Antonio Zannoni. Palazzo Legnani Pizzardi

Palazzo Legnani Pizzardi, 1870 circa
Fotografia dell'acquarello attribuito ad Antonio Zannoni. Biblioteca Comunale dell'Archiginnasio, Bologna.
Nel 1868, sotto la direzione dell’architetto Antonio Zannoni, il palazzo viene ristrutturato in perfetta consonanza con il rigore della facciata cinquecentesca prospiciente via d’Azeglio, ma il lato più interessato alla trasformazione urbanistica è quello sua via Farini, dove viene introdotto l’elemento architettonico del portico per dare linearità all’edificio, in rapporto alle esigenze di ampliamento della via e del conseguente arretramento di alcune parti.

Le origini di Palazzo Legnani-Pizzardi risalgono al 1366 quando il lombardo Giovanni da Legnano, insigne giurista e studioso di fama europea, rileva l’area compresa tra le attuali vie Luigi Carlo Farini e Massimo D’Azeglio per acquisire l’edificio sovrastante, già sede di una scuola per lettori di legge dello Studio bolognese. La sua collocazione rilevante e strategica al centro della fitta rete di istituzioni legiste fa sì che nel corso del tempo la via a settentrione prenda anche il nome di via delle Scuole. Grazie al felice sviluppo dei suoi insegnamenti Giovanni da Legnano è in grado di allargare la proprietà acquisendo le case e gli orti annessi confinanti, appartenenti ai Carbonesi, antica famiglia bolognese.

Dopo la scomparsa del capostipite Giovanni, morto nel 1383 presumibilmente per peste, gli eredi Legnani continuano a godere del prestigio della famiglia proseguendo nella continuità degli studi di legge e nella partecipazione alla vita politica della città. Antonio Maria Legnani, nominato senatore nel 1506, alla tradizionale vocazione affianca una fortunata attività finanziaria di banchiere, che accresce la ricchezza della famiglia ed estende la proprietà della primitiva area fino a comprendere le case prospicienti l’intero isolato, fino a via del Cane. Alla fine del 1500, l’importanza dei Legnani si riflette nell’esigenza di dare prestigio e continuità architettonica agli edifici, in sintonia a quanto avviene in città con la costruzione dei grandi palazzi senatori, come imponente rappresentanza delle famiglie più facoltose e influenti.

Nel 1587 il progetto si concretizza con la costruzione della facciata del palazzo su via D’Azeglio, la più importante e prestigiosa, dove sono situati i locali senatori, ma l’impresa risulta difficile a causa di questioni testamentarie legate alla divisione ereditaria che nel tempo dà origine ad un complicato frazionamento della proprietà in più parti. Sembra certo che i primissimi piani di rifacimento vengano affidati all’architetto Francesco Morandi, detto il Terribilia, e proseguiti dal “pubblico” architetto bolognese Francesco Guerra che disegna il palazzo come un imponente edificio isolato, non in linea di continuità con altri e privo di portici, allo scopo di creare una prospettiva di maggiore prestanza architettonica alla nuova dimora, che rimarrà sostanzialmente invariata fino Ottocento.

Il blocco architettonico di Palazzo Legnani, isolato su quattro lati, si sviluppa longitudinalmente in un susseguirsi di cortili, abitazioni, stalle, depositi per il fieno, orti e pozzi in una struttura analoga ai palazzi senatori, organizzati secondo un modello di “fabbrica”, dominante nell’architettura del Cinquecento. Al rifacimento della facciata nobile del palazzo non corrisponde un’analoga ristrutturazione dell’intera area, questo per le divisioni familiari ed il conseguente frazionamento in casette con accessi indipendenti sul lato di via delle Scuole. Qui si trovano anche insediamenti di bottegai ed artigiani, si contano infatti dieci attività e sette case indipendenti. L’organizzazione interna e orizzontale del palazzo rispecchia fedelmente l’elemento divisorio degli spazi comuni, in una successione parallela iniziale di due cortili d’onore affiancati e di uguale ricercatezza, configurazione originale rispetto alle piante di altri palazzi di città, più comunemente organizzati in successione di continuità di passaggio da un cortile all’altro, a seconda della loro importanza. Le colonne sono sovrastate da capitelli in arenaria ricchi di figure allegoriche. Il passaggio attraverso il loggiato dei due cortili introduce alle altre corti, trasformate nell’Ottocento in uno splendido giardino.

