Consiglio comunale, intervento d'inizio seduta del consigliere Marco Lisei, in ricordo di Piero Buscaroli
Descrizione
Di seguiro l'intervento tenuto in Consiglio comunale dal consigliere Marco Lisei in ricordo di Piero Buscaroli
"Nella giornata di lunedì 15 febbraio ci ha lasciato all'età di 85 anni Piero Buscaroli.
Difficile trovare le parole per salutare Piero Buscaroli. Il classico genio, ribelle anticonformista di destra e, come tale, sconosciuto alla massa.
Forse inviso all'establishment culturale, non avrà ricordi sulle grandi testate o speciali in tv anche per una semplice e grande ragione. Era uomo di destra. Era scomodo.
Nato a Imola nel 1930, figlio di un'insegnante d'inglese e di un latinista, laureato a Bologna in Giurisprudenza, discusse una tesi sulla Storia del Diritto Italiano con il Prof. Giovanni de Vergottini. Dedicò tanto agli studi musicali, organo, armonia, e contrappunto con Irnereo Fuser. È stato autore di autore di pietre miliari della storia della musica. Le sue opere biografiche su J. S. Bach, Mozart e Beethoven sono studiate in tutto il mondo. Basti pensare che il suo "Bach" fu il primo saggio di musica, ben 1216 pagine, ad esser pubblicato negli Oscar Mondadori dopo 25 ristampe. Ha scritto per le principali case editrici tra le quali Mondadori, Rizzoli, Rusconi, Minerva.
Ha insegnato al conservatorio Bolognese, ma anche a Torino e Venezia dal 1976 al 1994..
E' stato Consigliere Comunale di Bologna nel mandato 60'-64' con Sindaco Dozza, eletto nelle file del Movimento Sociale con 13.667 preferenze.
Ha collaborato con il Teatro Comunale di Bologna.
Il suo genio iniziò a risplendere proprio quando lasciò la politica per dedicarsi alla storia della musica e li iniziarono le sue collaborazioni con Leo Longanesi nel 1955 al Borghese, poi con Montanelli, ed ancora con Feltri, tanti articoli, scritti, pensieri su storia, arte politica e soprattutto musica. All'inizio della sua carriera si divise fra musica e guerra, sì perché fu anche inviato speciale al fronte palestinese, dove rimane per tre anni, quindi in Vietnam per altri sei ed ancora a Praga. Esperienze di giornalismo bellico, che alternò con quelle musicali. Nel decennio successivo approda al Giornale di Indro Montanelli e prosegue il suo viaggio infinito nella storia della musica che lo porterà a riscrivere in modo rivoluzionario la figura prima di Bach, poi di Mozart, Beethoven, Brahms con opere discusse, osteggiate, irridenti, ma monumentali. Si perché il suo genio lo portò proprio a rileggere queste figure, a mostrarle e raccontarle in una chiave nuova.
Così lo definì Paolo Isotta : "Buscaroli non è un “musicologo” professionista. È un vero storico, possiede quindi profondità e ampiezza di visione ... e ha una cultura generale, una conoscenza del mondo classico, una preparazione specialistica sull’arte figurativa e l’iconologia che pochi possono vantare. Eppure non lavora costruendo il “grande affresco”, metodo che ti rende inevitabile il grande, talora il fatale, errore. Con pazienza rabbiosa rilegge le sterminate fonti».
Ma non rinuncerà a parlare di politica e di storia, non rinuncerà al fuoco anticonformista, non rinuncerà ad essere un libero pensatore di destra, non rinnegherà le sue posizioni, anche le più estreme, non rinuncerà ad essere "Dalla parte dei vinti", ultima opera prodotta ed edita da Minerva.
“Io non desidero e non voglio alcuna onorificenza da questa repubblica. Mi parrebbe uno scherzo di cattiva specie. Fermi la macchina, La prego e non se n’abbia a male. Detesto questa repubblica. Grazie”. Queste sono le parole che Piero Buscaroli scrisse di fronte al rischio di ricevere un'onorificenza dell'Ordine al merito della Repubblica.
Questo era Piero Buscaroli. Un personaggio fuori dal coro, nella politica e nella musica. Un persona che non osava per far parlare di sé, ma per fornire una chiave di lettura diversa. Così smontò la figura di Bach tutto chiesa, quinto evangelista, ed ancora quella sulle sulle ragioni del mancato compimento del Requiem di Mozart, o la figura illuminista e giacobina con la quale si dipingeva Beethoven.
La figlia Beatrice, storica dell’arte e curatrice, lo ha definito "un dissidente, nella storia della musica come nella storia delle idee politiche".
Le sue idee possono certo essere criticate, ma non il suo talento, non ciò che ha dato al mondo della letteratura musicale, non ciò che ha dato a Bologna ed all'Italia.
Per questo chiedo venga ricordato e salutato con un minuto di silenzio".