Via Rizzoli - dalle 21
Dove corri se crolla la torre degli Asinelli?
Quanti mattoni si possono raccontare?
Ma soprattutto, cosa vuol dire proiettare 97 metri di storia?
Per la prima volta e per una sola notte la Torre Asinelli parlerà di sé attraverso i propri muri: la facciata principale sembrerà riflettere ciò che ha visto dai tempi della sua fondazione ad oggi: nove secoli di storia transitata per Bologna, ora raccontata con semplici suggestioni, ora attraverso episodi storici, aneddoti curiosi ed elaborazioni sperimentali.
Il progetto anche in questo caso è ideato e realizzato da Articolture, partner della Fondazione del Monte e di Unicredit per lo sviluppo dell’intero programma di Bologna La Selva Turrita. Il gruppo, in veste di collettivo artistico e organizzatore, si spinge ai massimi confini della sperimentazione video, creando un’installazione che copre tutti i 97 metri della Torre simbolo della città.
Proiezioni in replica alle 21.30, 22.30, 23.30
Dalle 20 in piazza Maggiore giullari cortesi e saltimbanchi. Tra una proiezione e l’altra, musica e giocoleria dal sapore medievale, con letture di brani e poesie a tema, a cura di Armando Antonelli con la recitazione di Gabriele Duma.

Leggi i messaggi di commento alle opere allestite sulle torri Uguzzoni, Alberici e Lambertini. Se anche tu desideri dire la tua sulle Torri Contemporanee manda un SMS al numero 347.5676109
Una peculiarità dell’arte degli ultimi decenni è il serrato intreccio opera/pubblico/luogo, inteso come spazio fisico non passivo e indifferente all’intervento artistico, ma interagente con esso.
L’arte così intesa, con le sue pratiche multimediali ibridanti e la sua tensione ad abitare lo spazio, si protende verso lo spettatore e si impone ad esso nei luoghi del vivere quotidiano, rendendolo interlocutore attivo, creando le cosidette installazioni site specific.
Parte da questi assunti l’intervento di arte contemporanea per la valorizzazione delle torri bolognesi, che prevede la rilettura del nostro patrimonio attraverso lo sguardo di artisti di conclamata fama internazionale e competenza. Locale, nazionale, internazionale: sono Andrea Nacciarriti, Beatrice Catanzaro e Søren Lose ad interpretare rispettivamente le Torri Uguzzoni, Alberici e Lambertini.
Un ponte ideale tra la Bologna medievale e la Cina di oggi: un parallelismo tra le tecniche costruttive dell’epoca, che prevedevano l’utilizzo di travi in legno per la realizzazione dei ponteggi – di cui i fori quadrati presenti sulle facciate sono un segno tuttora visibile – e le attuali impalcature in bambù, materiale flessibile e resistente, normalmente utilizzate nei cantieri dei paesi del sud est asiatico. L’utilizzo del bambù rappresenta quindi l’elemento contemporaneo e straniante, che mentre rievoca le antiche tecniche edificatorie, avvicina due culture poi così distanti.
Beatrice Catanzaro (Milano, 1975). Vive e lavora a Lisbona. Realizza azioni e interventi di arte pubblica con particolare interesse per le dinamiche socio-politiche, che caratterizzano l’evoluzione della società contemporanea. I suoi progetti mostrano un comune denominatore: la profonda sensibilità verso le problematiche urbane e sociali, evidenziate con ironia e leggerezza attraverso la pratica artistica. L’artista intreccia storie, percezioni, significati e luoghi accostando realtà talora lontane e dissonanti, ponendo l’accento sulle contraddizioni e sui paradossi dei diversi contesti urbani e sul modo con cui gli abitanti vi si relazionano.
Come salvare i tanti corpi che nei secoli sono caduti, sono stati gettati, o si sono lanciati dalle torri di ieri, dai grattacieli di oggi? L’artista sente il bisogno di architettare un sistema salvifico e lo fa attraverso una metafora ironica, ma non per questo meno funzionale: ecco che una porta da calcio rovesciata funge da rete di salvataggio, da canestro, che accoglie e raccoglie simbolicamente tutto ciò che viene buttato. Un elemento estraneo e decontestualizzato, doppiamente caro alla Bologna sportiva, rende la torre un vero e proprio ‘monumento ai caduti’, che Nacciarriti vuole dedicare alla memoria del calciatore del Bologna Rino Pagotto, classe 1911, e alla squadra che improvvisò durante i giorni di deportazione nei lager nazisti. Quelli di Cernauti, appunto: undici giocatori e prigionieri, confinati nella città ucraina, che nello sport trovarono la propria via d’uscita dall’orrore della guerra.
