Consiglio solenne per la Giornata internazionale della donna, l'intervento del sindaco Matteo Lepore
Descrizione
Si è tenuta oggi a Palazzo d'Accursio, la seduta solenne del Consiglio comunale dedicata alla Giornata internazionale della donna.
Di seguito, l'intervento del sindaco Matteo Lepore
"Grazie, Presidente.
Grazie anche a tutti gli ospiti e le altre istituzioni che sono presenti, e a Elena Musiani e a Giancarla Codrignani che sono intervenute con queste bellissime relazioni che ci hanno accompagnato nel Consiglio Solenne.
Poche parole per ricordare l'impegno dell'Amministrazione Comunale e anche della Città Metropolitana attorno alle questioni di genere e ai temi della disuguaglianza. Oggi in questa giornata ci colleghiamo a ciò che a livello internazionale viene promosso come una giusta giornata di rivendicazione, di lotta e di impegno per i diritti delle donne. E siamo partiti da un collegamento storico molto importante che ci ricorda come quest'aula, questa nostra istituzione, sia effettivamente stata la prima ad aver avuto in una tra le grandi città, un voto amministrativo 80 anni fa grazie alla partecipazione delle donne. E credo che la storia che da lì poi è partita ci racconti anche come noi possiamo lavorare e continuare a dare seguito ad una storia di progresso, di progressivo avanzamento dei diritti sociali, individuali e delle nostre comunità. Perché è indubbio che nella storia del nostro Paese la partecipazione delle donne al voto attivo e passivo abbia contribuito ad allargare a tutta la nostra società la promulgazione di leggi, di norme che hanno migliorato la vita di tutte le italiane e di tutti gli italiani.
Tante cose sono già state dette, quindi io non voglio entrare troppo nel merito dell'analisi storica, però ci tengo ad evidenziare questo aspetto, che di quell'invisibilità di cui anche Giancarla Codrignani prima ci parlava, il nostro Paese è stato vittima ed è tuttora vittima, ma ogni qualvolta noi abbiamo invece saputo insieme marciare e ottenere un avanzamento politico dentro le istituzioni e prima ancora nelle piazze, nei luoghi di lavoro, negli ambiti familiari, nel mondo della scuola, tutti quanti abbiamo giovato di questo. Le norme, ad esempio, legate non solo al diritto di famiglia ma anche alle questioni delle politiche per la sanità pubblica, se noi non avessimo avuto all'interno del nostro Parlamento, e prima ancora nella nostra società, la partecipazione delle donne, probabilmente oggi il nostro Paese non sarebbe sul fronte sanitario un esempio a livello nazionale e internazionale. Seppure ogni giorno ci confrontiamo sul fatto che stiamo perdendo posizioni. E non avremmo avuto avanzamenti su tanti fronti, dall'ottenimento di una legge adeguata sull'interruzione volontaria di gravidanza, al tema del divorzio, agli avanzamenti sul diritto di famiglia, sull'abolizione del diritto di onore, su una legge sulla violenza sessuale, sullo stalking, sul Codice Rosso, sui femminicidi, fino ad arrivare oggi al dibattito legato a un disegno di legge che tocca la materia della violenza e in particolare del consenso o del dissenso.
Ecco, io credo che sia molto importante cogliere la storia del nostro Paese, il protagonismo delle donne nella politica sociale e istituzionale per comprendere un fatto oggi a mio parere molto attuale, tornato purtroppo di grande attualità, cioè che non siamo più di fronte ad una storia di progresso e di avanzamento dei diritti, della partecipazione delle donne e degli uomini alla vita sociale e politica. Non siamo più in un'epoca nella quale domani avremo un futuro migliore perché è destino che ci sia un avanzamento. Ma siamo in un'epoca di profonda regressione. Siamo in un'epoca nella quale non stiamo più dibattendo fra noi se è giusto che le donne possano dare un contributo ulteriore, ma stiamo semmai... che già sarebbe una discussione fortemente conservatrice, ma stiamo addirittura discutendo del fatto che bisogna ricacciarle indietro. Di questo stiamo parlando nella nostra società italiana e occidentale. E non è un caso che le principali autocrazie e dittature orientali e occidentali stiano discutendo di come ridurre il potere delle donne, e di come ridurre il ruolo sociale delle donne, e di come andare a colpire quelle che sono le importanti innovazioni normative e legislative che nel mondo del welfare, della salute, della scuola, del lavoro, dell'economia, nella partecipazione democratica, sono state istituite nel Novecento. Un nuovo secolo che si è aperto con una speranza di pace e che in realtà sta andando avanti a suon di bombe e di repressione.
