Una “voucherizzazione” dell’indennità di accompagnamento, per migliorare l’intervento dedicato alle persone non autosufficienti e valorizzare anche il lavoro di cura informale. È questa una delle misure allo studio del ministero del Lavoro e delle politiche sociali.
Lo ha detto la viceministra al Lavoro e alle politiche sociali, Maria Cecilia Guerra a margine della presentazione a Roma della ricerca sui servizi alla persona, realizzata dal Censis e dall’Ismu per il ministero. “Stiamo lavorando a una strutturazione per tappe di un programma di welfare universale. E nell’ottica di un
miglioramento dell’intervento, che sia più funzionale e non escluda il lavoro formale e informale, penso anche a una voucherizzazione dell’indennità di accompagnamento”. Guerra ha spiegato di avere in mente un programma alla tedesca, che prevede la presa in carico del soggetto, la valutazione del suo bisogno socio/sanitario e l’ indirizzo verso le cure e il sostegno di cui necessita. E in questa prospettiva, per quanto riguarda la non autosufficienza, tra gli strumenti potrebbero esserci anche i voucher per le famiglie.
“Oggi se c’è una critica che si può fare all’indennità di accompagnamento è che non permette di vincolare l’uso al bisogno – sottolinea la viceministra - .
Nell’ottica di un miglioramento dell’intervento, pensiamo a un programma che, tenendo saldo il diritto soggettivo, non escluda il lavoro informale. Ci sono persone che restano a casa per accudire i propri cari anche per periodi lunghi – spiega- con un questo sistema potrebbero evitare di perdere i contributi in quel lasso di tempo”. In pratica l’attuale indennità di accompagnamento potrebbe essere trasformata in un sistema per pagare le forme di assistenza, non regolamentate da un regolare contratto di lavoro, garantendo i contributi a cui fornisce la prestazione.
“Il problema delle politiche di welfare è che sono politiche ‘cenerentola’: troppo frammentate, in alcuni casi virtuose, ma senza una reale strutturazione. Quando le risorse si esauriscono il programma messo in campo è destinato a dissolversi – aggiunge -.Non c’è un pensiero generale, come nel campo della non autosufficienza, dove è necessario arrivare a un finanziamento strutturato. Ma bisogna soprattutto identificare il bisogno e fare in modo che gli strumenti siano incardinati sui livelli essenziali delle prestazioni”. Questa frammentazione, per la viceministra, dà luogo anche a “uno spreco enorme perché i singoli progetti non sono valorizzati e portati a sistema”.
Un’altra questione centrale è quella dell’occupazione femminile: “è un tema che ho molto a cuore perché il tasso di inattività delle donne è ormai troppo elevato – aggiunge - .
Bisogna cominciare a pensare a come strutturare il sostegno al lavoro domestico e di cura: un elemento fondamentale per far fare al paese un passo in avanti rispetto alla differenza di genere. Il lavoro di cura è oggi per il 70 per cento sulle spalle delle donne – continua Guerra – una cifra altissima rispetto agli altri paesi sviluppati. Ed è un tema che sta diventando emergenziale nell’ambito dell’evoluzione della struttura familiare”.
(fonte redattoresociale)