Inaugurazione della Casa della Comunità Savena – Santo Stefano
Descrizione
Buongiorno a tutte e a tutti, voi. Grazie per questa bella partecipazione e bentornati a casa.
Saluto con affetto le cittadine e i cittadini dei Quartieri Savena e Santo Stefano.
Tutti lo sanno: sono cresciuto in questa zona. Dai tre ai sei anni ho frequentato la scuola dell'infanzia Deledda, poi le elementari alle Jean Piaget, poi le medie al Guercino. Nel parco alle nostre spalle, che chiamammo Giardino Europa Unita piantando decine di alberi, mi sono sbucciato le ginocchia giocando a calcio e arrampicandomi sui rami.
Credo di avere percorso via Faenza palleggiando con un pallone da basket migliaia di volte, nel tragitto da casa alla parrocchia.
A diciotto anni sono stato eletto consigliere di quartiere a Savena, e per dieci anni – prima alle superiori, poi all'università – sono entrato e uscito dal Centro Civico come consigliere: con Merola presidente, poi sindaco, e Virginia Geri e sono stati anni importanti per me e per tutti noi. Nel '94, quindi prima del mio arrivo in consiglio di quartiere, la biblioteca Ginzburg fu spostata dalla sede del centro civico dentro l'attuale struttura. Nel '94 fu intitolata a Natalia Ginzburg e da qualche settimana abbiamo salutato Carlo Ginzburg, uno storico importantissimo, figlio di Natalia che partecipò all'inaugurazione della biblioteca.
Per cui questi immobili hanno avuto una storia fra loro molto importante e quando abbiamo deciso di abbattere questa struttura è stata una scelta che abbiamo preso in pochissimo tempo. Lo voglio dire, perché eravamo tutti molto affezionati al nostro centro civico, lo abbiamo visto crescere, dentro abbiamo fatto tante iniziative per la popolazione e voglio ringraziare la presidente di quartiere Marta Benassi che è qui, che insieme a me ha preso questa decisione che non era facile.
Non ci abbiamo pensato sopra neanche due minuti perché era da trent'anni che nel nostro quartiere, qui a Savena, ed altrettanti a Santo Stefano, si discuteva di dove realizzare una casa della salute, oggi ribattezzata casa della comunità. Tutti i cittadini e le cittadine che vivono in questo territorio lo sanno. Quanti ordini del giorno, quante assemblee, quante riunioni con l'ASL, piani che sono stati scritti, approvati e mai realizzati perché non si trovava mai il posto dove collocare questa benedetta casa della salute.
La risposta era di fronte a noi, di fronte ai nostri occhi. Bisognava sacrificare qualcosa di nostro per poter ottenere qualcosa di più per tutta la comunità. E credo che sia stata una decisione saggia perché oggi qui abbiamo la casa della comunità più avanzata di tutto il nostro territorio che servirà le famiglie, i cittadini e le cittadine, i bambini e le bambine che vivono in questo quartiere che è tra i più anziani di Bologna. E sono tra noi anche gli agenti di salute.
Sono una sperimentazione importante del nostro quartiere. Eccovi, venite avanti così vi vedono. Giorgia. Giorgia è con noi. Gli agenti di salute li stiamo sperimentando nel quartiere Savena. Loro hanno il compito di venirvi a importunare per sapere come state, perché abbiamo bisogno che riferiscano alla nostra squadra che lavora insieme alla Asl e agli assistenti sociali, perché il cuore di questa casa della comunità è la collaborazione e la prossimità.
La scelta non era facile, come dicevo, perché molti anni si è discusso non solo dove farlo, ma il fatto che il Mengoli fosse troppo lontano, che Villa Mazzacorati per gli abitanti di Mazzini non fosse accessibile, che San Lazzaro in fondo era un altro comune, che il Carpaccio era un posto piccolo. Alla fine abbiamo assunto questa decisione e io devo dire che tra i progetti che ho portato avanti e stiamo portando avanti questo è tra quelli che mi rende più orgoglioso di fare il sindaco di questa città.
Anche perché si dice che il sindaco custodisca le chiavi della città. Noi materialmente le chiavi non le abbiamo in mano. Michele De Pascale, che è il Presidente della Regione che salutiamo con un applauso, gli diamo il benvenuto, è stato sindaco di Ravenna. Non credo avesse nel cassetto le chiavi della città. Però abbiamo metaforicamente un'altra grande responsabilità, che è quella di fare in modo che voi non vi dimentichiate le vostre di chiavi, non solo di casa, che a volte succede, ma soprattutto della vita che scorre in questo quartiere, in questa città, della voglia di stare insieme, di prendersi cura gli uni degli altri, delle nostre relazioni.