Credo che sia molto importante oggi ricordarlo questo, perché se da un lato il punto di vista delle donne ha permesso al mondo di occuparsi non solo di guerra, non soltanto di conflitti per il dominio di parti dell'economia mondiale e nazionale, oggi purtroppo stiamo esattamente ritornando a discutere del contrario. Ed è anche la giornata dove, nella quale siamo coinvolti oggi, e che in fondo è una giornata che vede anche uno sciopero, vede dei cortei, vede delle questioni che sono portate all'ordine del giorno dall'esterno delle nostre istituzioni. Non a caso rivendicano temi che sono legati a quello di cui si sta discutendo in Parlamento, alla bocciatura di proposte che sono legate al congedo retribuito ai padri, all'eliminazione dell'opzione donna, ai dati sul gender pay gap, allo smascheramento della propaganda sulla natalità e i temi della conciliazione di vita che non vengono portati avanti. E non a caso è una giornata nella quale si torna a parlare di guerra e di conflitti in ogni parte del mondo. Guerre e conflitti che toccheranno anche le nostre economie, le nostre vite individuali e sociali, perché lo abbiamo visto anche negli ultimi 5 anni quanto la regressione di alcuni Paesi, all'interno della stessa Europa, possa portare a regressioni di carattere sociale e politico nel nostro stesso Paese. Che noi certamente possiamo considerare un'isola felice fino a che qualcuno non ci chiama ad attivarci o a rendere conto, ma che purtroppo, nonostante tutto, vede la necessità anche di una riflessione su quelle che sono le nostre istituzioni democratiche. E io credo che in queste settimane sia molto importante discutere fra di noi di questa giornata all'interno di un contesto più complessivo, proprio perché se da un lato non possiamo parlare di una giornata della donna che viene accompagnata da 364 giornate che hanno un altro nome, ma dobbiamo ogni giorno, come ci è stato richiesto ed è stato detto e affermato, noi dobbiamo anche guardare a queste riflessioni e i temi di questa nostra giornata – o più giornate che in realtà stiamo affrontando assieme – all'interno di un contesto globale e nazionale, dove gli italiani e le italiane saranno di nuovo chiamati a modificare o a difendere la propria Costituzione. Saranno chiamati a riflettere su come portare avanti nuovamente leggi che tocchino la vita delle persone ogni giorno. E se arriviamo perfino al momento in cui i centri antiviolenza ci chiedono di non fare una riforma perché il Parlamento non è all'altezza del proprio compito, allora noi davvero dobbiamo riflettere se le nostre adunanze, i nostri confronti istituzionali, è bene che vadano avanti sempre e solo con parole di circostanza o è arrivato il momento di una svolta culturale e politica. Perché se noi non avessimo avuto quelle norme che prima abbiamo elencato, se non avessimo avuto quelle donne nell'Assemblea Costituente, all'ingresso nel Parlamento e nelle aule consiliari, se quelle donne non ci avessero spinto anche, in alcuni casi anche costretto, costruendo fra loro importanti trasversalità, a prendere delle posizioni più avanzate di quello che magari quella che una volta si sarebbe chiamata la morale o il costume del Paese poteva accettare, ecco, se non ci fosse stata quella voglia o quel coraggio di rompere il consueto e di superare quello che veniva considerato norma per introdurne una nuova, allora mi chiedo qual è il coraggio che serve alle aule consiliari, alle aule parlamentari.
E dunque io credo che noi siamo chiamati oggi in tutte le istituzioni a non fotografare solo queste giornate e questa giornata pensando che dobbiamo esprimerci e rappresentare un disagio o una voglia di cambiamento, ma dobbiamo assumerci la responsabilità di approvare nuovamente delle politiche, delle norme, delle leggi che sappiano far fare al nostro Paese dei passi in avanti. E dunque credo che oggi non ci possa essere né un 8 marzo, né un 9 marzo, né altre giornate, senza una presa di posizione nostra, su quello che si sta discutendo nel Parlamento italiano, su quello che si sta discutendo nell'assemblea delle nostre Regioni, su quello che si deve discutere nei Consigli Comunali. Perché non di circostanza hanno bisogno le donne di questo Paese, ma di scelte chiare che facciano fare dei salti in avanti a tutta la nostra società. Grazie."