Andrea Nacciarriti (Ostra Vetere, Ancona, 1975). Vive e lavora a Senigallia. Le sue opere si distinguono per l’intensa relazione con il contesto ambientale e architettonico da cui traggono ispirazione: a volte geometrie astratte che si inseriscono e interagiscono con lo spazio che le accoglie, altre protesi e sovrastrutture – monumentali ready made – che ne alterano la percezione. Linearità ed essenzialità dei colori e delle forme per l'artista non sono tuttavia un limite all'esplorazione di significati più profondi. Ne è un esempio il filone di lavori scaturiti dalla sua passione personale per il calcio, disciplina sportiva e insieme fenomeno sociale, di cui spesso riprende il lessico, popolare e immediato, per poi riadattarlo come medium comunicativo dei suoi lavori.
Da un lato una torre medievale, nove secoli di solidità e resistenza, segno e simbolo di un passato ben curato, protetto. Dall’altro una copertura posticcia, in un materiale inconsistente e modesto come il polistirolo, che richiama gli elementi di un’architettura moderna, ma collassata e deteriorata, già in rovina. L’artista concentra in un unico spazio la complessa stratificazione delle città di oggi, creando un soggetto tanto inverosimile quanto paradossalmente abituale ai nostri occhi. Nel riprodurre in modo artificiale le commistioni tipiche dei paesaggi urbani contemporanei, l’opera fa riflettere sulla nostra tradizione conservativa, che tende a valorizzare esclusivamente l’antico e a trascurare i monumenti moderni, accelerando così quel processo di decadimento, che rischia di svilirli prima che abbiano il tempo di invecchiare.
Søren Lose (Nykøbing Falster, Danimarca, 1972). Vive e lavora a Berlino. La sua ricerca artistica si realizza principalmente attraverso la fotografia, ma anche con il video e l’installazione, cercando interazioni fra i diversi linguaggi con cui esplora il tema del viaggio e quindi del tempo. L’artista guarda alle vestigia del passato ispirato da quel sentimento della malinconia comune a molti artisti del Nord Europa, ma le sue opere, pur partendo da questo immaginario, rivelano un grande interesse per la lucida e rigorosa bellezza delle strutture moderne e contemporanee: le architetture di una città diventano così scenografie, paesaggi frutto di sovrapposizioni continue, in cui passato e presente si scontrano e si confondono fino a creare nuovi ibridi, dando vita ad un tempo sospeso, che non passa e non viene dimenticato.
Il progetto è ideato e realizzato da Articolture, partner della Fondazione del Monte per lo sviluppo dell’intero programma di Bologna La Selva Turrita, che per l’occasione ha scelto di avvalersi della collaborazione di Nosadella.due, realtà impegnata dal 2007 nell’arte contemporanea come residenza per artisti e curatori internazionali.
Gli artisti hanno vissuto per un mese in città, per produrre e ottimizzare in loco rispettivamente tre opere site-specific, che rimarranno installate, ognuna sulla “propria” torre, fino a fine estate. Gli interventi prevedono la rilettura del patrimonio turrito attraverso lo sguardo non convenzionale dell’artista contemporaneo, che, utilizzando linguaggi e codici nuovi, si concede ripensamenti fantastici a servizio della storia e del nostro passato. Le opere creano quindi una sottile e giocosa alterazione del tessuto urbano, capace di scardinare l’abituale percezione di luoghi familiari, attirando da un lato l’attenzione dei bolognesi e dall’altro la curiosità dei turisti.
Beatrice Catanzaro ha lavorato sulla Torre Alberici, in piazza della Mercanzia, ad un’opera in grado di collegare idealmente tempi e luoghi diversi: un ponte gettato dall’incredibile somiglianza nelle tecniche costruttive tra la Bologna medievale e la Cina di oggi. Søren Lose ha progettato invece un rivestimento “modernista” già in rovina, da sovrapporre alla superficie in mattoni della Torre Lambertini, in piazza Re Enzo, ponendo a confronto l’estrema cura riservata alla conservazione dell’antico e la disattenzione verso il moderno. Andrea Nacciarriti, infine, per la Torre Uguzzoni, in vicolo Mandria, ha ripensato in modo ironico e tipicamente italiano alle reti di protezione brevettate negli Stati Uniti per i moderni grattacieli, per salvare simbolicamente le vittime di incidenti e defenestrazioni, di ieri come di oggi.
