MONUMENTI CHE PARLANO: LA RESISTENZA A SARAGOZZA

 


Il progetto si fonda sul database della Resistenza bolognese realizzato dal Settore Cultura – Progetto Nuove Istituzioni Museali del Comune di Bologna e dal CINECA, in collaborazione con ANPI, ISREBO, Istituto Parri e con la supervisione di Nazario Sauro Onofri. Si deve a questo progetto, chiamato “Monumenti che parlano”, la ricostruzione virtuale dei sacrari bolognesi – l’Ossario della Certosa ed il Sacrario di Piazza Nettuno – dedicati ai caduti nella Lotta di Liberazione visibile attraverso i link che si trovano in fondo alla pagina. Il database permette di consultare le relazioni e le informazioni sui caduti, le battaglie e le formazioni protagoniste della Resistenza a Bologna, la loro documentazione fotografica, le riproduzioni di documenti d’epoca, i contributi audio e video.

Testi delle schede di Simona Salustri
Immagini di Patrizia Pedone
Mappa elaborata da Giuseppe Di Tommaso
Si ringrazia Giancarlo Grazia dell’Anpi Saragozza senza il quale questa mappa non sarebbe stata realizzata
Il Quartiere Saragozza ringrazia l'ANPI Saragozza, il Centro Sociale "La Pace" e lo SPI Saragozza per la partecipazione al progetto

 

 

Lapide Giorgio Maccaferri

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Lapide Giorgio Maccaferri

Tra i caduti nel quartiere per mano fascista trovano posto anche due noti professionisti che aderirono alla lotta di Liberazione nel bolognese i cui corpi furono abbandonati in strada con nelle tasche degli abiti alcuni biglietti, tesi ad attribuire ai partigiani la responsabilità della loro morte. Direttore del polverificio Baschieri e Pellagri di Marano, l’avvocato Giorgio Maccaferri ebbe un ruolo di fondamentale importanza nel sostegno logistico alla Resistenza. Di sentimenti fascisti, dopo l’8 settembre 1943 si avvicinò progressivamente all’antifascismo dapprima opponendosi alle imposizioni della proprietà del polverificio e del segretario del fascio sui lavoratori e poi entrando attivamente nella lotta clandestina. Iniziò così a sottrarre alla fabbrica che dirigeva numerose casse di materiale esplosivo che forniva ai partigiani e ad occuparsi personalmente dei trasporti di materiale e feriti da e per la già menzionata infermeria partigiana. Catturato dalla Brigata Nera e ucciso con un colpo alla nuca, il suo corpo venne abbandonato in via Porta Nova come monito agli intellettuali e agli esponenti della borghesia che non avevano aderito alla Repubblica sociale italiana.



Il Sacrario dei partigiani
in Piazza Nettuno a Bologna
Monumento Ossario ai partigiani
nella Certosa di Bologna

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