Consiglio comunale, la tragedia della morte dei lavoratori sfruttati

Ad inizio seduta, gli interventi dei consiglieri Siid Negash (Lepore sindaco) e Giorgia De Giacomi (Partito democratico). Osservato un minuto di silenzio

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In apertura della seduta odierna del Consiglio comunale, sono intervenuti i consiglieri Siid Negash (Lepore sindaco) e Giorgia De Giacomi (Partito democratico) per due interventi sulla tragedia riguardante la morte dei lavoratori sfruttati.

Al termine dei due interventi l'aula ha osservato un minuto di silenzio.

L'intervento del consigliere Siid Negash:

"Una ferita della nostra Repubblica.

La morte di lavoratori sfruttati nei campi non può essere archiviata come l'ennesima tragedia o come una semplice notizia di cronaca. Ogni volta che accade, siamo di fronte al fallimento di un sistema che conosce perfettamente il problema e continua a tollerarlo. Non si tratta solo di caporalato. Non si tratta solo di criminalità organizzata. Si tratta di una struttura che produce vulnerabilità e precarietà e che, proprio per questo, alimenta lo sfruttamento. Ci indigniamo quando scopriamo persone costrette a lavorare per pochi euro all'ora, a vivere in condizioni disumane, a rischiare la vita per raccogliere il cibo che arriva sulle nostre tavole. Ma dovremmo chiederci come sia possibile che tutto questo continui ad accadere. La risposta è semplice e scomoda: perché esistono migliaia di persone che vengono mantenute in una condizione di invisibilità amministrativa e giuridica. Se una persona aspetta dieci mesi, un anno o anche di più per il rinnovo di un permesso di soggiorno, quella persona diventa più ricattabile. Se non sa quando riceverà un documento fondamentale per lavorare, affittare una casa, aprire un conto corrente o semplicemente vivere con serenità, sarà più esposta ad accettare condizioni che nessun altro accetterebbe. Se il suo diritto alla regolarità viene continuamente rinviato, qualcuno trarrà profitto da quella precarietà. A chi giova tutto questo? Certamente non alle persone sfruttate. Non ai lavoratori italiani e stranieri che vedono abbassarsi salari e diritti. Non alle imprese oneste che rispettano le regole. Giova a chi vive di sfruttamento, alle reti criminali, ai caporali, alle mafie e a tutti coloro che costruiscono il proprio profitto sulla fragilità degli altri. Per questo il contrasto al caporalato non può limitarsi alle operazioni di polizia o agli arresti, pur necessari. Bisogna intervenire sulle cause che rendono possibile lo sfruttamento. Bisogna garantire il rispetto delle leggi esistenti. Bisogna assicurare tempi certi per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno. Bisogna smettere di considerare la precarietà amministrativa come una condizione normale. Uno Stato forte non è uno Stato che rende le persone invisibili. È uno Stato che le rende visibili alla legge, che riconosce i loro diritti e i loro doveri, che garantisce procedure rapide e trasparenti. È uno Stato che non lascia migliaia di persone sospese per mesi o anni in un limbo burocratico. Se davvero vogliamo combattere il caporalato, dobbiamo avere il coraggio di dirlo chiaramente: la sicurezza del lavoro passa anche dalla regolarità dei documenti. La lotta allo sfruttamento passa anche dalla capacità dello Stato di rispettare i tempi che esso stesso si è dato. Non possiamo continuare a piangere le vittime e poi ignorare le condizioni che rendono possibili queste tragedie. Basta con l'indifferenza. Basta con un sistema che produce invisibilità e poi si stupisce dello sfruttamento. Vogliamo uno Stato di diritto che funzioni davvero, che protegga le persone invece di lasciarle in balia dei ricatti. Perché la dignità del lavoro non può esistere senza la dignità dei diritti. E nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere tra la propria sopravvivenza e la propria libertà. Una tragedia che interroga le nostre coscienze e chiama in causa le responsabilità di un sistema che continua a rendere invisibili migliaia di lavoratori. Ricordiamo oggi Waseem Khan, Amin Fazal Khogjani, Safi Iayjad, Ullah Ismat Qiemi, Bakari Sako, Satnam Singh, Soumaila Sacko e tutte le persone che hanno perso la vita a causa dello sfruttamento, del caporalato, dell'indifferenza e dell'assenza di diritti. Che il loro nome non sia soltanto un ricordo. Che diventi un impegno collettivo per costruire un Paese in cui nessuno sia invisibile davanti alla legge, al lavoro e alla dignità umana."

L'intervento della consigliera Giorgia De Giacomi (Partito democratico):

"Grazie, grazie mille presidente.
Mi associo alle parole del consigliere Negash e rispetto a questa tragedia a cui abbiamo assistito e che ha mosso tante coscienze per l'ennesima volta, perché come ricordava giustamente il consigliere Negash, è l'ultimo di una serie di eventi di questo tipo. Pensiamo che sono stati 14 furgoni dati alle fiamme nell'ultimissimo periodo. Negli altri non ci sono state vittime, invece in questo caso, quattro. Le quattro vittime erano lavoratori agricoli nella raccolta delle fragole, una cosa che noi tutti in questo periodo dovremmo ricordare nel momento in cui abbiamo il cibo nelle nostre tavole, magari interrogarci anche come persone, come consumatori sulla filiera di questo e come anche come individui evitare cose di questo tipo.
Certamente però la responsabilità maggiore delle istituzioni, poiché queste persone erano lavoratori a tutti gli effetti, erano lavoratori con contratto e non cambierebbe nulla se fossero stati senza perché sicuramente sarebbero state vittime di un ulteriore sistema di sfruttamento.
Per questo motivo anche noi chiediamo un minuto di silenzio e ci uniamo alle famiglie, ai sindacati, alle tantissime persone che sono scese in piazza per chiedere appunto che ci sia giustizia e che si smetta di avere un sistema basato sullo sfruttamento della lavoro e della mancata dignità.
È questo e ci uniamo anche agli altri lavoratori, all'unico sopravvissuto, ma anche a tutti gli altri lavoratori di sistemi ingiusti che non ogni mattina possono scelgono se andare a lavorare o essere certi di non fare una fine di questo tipo.
Si parla di un sesto sopravvissuto, una persona che quel giorno non è andata a lavorare e questo gli ha salvato la vita.
Questo, ecco, per noi non è una scelta accettabile e il lavoro non deve includere mai la paura di morire, specialmente in questo modo, specialmente se vittime di sfruttamento e specialmente in un paese dove è la costituzione stessa della nostra Repubblica.
Quindi anche noi aderiamo ad un minuto di silenzio per questa terribile assassinio. Grazie.
Chiedo di osservare un minuto di silenzio."
 

Ultimo aggiornamento: 08/06/2026

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