La vita
Sergio Govoni è nato a Bologna il 29 aprile 1924 al n° 48 di via
del Pratello,figlio di Augusta Vignoli e di Alfonso,valente artigiano ebanista.
I tempi erano grami e la famiglia numerosa,pertanto era già previsto
l’inserimento lavorativo nella bottega paterna,ma l’ultimo nato
sentiva fortemente il richiamo della pittura.
Il “buon senso”! paterno però faceva dire al signor Alfonso:”Al
pan sé,mò i culur no,e po’ arcordet che i pitur,ien di
deboscia e di mort ed fam! Et capé ?”.Così il piccolo
Sergio raccoglieva trucioli di diversi colori e ne faceva quadretti;solo alle
elementari “Avogli” riuscì a sfogare la sua passione per
la pittura,incoraggiato dalla prof. Cervellati,che coniò per Lui lo
pseudonimo di Sergov .
Ma la meta predestinata era la bottega,in cui lavorò,frequentando
nel contempo la scuola serale di via Cartolerie,dove,sotto la guida del
prof. Rossi,apprese l’arte dell’intaglio. Conseguito il diploma,
scoppiò
la guerra e dovette partire militare. Ma, coerente coi principi di pace e
libertà
che da sempre coltivava, disertò e si rifugiò a Fontanelice,dove
era sfollata la famiglia. Qui venne catturato dai fascisti e consegnato
alle S.S. di Castel del Rio,dove fu processato per diserzione: Riuscì ad
evitare la fucilazione (“-Sprecate del piombo, io voglio essere artista-“),
ma non la deportazione in un campo di lavoro in Germania. Qui si salvò,
dicendo di essere un contadino, fu così messo a lavorare i campi
e con l’aiuto
dei soldati ucraini che l’avevano preso in simpatia, sopravvisse
fino all’arrivo degli Americani.

Dopo tanti
treni e tante traversie riuscì a tornare, grazie anche al suo ingegno
sempre sveglio ed acuto. Ad esempio, per limitare i disagi dei vagoni stipati,
costruì
con dei cavi del telefono delle amache, su cui riposavano a turno. La sua
mente
è sempre stata “pronta”, ricordando per tutta la vita
l’insegnamento
della madre: “- Qué denter (nella testa) aié ona farmaci,
la soluzione di tutto”. Anche adesso, infatti non si arrende mai e
il suo motto è – Mai domo! - Naturalmente al ritorno trovò solo
macerie e cominciò il tempo della ricostruzione. Agli inizi, per
aiutare la famiglia, incominciò a restaurare pianoforti e organi,
inserendo anche intarsi. Quando poi ricominciò l’attività nella
bottega di via Zannoni,”F.lli Govoni”, il suo incarico divenne
quello di progettare i mobili. Tale attività generò una
certa agiatezza, che gli permise di fare della bottega un laboratorio
di ricerca e il tratto distintivo dei mobili Govoni divenne l’intarsio
pregiato. Ma anche durante gli anni del lavoro Sergov continuò ad
alternare la sua passione,”coccolato”
dai fratelli maggiori,che eseguivano le cornici per i suoi quadri. Infatti
sostiene che l’intarsio,altro non è che pittura,che invece
di usare i colori tradizionali,usa quelli del legno.
Trasferitosi poi nell’atelier di via Zannoni 9 si è dedicato
completamente alla sua passione. Qui con gli stessi utensili di tanti anni
fa,rievoca la Bologna di una volta,gli antichi mestieri o realizza paesaggi
fantastici o nature morte. Ora le sue opere sono tante ed a Sergov è
venuta l’idea di regalare ai Bolognesi i suoi lavori, perché possano
ammirarli e perché tutto ciò possa essere di stimolo per ridestare
nei giovani la passione per l’artigianato pregiato. Bologna rischia
però di essere scavalcata dalla città di Duisburg, in Germania,
dove Sergov
è molto amato e conosciuto.
Anzi un suo quadro raffigurante il Comune ed esposto in una sala dello stesso,viene usato quale “logo” di tutta la corrispondenza ufficiale. Conseguentemente gli è stato offerto di custodire ed esporre al pubblico le sue opere nel Municipio,nel caso di una sua eventuale donazione. Ha tenuto sei mostre personali e per sei volte è stato invitato a partecipare alla “Fiera internazionale di Bologna”.
Nel 1980 ha varcato i confini nazionali,invitato a Duisburg,in Germania.
Da allora si sono susseguite numerose partecipazioni che hanno sempre destato
un caloroso interesse tra il pubblico.
( a cura di Iana Testoni )



