Consiglio comunale, l’intervento del sindaco Lepore sulle manifestazioni di sabato 17 e 24 ottobre

“Insieme ai Sindaci e alle Sindache delle principali città metropolitane del Paese, abbiamo di nuovo chiesto un confronto urgente con il Governo”

Descrizione

In apertura della seduta di oggi del Consiglio comunale, il sindaco Matteo Lepore è intervenuto sulle recenti manifestazioni del 17 e 24 ottobre. Di seguito l’intervento:

“Buongiorno Presidente. Saluto le Consigliere e i Consiglieri.

Ho chiesto di intervenire in merito alle manifestazioni e i disordini che hanno attraversato le città italiane nuovamente questo sabato e prima ancora sabato 17 ottobre, tra queste anche Bologna. 
Voglio informarvi che, insieme ai Sindaci e alle Sindache delle principali città metropolitane del Paese, abbiamo di nuovo chiesto un confronto urgente con il Governo, come subito dopo i fatti del 17 ottobre, ma ancora senza avere avuto una risposta. 
Nel frattempo sono avvenute, come sappiamo, appunto, altre manifestazioni in tutta Italia: Roma, Milano, Bologna, Torino, Napoli, Genova, Firenze, Cagliari.

Insieme rappresentiamo milioni di persone preoccupate per il proprio futuro, per il caro vita e la crisi sociale del nostro Paese ormai è evidente, tanto quanto per il protrarsi di manifestazioni che sfociano in atti violenti. Le città e i Sindaci sono pronti a fare la propria parte, ma serve affrontare questa fase con leale collaborazione tra Istituzioni locali e nazionali, alle quali compete la gestione dell'ordine pubblico tanto quanto l'approvazione della prossima legge di stabilità.

Una legge di bilancio che, vorrei ricordare, ha visto l'ANCI nazionale chiedere nelle settimane scorse un miliardo di euro a favore dei comuni italiani che da nord a sud rischiano di non poter erogare più servizi, pagare stipendi, sostenere gli aumenti dei costi dell'energia, mettendo ancora più in difficoltà le nostre comunità. Il costo della vita, il costo della casa, dell'energia, dei trasporti sta mettendo infatti sotto pressione le famiglie, i lavoratori, le imprese in tutt'Italia, da nord a sud, come in tanti altri paesi europei.
I Sindaci, noi Sindaci lo vediamo ogni giorno nelle richieste di aiuto per l'affitto, nelle attività che faticano a restare aperte, nelle periferie, nei giovani che non riescono a costruirsi un'autonomia, nelle filiere produttive, in particolare in quelle dell'autotrasporto, dell'agricoltura, per cui lavorare è diventato una perdita.

Questo disagio si è espresso in queste settimane in forme diverse, da nord a sud, con scioperi, blocchi autostradali e manifestazioni e anche qui a Bologna, dove si sono svolte le manifestazioni che conosciamo, tutto ciò si è fatto sentire. 
Già dopo i fatti del 17 ottobre ero intervenuto a nome dell'Amministrazione definendo i comportamenti violenti inaccettabili e condannandoli con massima fermezza, esprimendo vicinanza agli agenti delle Forze dell'Ordine feriti e lo confermo. 
Sporgeremo denuncia verso chi ancora una volta ha distrutto beni pubblici e privati chiedendo anche i danni. Saremo accanto ai cittadini e ai commercianti che hanno subito danni mettendo in campo risorse come già avvenuto in altre occasioni, ad esempio per le spaccate delle auto e delle vetrine. 
Lo faremo per essere loro accanto concretamente e chiaramente ci auguriamo che, una volta individuati, i responsabili siano chiamati a contribuire egualmente. Così come chi intende manifestare pacificamente riteniamo abbia diritto di essere sempre tutelato e protetto come prevede la nostra Costituzione.

Qui voglio essere chiaro, Bologna non è mai stata tenera con il Governo Meloni. La nostra città è scesa in piazza per Gaza e ogni qualvolta c'è stato bisogno di essere accanto alle vittime di guerre e soprusi. Bologna nella sua storia ha manifestato per il lavoro, per i salari, per la scuola pubblica, per la sanità pubblica e i trasporti pubblici. I lavoratori e le lavoratrici bolognesi hanno rinunciato a tantissime ore di stipendio per esercitare il proprio sacrosanto diritto di sciopero in numerosissime occasioni, ricevendo spesso la solidarietà della comunità intera, nonostante i disagi che a volte ci sono.
Ma c'è una cosa che il popolo bolognese non può accettare e non accetterà mai: che le manifestazioni si trasformino in distruzione di beni pubblici, atti di vandalismo e sfregio verso chi lavora onestamente. Il popolo bolognese non può accettare che chi manifesta sfondi le vetrate di un autobus, sradichi semafori, distrugga cantieri del tram, beni pubblici appunto, costati il denaro e i sacrifici di una comunità intera. Non possiamo accettare che chi lavora debba stare chiuso per paura di violenze e di aggressioni.

