilia, a ridosso dei nostri colli, e entrarono a Bologna portando sulle divise il tricolore di un'Italia che rinasceva.

In quella scelta è racchiuso tutto ciò che noi oggi vogliamo onorare: la fedeltà, la dedizione, la dignità di chi serve il Paese non per obbedienza a un capo, ma per convinzione.

Quando l’87° attraversò Porta Santo Stefano, la città lo accolse come si accoglie un fratello che torna a casa. Lì, in quella stessa piazza dove oggi una targa ricorda quel momento, Bologna e la “Friuli” si incontrarono. E da allora, le loro storie, le nostre storie, hanno camminato insieme.

Bologna, città medaglia d’oro della Resistenza, ha imparato che la libertà si difende ogni giorno: con il coraggio, con il lavoro, con la cura reciproca, con il rispetto dell’altro e la solidarietà.

Così abbiamo contribuito alla rinascita dell'Europa, il grande cantiere della pace, creato per sostituire la forza delle armi con la forza del diritto. Quel diritto e quei diritti che oggi qualcuno intende superare o cancellare nel mondo e nel nostro paese, attenzione.
 

Ed è a questo tema che voglio dedicare l’ultima parte del mio discorso, prima di salutarvi.

Vecchi e nuovi fascismi emergono e con essi la volontà di superare la memoria e la nostra capacità di resistere ai nuovi oligarghi.

L’obiettivo è sempre lo stesso, indebolire la democrazia.

Superare la domanda di quei valori che in Italia hanno dato vita ai principi

fondamentali della nostra Costituzione che non a caso apre con enunciati fondamentali.

Articolo 1

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Articolo 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Articolo 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori

all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

 

Ricordatevi bene questi articoli, perchè, per qualcuno nel mondo, queste parole sono le più sovversive e pericolose che si possano pronunciare in una piazza.

Ho pensato molto a questi articoli, quando poche settimane fa a Minneapolis negli Stati Uniti, ho fatto visita al coraggioso Sindaco Jacob Frey.

Frey, insieme ai suoi abitanti, si è opposto all’occupazione della città da parte dell’ICE, l'agenzia federale statunitense responsabile del controllo dell'immigrazione e della sicurezza interna.

A Minneapolis il 7 gennaio 2026 Renne Good, una cittadina statunitense di 37 anni che aveva appena accompagnato a scuola il figlio di 6 anni insieme a sua moglie, è stata uccisa a sangue freddo da un agente federale dell’ICE.

Il 24 gennaio sempre a Minneapolis, durante una protesta, Alex Pretti, americano di 37 anni, infermiere di terapia intensiva, viene ucciso con colpi di arma da fuoco da un agente federale. La versione ufficiale lo descriveva armato e con intenzioni ostili, ma i video smentiscono questa versione.

A Minneapolis, per mesi 3 mila agenti federali hanno rastrellato i quartieri della città in cerca di immigrati irregolari.

Ho avuto modo di visitare quei luoghi, quei quartieri, come potrebbero essere i nostri.

Ho incontrato i rappresentanti eletti, le persone che lavorano al mercato del quartiere latino.

Nei giorni dell’ICE, le persone venivano raggiunte alle fermate dell’autobus, mentre facevano la spesa o recuperavano i figli a scuola.

Madri e padri catturati tramite la geolocalizzazione dei loro cellulari, attraverso una tecnologia che ritroveremo anche negli omicidi mirati dell’esercito israeliano in altri contesti di guerra e persecuzione. Sulle porte del Mercato del quartiere a pochi metri dove siamo stati un manifesto recitava poche semplici parole: IL LAVORO NON E’ REATO.

Negli stessi mesi, usciva un altro manifesto redatto dai nuovi guru reazionari

dell’intelligenza artificiale, nel quale si leggono due articoli in particolare:

Articolo 1. La Silicon Valley ha un debito morale nei confronti del paese che ha reso possibile la sua ascesa. L’élite ingegneristica della Silicon Valley ha l’obbligo di partecipare alla difesa della nazione.

e ancora

Articolo 12. L’èra atomica sta finendo. Un’epoca della deterrenza, quella atomica, si sta

concludendo, e sta per iniziare una nuova èra della deterrenza costruita sull’IA.

 

Nello stesso paese, più precisamente nello Studio Ovale un presidente si faceva benedire per dichiarare una guerra ritenuta giusta dai leader evangelici delle chiese americane, così come Netanyau lo ha fatto con i propri sacerdoti, come già prima il patriarca di Mosca aveva sostenuto la Guerra di Putin, o gli Ayatollah la repressione sistematica delle donne e dei giovani in Iran.

Religioni sanguinarie, nuove tecnologie e armi di precisione, decreti sicurezza e deportazioni dei migranti.

Sono questi i contorni dei nuovi regimi.

I loro manifesti grondano di sangue e cinismo, di nazionalismo e affari.

Noi a Bologna queste cose le abbiamo sempre combattute. Anche quando negli anni recenti i morti riaffioravano dal mar Mediterraneo o quando venivano riaperti i centri di detenzione illegale con un accordo fra l’Italia e l’Albania.

Bologna si è posta sempre dall’altra parte della storia, dalla storia del diritto e dei diritti umani.

E si è organizzata per esserlo.

Con lo studio e la conoscenza prima, con la resistenza e la liberazione poi. Con la realizzazione di un municipalismo solidale in grado di attuare i principi scolpiti nella nostra Costituzione. Questa è la storia della nostra Bologna, la città della libertà e della solidarietà, contro le ingiustizie.

Per questo, ho voluto regalare al Sindaco di Minneapolis in segno di fratellanza tra le nostre comunità la prima pagina del nostro Liber Paradisus, la prima norma di una città che ha abolito la schiavitù.

Insieme, abbiamo condiviso una riflessione che vorrei in conclusione proporre a voi.

Milioni di giovani si mobilitano in tutto il mondo per la PACE, il rispetto dei diritti umani, per un pianeta più giusto e rispettoso dell’ambiente. Questi giovani sono la nostra speranza, come lo furono i giovani partigiane e le giovani partigiane che negli anni della guerra scelsero da che parte stare.

Allora cari bolognesi, 81 anni fa l’abisso fu raggiunto nella nostra città sotto le bombe, ma dall’abisso siamo riusciti a risalire più uniti che mai.

Il mostro che ci opprimeva sembrava invincibile, la vita senza futuro, eppure la Liberazione del nostro paese e della nostra città riuscì a rappresentare uno dei capitoli più importanti di quella vittoria, che pose fine al Nazifascismo e alla sua follia, ponendo le basi per la nascita di una nuova Europa e di un nuovo secolo di progresso ed emancipazione.

Care e cari bolognesi è il momento di liberare il mondo dalla paura e dalla volontà di potenza di chi soltanto per la propria volontà di dominio annienta la vita e la dignità delle nostre comunità.

Non diamo per scontato questo presente. Rimettiamoci in cammino.

Oggi è un giorno di festa ed anche un giorno di riflessione per la nostra comunità.

Il mio augurio - a 81 anni dalla Liberazione - è che in questa nostra città la creatività, lo studio, il progresso, la fratellanza e la sorellanza tra i giovani, continuino ad ardere a lungo, perché il mondo ne ha tanto bisogno.

Bologna è la patria di chi vuole cambiare il mondo e continuerà ad esserlo anche nei prossimi anni.


 

Viva la Resistenza, viva la Liberazione, via Bologna! viva l'Umanità che rinasce!

Ultimo aggiornamento: 25/04/2026

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