Due anni dall’alluvione di Bologna, intervento del sindaco Matteo Lepore
Descrizione
Ci sono date che una città non dimentica. Il 19 e il 20 ottobre 2024 sono tra queste.
Ricordo la paura, le telefonate, le strade allagate, le persone che vedevano entrare l’acqua nelle proprie case, nelle cantine, nei negozi. Ricordo soprattutto il terrore di chi si trovava a fare i conti con la forza dell’acqua e con la fragilità delle nostre città di fronte a eventi meteorologici sempre più intensi.
Il Ravone fu il simbolo di quella notte. Le sue esondazioni provocarono danni pesantissimi e lasciarono una ferita profonda nella nostra comunità.
A distanza di due anni, il nostro primo pensiero va alle persone che hanno subito quei danni, a chi ha perso beni e ricordi, a chi ha dovuto ricominciare e a chi ancora oggi porta con sé le conseguenze di quella notte. Voglio ringraziare i volontari, la Protezione civile, i tecnici, gli operatori e tutti coloro che si sono messi al servizio della città nei momenti più difficili.
Da quella tragedia abbiamo imparato quanto sia importante lavorare insieme. In questi due anni abbiamo cercato di trasformare questa consapevolezza in azioni concrete.
La lettera d’intenti sottoscritta nel 2024 con Michele de Pascale ha creato le condizioni per rafforzare la collaborazione tra le istituzioni e avviare un lavoro tecnico continuativo. Abbiamo messo allo stesso tavolo i tecnici degli enti coinvolti, costruendo un metodo di lavoro comune. Da questo percorso sono nati il lavoro per il ripristino dei solai danneggiati, maggiori investimenti nella manutenzione ordinaria e l’accordo con il Consorzio della Bonifica Renana per la cura della collina.
È un lavoro che richiede competenze, continuità e capacità di guardare lontano. La sicurezza idraulica si costruisce ogni giorno, attraverso la manutenzione, la conoscenza dei corsi d’acqua, la prevenzione e opere capaci di affrontare le nuove condizioni climatiche.
Stiamo lavorando insieme alla Regione, all’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la Protezione civile per individuare le soluzioni strutturali necessarie a ridurre il rischio del Ravone e del Meloncello. Tra le ipotesi allo studio c’è una galleria scolmatrice sotto la collina, per intercettare e deviare le portate di piena verso il Reno. È un percorso che deve proseguire con determinazione, arrivando a definire gli interventi, la loro programmazione e le risorse necessarie.
Su questo punto serve un’assunzione di responsabilità a tutti i livelli istituzionali. Dopo le alluvioni del 2023 e del 2024, l’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po ha adottato un nuovo progetto di variante del Piano per l’assetto idrogeologico. Eppure, nella pianificazione proposta, non sono state individuate opere per ridurre il rischio idraulico del Ravone e del Canale Navile, nonostante i danni provocati dagli eventi recenti e le criticità che dobbiamo affrontare anche in prospettiva futura.
È una lacuna che abbiamo segnalato formalmente e sulla quale chiediamo un confronto concreto. Il rischio idraulico di Bologna deve trovare un posto adeguato nella programmazione degli interventi: i corsi d’acqua che attraversano la città e i torrenti collinari devono essere considerati in tutte le loro specificità.
La responsabilità del finanziamento delle opere di difesa del suolo spetta al Governo, in particolare al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, come previsto dall’articolo 58 del decreto legislativo 152 del 2006. Per questo chiediamo che alle analisi tecniche seguano decisioni, risorse e tempi certi.
Investire in prevenzione conviene a tutti. Secondo una stima richiamata nell’ambito delle analisi sul rischio idrogeologico, ogni euro investito in prevenzione può far risparmiare fino a dieci euro in risarcimenti e riparazioni dopo una calamità. Significa proteggere le persone, le abitazioni, le attività economiche e le risorse pubbliche. Significa scegliere di agire prima, anziché rincorrere i danni dopo.
Oltre a questo è importante l’impegno che prosegue nella valutazione di tutti i rii collinari, affluenti dei principali torrenti del capoluogo. Di pari passo non possiamo sottovalutare il fondamentale apporto che deriva dal rilancio del lavoro agricolo, naturale alleato nelle politiche di cura del territorio.
C’è poi un risultato politico e istituzionale che considero importante. La Commissione speciale ha coinvolto tutti i gruppi consiliari, offrendo uno spazio di confronto e di lavoro comune. Su un tema così delicato siamo riusciti a costruire una collaborazione tra forze politiche diverse che ha messo al centro la sicurezza dei cittadini.
È la strada che dobbiamo continuare a percorrere. Le differenze politiche restano legittime e fanno parte della democrazia. Di fronte al rischio idraulico, però, abbiamo una responsabilità comune: lavorare insieme, riconoscere le competenze di ciascuno, chiedere le risorse necessarie e seguire gli interventi fino alla loro realizzazione. Proprio per questo ho voluto mettere al centro del percorso di costruzione del prossimo Piano Strategico Metropolitano 2050 proprio l’adattamento climatico e la sicurezza idraulica. In questo senso va anche l’impegno preso dalle istituzioni nel rafforzare il corpo di Protezione Civile metropolitano, un gruppo composto da professionalità sempre più preziose nella gestione degli eventi eccezionali che colpiscono il nostro territorio.
Due anni dopo quella notte, il nostro compito è continuare a fare tutto ciò che serve per proteggere Bologna. Lo dobbiamo a chi ha sofferto, a chi ha ricostruito e a tutti i Bolognesi.
La memoria di quello che è successo deve diventare responsabilità, prevenzione e capacità di agire insieme. È questo l’impegno che dobbiamo rinnovare oggi.
Matteo Lepore
Sindaco della Città metropolitana di Bologna