Lo ha detto bene Alessio, 17 anni, rappresentante degli studenti dell'istituto Fioravanti Belluzzi, in una recente intervista sul Corriere di Bologna "Se le manifestazioni finiscono male veniamo additati e criticati, si svuota di valore il fatto che volevamo fare sentire la nostra voce; se invece finiscono bene non se ne parla nemmeno". 
Insieme all'Assessora regionale alla scuola Isabella Conti venerdì scorso li abbiamo incontrati accogliendo il loro invito in assemblea, erano oltre 500 tra ragazze e ragazzi. Abbiamo parlato di tutto senza filtri: le carenze dell'edilizia scolastica, i bagni senza lavandini, le docce che non funzionano, la nuova palestra, i lavori del tram e gli autobus, il costo della vita, i soldi per le armi, il mio stipendio, i salari dei loro genitori, il tetto del 30 per cento nelle classi degli alunni stranieri, il benessere psicologico di tutti, i social, le strumentalizzazioni fino ai disordini di questi giorni.

Ci siamo presi degli impegni e li porteremo avanti insieme. In quella assemblea ci siamo fatti delle promesse e verificheremo passo passo con loro che cosa saremo stati in grado di fare e cosa invece non sarà stato ancora realizzato. Abbiamo ricevuto già altri inviti in scuole che si stanno mobilitando, organizzeremo con loro incontri per rispondere ed essere presenti a partire già dalla prossima settimana, insieme ai miei Assessori per andare ovunque ci sia bisogno di una interlocuzione.
Io credo che spetti a noi adulti cercare il dialogo con i ragazzi, aprire spazi di confronto e di disponibilità, in famiglia come a scuola, nelle piazze e nella città. Ma se capire non significa giustificare la violenza, la nostra generazione ha anche l'obbligo morale, oltre che politico, di farsi una domanda fondamentale: come possiamo rendere migliore il nostro tempo e quello a venire?

In tutta Europa tanti giovani stanno ponendo da tempo la richiesta di un nuovo patto sociale e generazionale, che non si fermi a formule di circostanza, ma che apra le porte a un futuro più giusto, più equo e più sicuro. Mi fa male vedere che i ragazzi delle scuole hanno paura, paura degli adulti, paura delle istituzioni, paura anche dei loro coetanei che protestano, paura di finire in manifestazioni dove alla fine l'unica risposta che ricevono è quella della polizia.  La vittoria del partito degli studenti in Serbia è un esempio importante di cosa possono significare il cambiamento e la speranza che provengono dai giovani. 
Ebbene noi in Italia non abbiamo dato un buon esempio in questi 10 giorni, dove abbiamo stigmatizzato un'intera generazione, perché i nostri giovani non sono solo la polvere sotto il tappeto che non possiamo o non vogliamo vedere, sono il frutto della nostra società, della nostra educazione come genitori e anche del lavoro nostro, come Sindaci e come amministratori, nessuno si può chiamare fuori da questa responsabilità. Anche per questo chi ha la responsabilità dell'ordine pubblico da Roma in giù, dal Governo con i suoi Ministri a scendere, deve sapere che per tenere insieme un Paese in cui il patto sociale si sta rompendo l'efficacia della repressione è scelta debole di fronte alla rabbia sociale. Serve tutto il nostro impegno per tenere unito il Paese e le nostre comunità, io penso dobbiamo metterlo in campo senza alcuna reticenza.

È il momento in cui le istituzioni facciano le istituzioni e si uniscono per il bene comune. È il momento in cui la politica deve assumersi la responsabilità di dare risposte e aprire spazi di confronto.
Per parte nostra lo faremo e inviteremo tutte le forze sociali organizzate a farlo, perché senza assunzione di responsabilità democratica i vuoti si riempiono, ma di risposte sbagliate e di azioni altrettanto sbagliate.

Grazie".
 

Ultimo aggiornamento: 26/10/2026

Back to top