Cerimonia di intitolazione di uno scranno in Consiglio comunale a Marcella Di Folco, gli interventi in aula + Foto
Descrizione
Oggi a palazzo d’Accursio si è tenuta la cerimonia di intitolazione di uno scranno consiliare a Marcella Di Folco, che fu consigliera comunale dal 1995 al 1999.
In allegato il discorso di benvenuto della presidente del Consiglio comunale Maria Caterina Manca e gli interventi di Porpora Marcasciano, consigliera comunale che ha proposto l’intitolazione, e Walter Vitali, sindaco di Bologna nel mandato in cui Marcella Di Folco è stata consigliera comunale.
A questo link lo streaming della cerimonia: https://www.youtube.com/watch?v=u8_JLE5qhyY
Di seguito l’intervento del sindaco Matteo Lepore che ha concluso la cerimonia:
"Grazie, presidente. Buongiorno a tutte e a tutti. Ringrazio in particolare la consigliera Porpora Marcasciano per il suo intervento e Walter Vitali, ma soprattutto le persone che sono qui: amiche, amici, chi ha vissuto insieme a Marcella Di Folco un periodo importante della storia del nostro Paese, della nostra città.
Come è stato detto, sono passati sedici anni esatti da quando Marcella ci ha lasciato, e intitolare oggi uno scranno a lei in questa sala significa non solo fare chiarezza su questo luogo così importante dove si prendono le decisioni della nostra città, ma significa anche ricordare che su quella sedia dove lei è stata tra il ’95 e il ’99 c'è un'eredità che non appartiene al passato, ma che parla al nostro presente; e tutti siamo qui perché continui a parlare anche per il nostro futuro.
In questo mandato, per la prima volta, abbiamo deciso di ritornare a intitolare gli scranni del Consiglio comunale. Lo abbiamo fatto perché, quando siamo entrati in quest'aula, fu una delle prime cose che dissi anche da Sindaco eletto, ci accorgemmo di avere una coalizione, parlo del centrosinistra in questo caso, che in qualche modo era stata scelta dai cittadini attraverso anche le preferenze e la composizione di questo Consiglio, che rappresentava anche l'esito di una storia di questa città, per tanti motivi.
Così è stata la scelta per noi di lavorare sui bolognesi fin dal primo giorno con il cambio dello Statuto e anche l'ingresso, nei nomi ricordati, nelle immagini, per la prima volta di donne nel Consiglio Comunale, perché, fino a questo mandato, a nessuna donna mai era stata dedicata né un seggio, né un quadro.
Per alcuni anni abbiamo avuto anche dei dipinti di Lavinia Fontana e abbiamo inserito, quando Elena Di Gioia era la nostra delegata alla Cultura, prima che arrivasse Daniele Del Pozzo, questa poesia di Patrizia Cavalli sull'idea dello spazio pubblico: l'aria che è di tutti.
Per questo abbiamo intitolato, ad esempio, a Ester Capponi, insegnante, consigliera comunale eletta, uno scranno che trovate fra di voi, tra quelli che una volta si sarebbero detti 'i grandi', non a caso al maschile, della storia della nostra città.
E oggi siamo a Marcella. Siamo a Marcella e ci sembra un passaggio importante di questa scelta istituzionale, ma anche politica – non lo possiamo nascondere – di cosa significa per noi rappresentare la storia della città e far sì che le istituzioni si plasmino anche sulla base delle battaglie, delle lotte e del contributo che la città nel suo complesso ha voluto al suo interno, poi anche attraverso le scelte democratiche.
È stato detto che, appunto, la storia di Marcella e di Marcello arriva da lontano, da un altrove con una storia molto importante, che lei ha definito una vita bellissima: dura, ma altrettanto bella. Dai Parioli fino al cinema, il mondo della musica, il mondo di Fellini, di tanti registi importanti come Monicelli, Antonioni, Zeffirelli. Una vita che, anche nel raccontare la sua storia, l'ha fatta attraversare il mondo del cinema, del teatro, ma, seppure dandole una emancipazione economica, non le aveva dato la libertà.
Nel 1980, prima ancora che in Italia venisse approvata la legge 164 dell'82, Marcella fa appunto la sua scelta, e sapeva perfettamente cosa rischiava. Lo disse chiaramente: 'Ho girato film fino all'80 e tutto è finito quando ho cambiato sesso. Sapevo che da trans non avrei avuto più possibilità di lavorare'.
Scelse allora la verità, cioè sceglie se stessa.
Nell'agosto del 1980 vola a Casablanca e la storia l'abbiamo ricordata. Quando arriva a Bologna a metà degli anni ’80, la nostra città di certo non le offre un tappeto rosso e, come molte altre donne transgender dell'epoca, conosce le difficoltà, conosce la strada; ma da quella esperienza trae la forza d'animo per pretendere dignità per sé e per le altre. Bologna e Marcella forse si sono ritrovate, e questa città è diventata il terreno fertile in cui la sua seconda vita ha potuto trasformarsi in una rivoluzione.
