MONUMENTI CHE PARLANO: LA RESISTENZA A SARAGOZZA

 


Il progetto si fonda sul database della Resistenza bolognese realizzato dal Settore Cultura – Progetto Nuove Istituzioni Museali del Comune di Bologna e dal CINECA, in collaborazione con ANPI, ISREBO, Istituto Parri e con la supervisione di Nazario Sauro Onofri. Si deve a questo progetto, chiamato “Monumenti che parlano”, la ricostruzione virtuale dei sacrari bolognesi – l’Ossario della Certosa ed il Sacrario di Piazza Nettuno – dedicati ai caduti nella Lotta di Liberazione visibile attraverso i link che si trovano in fondo alla pagina. Il database permette di consultare le relazioni e le informazioni sui caduti, le battaglie e le formazioni protagoniste della Resistenza a Bologna, la loro documentazione fotografica, le riproduzioni di documenti d’epoca, i contributi audio e video.

Testi delle schede di Simona Salustri
Immagini di Patrizia Pedone
Mappa elaborata da Giuseppe Di Tommaso
Si ringrazia Giancarlo Grazia dell’Anpi Saragozza senza il quale questa mappa non sarebbe stata realizzata
Il Quartiere Saragozza ringrazia l'ANPI Saragozza, il Centro Sociale "La Pace" e lo SPI Saragozza per la partecipazione al progetto

 

 

Infermeria partigiana

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Infermeria partigiana

A partire dall’agosto 1944 in via Duca d’Aosta – oggi via Andrea Costa – il Comando Unico Militare dell’Emilia Romagna (Cumer) trasformò una villetta in infermeria per i partigiani. Nota anche come infermeria del “Ravone” dal nome del canale vicino alla costruzione, lo stabile, da un semplice posto di smistamento dei feriti si trasformò ben presto in un vero e proprio ambulatorio chirurgico per medicare e accogliere feriti leggeri, con una sala operatoria e alcune salette di degenza allestite grazie al materiale procurato dall’ospedale Roncati. Come base di appoggio fu occupata una villetta in fondo a via Carso, dalla quale, in caso di gravi difficoltà, percorrendo il canale Ravone, ci si poteva portare all’ospedaletto evitando qualsiasi attraversamento di strade mal sicure.
L’infermeria era governata da rigide regole per mantenere la clandestinità: finestre oscurate per far sembrare la villa disabitata, trasferimenti da e per l’infermeria, movimenti delle persone all’interno e consegna di rifornimenti di viveri e medicinali effettuati solo nelle ore notturne.
All’allestimento e al mantenimento dell’infermeria contribuirono, oltre all’ufficiale sanitario del Cumer, dottor Giuseppe Beltrame (Pino), altri due medici di cui uno austriaco; in qualità di infermieri vi erano Cesare Barilli e Bruno Nadalini, dipendenti del Roncati, e le operaie Ada Pasi e Stella Tozzi, mentre dei rifornimenti di presidi medici si occupava Pietro Vassuri, addetto al deposito di materiale sanitario del Cumer in via Arienti.
In seguito alle battaglie di Porta Lame e della Bolognina l’infermeria si affollò di feriti, venne così deciso di trasferire la struttura presso un’altra sede. Il 9 dicembre, però, una delazione fece scoprire il ricovero e solo due delle sedici persone presenti tra medici e partigiani riuscirono a sfuggire alla cattura. Il 13 dicembre, dopo tremende torture, vennero fucilati presso il Poligono di tiro Arrigo Brini, Giancarlo Canella, Franco Dal Rio, Settimo Dal Rio, Ardilio Fiorini, Gian Luigi Lazzari, Rosano Mazza, Lino Panzarini, Enrico Raimondi, Luciano Roversi, Riniero Turrini, Giorgio Zanichelli e due partigiani stranieri, uno olandese ed uno russo.



Il Sacrario dei partigiani
in Piazza Nettuno a Bologna
Monumento Ossario ai partigiani
nella Certosa di Bologna

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