MONUMENTI CHE PARLANO: LA RESISTENZA A SARAGOZZA

 


Il progetto si fonda sul database della Resistenza bolognese realizzato dal Settore Cultura – Progetto Nuove Istituzioni Museali del Comune di Bologna e dal CINECA, in collaborazione con ANPI, ISREBO, Istituto Parri e con la supervisione di Nazario Sauro Onofri. Si deve a questo progetto, chiamato “Monumenti che parlano”, la ricostruzione virtuale dei sacrari bolognesi – l’Ossario della Certosa ed il Sacrario di Piazza Nettuno – dedicati ai caduti nella Lotta di Liberazione visibile attraverso i link che si trovano in fondo alla pagina. Il database permette di consultare le relazioni e le informazioni sui caduti, le battaglie e le formazioni protagoniste della Resistenza a Bologna, la loro documentazione fotografica, le riproduzioni di documenti d’epoca, i contributi audio e video.

Testi delle schede di Simona Salustri
Immagini di Patrizia Pedone
Mappa elaborata da Giuseppe Di Tommaso
Si ringrazia Giancarlo Grazia dell’Anpi Saragozza senza il quale questa mappa non sarebbe stata realizzata
Il Quartiere Saragozza ringrazia l'ANPI Saragozza, il Centro Sociale "La Pace" e lo SPI Saragozza per la partecipazione al progetto

 

 

Facoltà di Ingegneria

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Facoltà di Ingegneria

Ci sembra infine doveroso segnalare altri due importanti luoghi.
La sede della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Bologna fu costruita nel Parco Cassarini in viale del Risorgimento tra il 1932 e il 1935 su progetto dell’architetto Giuseppe Vaccaro, parente del direttore della Scuola di applicazione per Ingegneri e in seguito preside della Facoltà d’Ingegneria, ministro fascista ed ex sindaco di Bologna, Umberto Puppini. Sin dal momento della sua costruzione Ingegneria fu per il fascismo un simbolo, un fiore all’occhiello dei poteri centrali e locali che potevano vantare corsi di studio finalizzati alla grandezza e alla modernizzazione in senso fascista del paese, un luogo costruito secondo i canoni del regime, un corpo docente e buona parte della compagine studentesca pronti ad accogliere e a mettere in pratica i dettami culturali, ideologici e politici del fascismo.
Dopo l’8 settembre 1943 la Facoltà fu dapprima occupata dai nazisti, i quali vi stabilirono gli uffici del comando militare territoriale e di quello cittadino e poi, a partire dal febbraio 1944, dai fascisti. Questi ultimi la utilizzarono come sede del Comando provinciale della Guardia nazionale repubblicana, del suo Ispettorato regionale e, da ottobre 1944 in avanti, dell’Ufficio politico investigativo della Gnr. L’Upi aveva il compito di svolgere le indagini di polizia per conto della Guardia e si occupava di contrastare la Resistenza. Tra la fine del 1944 e i primi mesi del 1945 gli uomini dell’Upi rinchiusero oltre 70 partigiani, tra cui figure importanti della Resistenza bolognese, nei locali della Facoltà di Ingegneria, sottoponendoli a violenti e pressanti interrogatori, a torture fisiche e psicologiche e a trattamenti inumani. Alcuni fra i prigionieri furono consegnati ad altre autorità fasciste o naziste e, in seguito, fucilati o avviati alla deportazione o ai lavori forzati, altri trovarono la morte a causa dei pestaggi e delle sevizie patiti ad Ingegneria.
Dopo la guerra la Facoltà fu adibita dai militari alleati a ospedale per i feriti inglesi e americani e solo tra la fine del 1946 e il 1947 riassunse pienamente il suo ruolo di sede di studio e cultura.



Il Sacrario dei partigiani
in Piazza Nettuno a Bologna
Monumento Ossario ai partigiani
nella Certosa di Bologna

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