Tutte e tre le ricerche artistiche sono state approvate dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio, a garanzia della massima tutela riservata ai monumenti e della completa reversibilità degli interventi. L’intero progetto ha ottenuto inoltre il patrocinio del MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna.
Le Torri Contemporanee danno vita anche ad un concorso che premia l’originalità dei passanti: chiunque lo desideri potrà inviare un sms al numero 347.5676109, con il proprio commento alle opere d’arte allestite: i più curiosi, simpatici e pertinenti verranno pubblicati sul sito www.bolognalaselvaturrita.it e ogni mese potranno vincere buoni per l’acquisto di libri di editoria varia o universitaria presso alcune librerie convenzionate.
Appuntamento venerdì 3 luglio alle 19.00 in piazza Ravegnana, per l’inaugurazione delle installazioni, attraverso un percorso aperto a tutti, che si svolgerà alla presenza degli artisti, dei curatori e delle Istituzioni che hanno compartecipato alla realizzazione dell’iniziativa, per ragionare insieme sulle opere, sui loro perché e sull’importanza dell’interpretazione contemporanea del nostro patrimonio storico.
Le torri di luce è il primo grande evento organizzato all'interno del contenitore
Bologna la Selva Turrita, in occasione del restauro delle due torri.
La notte del 31 Marzo, sotto una pioggia torrenziale i più coraggiosi hanno potuto vedere lo spettacolo mozzafiato della selva che, grazie ai potenti mezzi del light design, è rinata sotto forma di luce.
http://www.flickr.com/groups/laselvaturrita, le foto della notte del 31, scattate dai visitatori e raccolte in un gruppo all'interno della piattaforma di photo-sharing Flickr.
In collaborazione con due aziende italiane, leader a livello mondiale nel settore dello show light (Space Cannon) e del light design (Targetti), Articolture ha dato vita a un evento unico, per sperimentazione ed imponenza, che unisce alla spettacolarità di un intervento temporaneo di light design, una forte valenza simbolica e concettuale.
In una città appositamente più buia del solito, è apparso così simbolicamente il “corridore” tra le Due Torri, che per mezzo secolo capeggiò sopra il Mercato di Mezzo, fino alla notte di san Lorenzo del 1398 in cui un grande incendio bruciò tutto ciò che di legno c’era dentro e fuori le torri. Si sono illuminati i lati nascosti dell’Asinelli e della Garisenda, le facciate Sud-Est della prima e Nord-Est della seconda, quelle angolature meno valorizzate dall’attuale assetto urbano, che ci ha abituati alla tipica e celeberrima inquadratura frontale delle consorelle. Il landmark della città, tra i più noti a livello internazionale, per una notte è stato in ombra per lasciar spazio a punti di vista alternativi.
Ma soprattutto si sono palesate simbolicamente 10 delle 21 torri minori ancora esistenti, perse nel nostro quotidiano, mimetizzate o inglobate nel tempo dalle architetture successive, dalle riconversioni d’uso e dai restauri.
Attraverso l’utilizzo di fari allo xeno, tecnologia made in Italy utilizzata nei più noti allestimenti internazionali (da Ground Zero di New York, all’inaugurazione delle Petronas Towers di Kuala Lumpur, all’apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Torino), le torri medievali di una piccola grande Bologna sono state per una notte evidenziate da enormi fasci di luce, per far scoprire al passante un patrimonio ignoto ai più e lasciar riscoprire la città all’estero come luogo d’avanguardia e sperimentazione.
L’iniziativa mantiene allo stesso tempo salda la volontà di sensibilizzazione al consumo energetico intelligente, e pertanto è onorata di aver sfruttato come fornitura elettrica straordinaria Energia Verde, ovvero energia ottenuta esclusivamente da fonti rinnovabili. Le Torri di Luce sono il primo evento temporaneo a ricevere questo tipo di fornitura, dopo istituzioni del calibro del Museo Guggenheim di Venezia e l’Auditorium Parco della Musica di Roma.
A cura di Articolture, in collaborazione con la Redazione Iperbole
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Ultimo aggiornamento: 24/07/2009 19:32