Nel 1676, un’importante soluzione architettonica interviene a dare respiro e collegamento tra le parti del palazzo quando viene affidata al bolognese Gabriele Chellini la costruzione di un imponente ed eclatante scalone di gusto barocco decorato con nicchie e statue per collegare il piano nobile, ma aperto anche ai cortili interni ed alle logge. Al prestigio della commissione si affianca anche il desiderio di una razionale usabilità del palazzo che, contro una logica di demolizione dell’esistente, privilegia un’oculata ristrutturazione, pur declinandola alle nuove ambizioni della famiglia Legnani. Lo scalone, considerato il primo esempio bolognese del genere, diventa così l’elemento fulcro dell’intera dimora, centro di pubblica attenzione, di feste, celebrazioni e cortei, che aprono il palazzo alla città fino al salone nobile e agli appartamenti adiacenti. Gli interventi comprendono anche l’abbellimento dello scalone con affreschi ad opera di Antonio Burrini raffiguranti scene celebrative dedicate ai fasti della famiglia Legnani, purtroppo oggi perduti. Di notevole rilievo i quattro busti collocati nell’ingresso del palazzo, tra cui quelli raffiguranti gli antenati Vincenzo ed Alessandro attribuiti a Giuseppe Maria Mazza. Importante la quadreria del piano nobile che comprende opere di Bartolomeo Passerotti.

Nella seconda metà del Settecento, si deve all’ultimo erede della famiglia, Girolamo Legnani, al cui cognome si aggiunge il ramo dei Ferri, la commissione dell’opera di Antonio Galli Bibiena, famoso architetto e decoratore, che illustra in una scenografia prospettica una delle pareti di fronte allo scalone, ora non più visibile. Sempre in quegli anni il palazzo si arricchisce delle statue scultoree raffiguranti due centauri, il giovane detto anche “ il ridente” ed il vecchio detto “il piangente”, collocati all’interno dei cortili su alti piedistalli ad opera del bolognese Petronio Tadolini. Insieme al fratello Francesco, architetto che disegna la nicchia che lo contiene, Petronio firma anche l’altra imponente opera collocata in fondo al giardino, ma prospettica rispetto all’ingresso del palazzo, la gigantesca statua di quasi quattro metri raffigurante Ercole, affiancata da due divinità fluviali in terracotta. Risale a quegli anni l’acquisto da parte del conte Girolamo di un edificio accanto al palazzo che verrà adibito a teatrino per burattini, attivo fino ai primi anni del 1800 e definitivamente chiuso nel 1813.

Il 30 agosto 1805 Girolamo Legnani Ferri muore senza discendenza maschile. Il palazzo rimane di proprietà della famiglia fino al 1839, quando gli ultimi eredi del ramo collaterale dei Malvezzi lo vendono al marchese Camillo Pizzardi. Egli lo lascia a sua volta in eredità al nipote Luigi, figlio del fratello Gaetano. Luigi Pizzardi, primo sindaco di Bologna da aprile 1860 a settembre 1861, senatore del Regno e presidente della Banca popolare, conserva per un certo periodo un suo ufficio all’interno della residenza familiare, ma non muta sostanzialmente la destinazione originaria del palazzo, adibendolo principalmente a dimora della famiglia.

Palazzo Legnani-Pizzardi viene successivamente investito dai progetti del nuovo assetto urbanistico della città che prevedono, tra l’altro, l’allargamento di via de’ Libri, già via delle Scuole, in seguito dedicata a Luigi Carlo Farini.