Sotto la sua guida – Porpora l'ha descritto molto meglio di me – il MIT, che ha cessato di essere una semplice aggregazione spontanea, è diventata un soggetto politico prezioso, importante, fondativo, come altri movimenti hanno saputo fare nella nostra città. E lo voglio sottolineare perché i movimenti a Bologna hanno saputo gemmare, essere parte delle istituzioni, senza per questo perdere il proprio ruolo di movimento, senza per questo non avere provocato anche contraddizioni, dibattito, aperture e riaperture, perché non finisce mai questa discussione nella nostra comunità. Ma è certo, appunto, che oggi intitolare uno scranno significa anche riconoscere questa dinamica politica, culturale, sociale che credo sia tipica del nostro territorio.
E, appunto, grazie a questo gemmare in continuazione che a Bologna nel ’94, grazie al lavoro anche di Marcella, nasce un'esperienza unica, cioè il primo consultorio per l'identità di genere gestito direttamente da persone transessuali in collaborazione con l'ASL: un percorso di salute e di autodeterminazione. La politica istituzionale, dunque, che l'ha portata ad essere eletta prima nel Consiglio di quartiere e poi nel Consiglio Comunale, grazie ai Verdi.
Anch'io saluto, insomma, gli amici, i compagni Verdi che sono qui presenti, a partire da Angelo Bonelli e tutti gli altri rappresentanti. Il rapporto col Sindaco Vitali, che ha descritto molto bene quella stagione. Una stagione fatta di politica con pragmatismo che ci ha portato nel 2000 a ottenere, presso il Ministero delle Pari Opportunità, l'istituzione della prima Commissione diritti per l'identità di genere.
Bologna ha voluto bene a Marcella e lo ha fatto già nel 2021 con un gesto che ha portato la nostra Giunta a intitolare il piazzale all'interno dei Giardini di Villa Cassarini.
Ma oggi, appunto, facciamo un passo in più, perché la sua è stata una vita dura e bellissima, appunto. In queste parole si riassume, credo, molto della sua biografia, una storia che non nasconde nulla, né le gioie, né tantomeno le fatiche. Bologna è sempre stata in grado di stare dalla parte delle minoranze, o meglio ha lavorato per stare, in molti casi, dalla parte delle minoranze. A volte c'è riuscita, a volte non c'è riuscita.
Mi è capitato proprio ieri, nella Sinagoga, di dire che forse di maggioranze non ce n'è e, quindi, tutti quanti ci dobbiamo riconoscere in un grande lavoro di riconoscimento reciproco e di rivoluzione quotidiana. Marcella lo ha fatto con quella che lei chiamava una rivoluzione gandhiana, con un sorriso, un'ironia, ma anche una grande forza che non era mai violenza, né fisica, né verbale. Uno stile che oggi non è più tanto di moda, perché l'irruenza oggi è diventata volgarità, è diventata nella politica la voglia di prevalere sull'altro per farlo stare in silenzio, non invece un modo per irrompere nella scena, per aprire un varco e fare in modo che altri possano passare.
Ecco, credo che, nel ricordare questa storia, nel ricordare il suo contributo oggi, dobbiamo ricordare la nostra città anche per il percorso che si è potuti fare assieme, perché ogni volta che entreremo in questa sala vedremo quel nome e dovremo comprendere cosa significa per ciascuno e per ciascuna di noi avere il diritto di essere visti, di essere rispettati, di potere vivere pienamente la propria vita.
Questo è valso per tutte le persone che dalla strada hanno conosciuto le istituzioni, hanno conosciuto la possibilità di essere parte della vita comunitaria.
Riguarda l'esperienza delle sex workers, riguarda il grande lavoro che le nostre istituzioni fanno ogni giorno per far sì che le persone che vivono nella città senza alcuna etichetta possano avere pienezza di diritti sul fronte della salute, del lavoro e del riconoscimento, non per una scelta caritatevole, ma per una scelta laica e universale di quello che devono essere le istituzioni municipali e repubblicane.
È per questo che credo che, tra i tanti che hanno contribuito a questo percorso, dedicare uno scranno a Marcella significa anche dare un messaggio molto chiaro in un momento in cui assistiamo a pericolosi arretramenti su tanti fronti: su diritti, ma soprattutto sulle parole, su quelle parole che oggi rischiano anche di spegnere e togliere la vita alle persone.
Bologna risponde ricordando le parole di Marcella e per questo non avremo mai abbastanza tempo in quest'aula per ringraziarla, perché per sempre questo posto rimarrà, d'ora in poi, di Marcella Di Folco: un presidio di libertà, un richiamo per tutti noi a non fare mai un passo indietro, ma soltanto passi avanti per riconoscere la dignità umana, per riconoscere che tutti quanti noi oggi, col sorriso, dobbiamo dire: 'Bentornata Marcella in questo Consiglio comunale. Grazie".