E che la città non smarrisca le proprie chiavi. Questo è molto importante. Noi dobbiamo sostenerla, la città, con i nostri servizi, questo è il nostro obiettivo. E quando all'inizio del nostro mandato abbiamo dovuto affrontare le scelte sul PNRR, abbiamo pensato che la dotazione più importante di risorse andasse proprio sulle case della comunità, sugli ospedali di comunità, sui servizi di prossimità, dove potessero arrivare gli infermieri, i geriatri, i medici di famiglia, gli assistenti sociali, le tante funzioni che oggi qui ritrovate.
41 milioni di euro insieme alla regione Emilia-Romagna e la ASL abbiamo investito in questi anni come PNRR. Quando dico questi anni sto parlando di quattro anni fa. Questa casa della comunità è stata realizzata in soli tre anni. Pensate che con quei 41 milioni abbiamo realizzato 31 interventi strutturali in tutta la città metropolitana: 17 per nuove o rinnovate case della comunità, 5 interventi hanno riguardato nuovi ospedali di comunità e 9 centrali operative territoriali sui distretti del nostro territorio.
In soli quattro anni abbiamo realizzato un numero di strutture che probabilmente Bologna ha visto realizzato soltanto tra il dopoguerra e l'epoca in cui viviamo. E mentre facevamo questo c'erano 20 scuole da realizzare, 900 milioni di euro di tranvie, 23 km e tantissimi altri progetti che sono diffusi in tutti i quartieri, a partire anche dai luoghi della cultura e dell'educazione. Voglio dirvi questo perché noi dobbiamo essere orgogliosi dei servizi che ci sono dentro, ma dobbiamo anche essere orgogliosi di questi anni nei quali abbiamo dimostrato che è possibile realizzare delle nuove strutture, è possibile fare dei lavori pubblici.
Cambiano la città in meglio. Certo, mentre si fanno le opere ci sono dei piccoli o grandissimi disagi, lo so bene e mi dispiace perché i lavori portano anche dei disagi. Ma quando si finiscono le opere in tempo, e in Italia è difficile, lo sappiamo perché queste opere in Italia si realizzano in almeno 10-15 anni. A Bologna noi invece abbiamo dimostrato che è possibile. Il prossimo mandato non le facciamo tutti in quattro anni, saremo un po' più calmini. Voglio rassicurarvi. Però è possibile realizzare qualcosa in Italia non in 16 anni o vent'anni, ma in 3-4 anni, compresi i 23 chilometri di tramvie.
Il risultato è frutto anche dei sacrifici delle persone come i cittadini residenti di questa zona che, per un po', hanno visto le polveri, hanno visto il cantiere e si sono domandati cosa diavolo stesse facendo Lepore dietro a quel cantiere. Ecco il risultato, ce l'abbiamo alle nostre spalle. Però appunto è il frutto anche di persone che voglio ringraziare personalmente perché non è qui con noi, ma ieri l'ho chiamato per ringraziarlo. La persona con cui ho parlato per la prima volta era il direttore di allora dell'ASL, Paolo Bordoni, che voglio ringraziare insieme ad Anna Maria Petrini che ha preso il testimone.
L'ingegner Giani, che prima è stata citata, con la quale abbiamo progettato questo spazio così importante insieme al direttore generale del comune Valerio Montalto che è qua. L'architetto Emanuela Faustini che è qui tra noi insieme a tutto il suo team di lavoro dei Lavori pubblici. Voglio ringraziare il presidente che allora c'era, che era Stefano Bonaccini, e il presidente attuale Michele De Pascale, così come anche Raffaele Dodini e Massimo Fabi che sono gli assessori con i quali abbiamo portato avanti questo percorso.
Ho ringraziato Marzia Benassi e ovviamente ringrazio anche Rosa Maria Amorevole perché questa casa della comunità è condivisa anche con il quartiere Santo Stefano. Voglio ringraziare le persone, le lavoratrici e i lavoratori, le aziende che sono state impegnate in questo cantiere perché è stato consegnato in tempi record e quindi vanno ringraziati perché poi materialmente l'hanno costruito loro con le loro mani.
Come sapete sono state fatte molte assemblee, il progetto è anche cambiato strada facendo.
Nell'ipotesi iniziale di fianco alla casa della comunità avremmo dovuto costruire anche la nuova biblioteca. Abbiamo sospeso questa decisione, l'abbiamo rinviata al prossimo mandato perché intanto stiamo realizzando un parcheggio di 40 posti auto e vogliamo prima studiare i flussi d'ingresso alla nostra casa della comunità. Proprio perché il timore che tutti avevamo era che questo servizio potrebbe attirare maggiore traffico e maggiore movimento, quindi prima testeremo il flusso delle persone e l'accesso e poi decideremo se realizzare anche la biblioteca.