Nel 1868, sotto la direzione dell’architetto Antonio Zannoni, il palazzo viene ristrutturato in perfetta consonanza con il rigore della facciata cinquecentesca prospiciente via d’Azeglio, ma il lato più interessato alla trasformazione urbanistica è quello su via Farini, dove viene introdotto l’elemento architettonico del portico per dare linearità all’edificio, in rapporto alle esigenze di ampliamento della via e del conseguente arretramento di alcune parti. Il riassetto complessivo di Palazzo Legnani-Pizzardi avviene due secoli dopo il primo progetto di rifacimento unitario del complesso architettonico, risalente al 1587. Il gusto ottocentesco si rifletterà anche nelle decorazioni interne, alcune ancora visibili con grande sfoggio e ricchezza di elementi decorativi ed ornamentali.

Il grande salone d’onore dei Legnani, dedicato dai Pizzardi al Risorgimento italiano, viene abbellito con quadri che ritraggono scene e personaggi risorgimentali, con opere di Alessandro Guardassoni (Pier Capponi che lacera i patti imposti da Enrico VIII), Giulio Cesare Ferrari (Napoleone III), Antonio Muzzi, Luigi Busi (Cavour e Minghetti; Vittorio Emanuele II in Torino), Antonio Puccinelli (Carlo Alberto ad Oporto); le parti decorative sono di Gaetano Lodi. I quadri sono stati donati nel 1920 da Carlo Alberto Pizzardi al Museo del Risorgimento del Comune di Bologna.

Luigi Pizzardi muore il 3 settembre 1871. Il 30 giugno 1885, l’erede Cesare Pizzardi vende il palazzo alla Società italiana per le strade ferrate meridionali che lo adibiscono a sede direzionale.

Nel 1905, a seguito della nazionalizzazione del servizio, il palazzo viene affittato dall’amministrazione delle Ferrovie dello Stato, che successivamente lo acquistano il 28 gennaio 1910 cambiandone la destinazione d’uso. Il palazzo perde progressivamente la sua originaria natura di dimora nobiliare assumendo le caratteristiche di luogo dedicato al lavoro ed agli uffici.

Durante la seconda guerra mondiale, accoglie le famiglie sfollate e il suo sotterraneo diventa un rifugio per i bombardamenti, che fortunatamente non arrecano danni al prestigioso edificio. Nell’immediato dopoguerra è sede del Comitato di liberazione nazionale e di comandi alleati.

A metà degli anni Ottanta, Palazzo Legnani-Pizzardi ospita gli uffici amministrativi delle Ferrovie dello Stato, in particolare vi lavorano circa 850 persone che compongono la direzione amministrativa del compartimento e gli uffici personale, movimento, lavori, commerciale, ragioneria, materiale e trazione. Inoltre, trova spazio un bar interno, uno sportello bancario, l’ufficio della direzione regionale della Polizia ferroviaria e fino al 1979 una sede del dopolavoro. Su via Farini, al piano terra sotto il portico, è anche in funzione per un certo periodo l’agenzia commerciale, aperta al pubblico.

Palazzo Legnani-Pizzardi, sito in via D’Azeglio n. 38, da tempo venduto dalle Ferrovie dello Stato, attualmente in fase di una complessiva ristrutturazione, è destinato a diventate la sede unica della Cittadella giudiziaria di Bologna, presumibilmente dal mese di giugno 2009.

Paola Furlan

 

Marchetti, Maria Cristina - D'Onofrio, Carlo, Palazzo Legnani Pizzardi, introduzione di Mario Fanti, Casalecchio di Reno, Grafis editore, 1991.

Casale, Mara, Palazzo Legnani Pizzardi, in http://certosa.cineca.it/chiostro/luoghi.php?ID=1338 , luglio 2009.

 

Questa storia attraversa i seguenti mandati elettorali

  • 1928 (29.12.1933) vedi
  • 2010 (7.1.2011) vedi

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