Ne abbiamo bisogno della nuova biblioteca. Negli anni possiamo ancora tenere l'attuale, ma un investimento importante credo nel prossimo mandato lo potremo fare, lo progetteremo assieme. Per riuscire a migliorare anche i flussi abbiamo potenziato il servizio pubblico. Quindi da agosto, non da adesso, ma da agosto riusciamo a potenziare la linea 55, che è quella che di fatto scarica qui vicino e che insieme alle altre linee degli autobus sarà la linea che porterà le persone per la prima volta sperimentando la nuova rete del trasporto pubblico della nostra città.
Perché con l'arrivo del tram, toglieremo gli autobus da dove passa il tram, quindi non in questo quartiere, ma nei quartieri realizzeremo con gli autobus che spostiamo i servizi trasversali che collegheranno un punto di quartiere ad un altro. Siamo abituati a prendere l'autobus, andare in centro da San Ruffillo e tornare qua perché il 55 passa ogni morte di papa e grazie invece al potenziamento del 55 sarà vero che si può prendere l'autobus per andare da San Ruffillo a Mazzini perché la mobilità è di quartiere.
È molto importante. Qui troverete, come è stato detto, tanti servizi adesso 12 ore al giorno, 7 giorni su 7, ma poi la continuità assistenziale verrà anche allargata alle 24 ore. Proprio perché abbiamo bisogno che questo investimento di 11 milioni di euro più la parte che stiamo realizzando all'ultimo piano come Comune di Bologna sia messo a frutto, senza abbandonare Villa Mazzacorati. Lo voglio dire perché tanti cittadini mi hanno scritto per sapere quali servizi rimangono lì: il poliambulatorio rimane, rimane il CUP, il punto prelievi, il centro salute mentale, il consultorio familiare, la neuropsichiatria infantile.
Quindi questa casa non sostituisce ma aggiunge dei servizi. Noi per la prima volta in questa città non abbiamo riorganizzato i servizi per ridurli, per risparmiare, ma abbiamo investito per ampliare i servizi in tutta la città di Bologna e credo che questo sia molto importante. Perché l'obiettivo che abbiamo è che questa città sostenga, attraverso la sanità pubblica, la scuola pubblica, l'educazione, i nostri servizi sociali, i cittadini, in un momento nel quale sappiamo il costo della vita è sempre più alto, in cui la prospettiva.
La speranza che abbiamo nel futuro a volte vacilla perché le guerre sono dappertutto e le guerre influiscono anche sulle nostre economie e sulla nostra capacità di stare insieme, sulla nostra speranza nel futuro. Ed è questo il momento nel quale noi dobbiamo farci vedere presenti, non soltanto fisicamente come sindaco, come presidente della regione, come consiglieri di quartiere comunali, ma con i servizi. Ecco perché abbiamo deciso, in questi giorni, di fare un nuovo accordo con l'università per creare un fondo di sostegno all'affitto e al welfare degli studenti che scelgono di vivere nella nostra città.
Ecco perché nei prossimi giorni firmeremo un accordo coi sindacati per usare le risorse del bilancio del Comune per sostenere le famiglie in difficoltà. Non perché il governo ci ha dato più soldi, lo voglio dire molto chiaramente. Noi le risorse che troviamo le troviamo perché lottiamo contro l'evasione fiscale, perché riorganizziamo i nostri servizi e li ottimizziamo e anche perché siamo stati la città in Italia che ha avuto il maggior numero pro capite di fondi PNRR in Italia, quasi 2 miliardi di euro, che abbiamo utilizzato per tutta l'area metropolitana insieme alle varie istituzioni pubbliche e adesso abbiamo il compito di aprirle e di gestirle.
E siccome sappiamo che dal prossimo anno, sia le strutture sanitarie, sia gli autobus pubblici funzioneranno nella nostra città non grazie alle risorse dello Stato, ma grazie alle risorse della Regione, del Comune, della Città Metropolitana e dei cittadini bolognesi. Noi dobbiamo essere doppiamente orgogliosi di questo, perché è nei momenti di difficoltà che Bologna ti deve sostenere e con questa casa della comunità noi sosterremo migliaia di persone che qui decideranno di fare famiglia, di crescere, di invecchiare e di vivere felici assieme.
Grazie e adesso vi consegno le chiavi di questa che è casa vostra, quindi tenetela bene. Buon lavoro a tutti. Grazie, adesso la festa.