MONUMENTI CHE PARLANO: LA RESISTENZA A SARAGOZZA

 


Il progetto si fonda sul database della Resistenza bolognese realizzato dal Settore Cultura – Progetto Nuove Istituzioni Museali del Comune di Bologna e dal CINECA, in collaborazione con ANPI, ISREBO, Istituto Parri e con la supervisione di Nazario Sauro Onofri. Si deve a questo progetto, chiamato “Monumenti che parlano”, la ricostruzione virtuale dei sacrari bolognesi – l’Ossario della Certosa ed il Sacrario di Piazza Nettuno – dedicati ai caduti nella Lotta di Liberazione visibile attraverso i link che si trovano in fondo alla pagina. Il database permette di consultare le relazioni e le informazioni sui caduti, le battaglie e le formazioni protagoniste della Resistenza a Bologna, la loro documentazione fotografica, le riproduzioni di documenti d’epoca, i contributi audio e video.

Testi delle schede di Simona Salustri
Immagini di Patrizia Pedone
Mappa elaborata da Giuseppe Di Tommaso
Si ringrazia Giancarlo Grazia dell’Anpi Saragozza senza il quale questa mappa non sarebbe stata realizzata
Il Quartiere Saragozza ringrazia l'ANPI Saragozza, il Centro Sociale "La Pace" e lo SPI Saragozza per la partecipazione al progetto

 

 

Certosa ingresso nord

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Certosa ingresso nord

All’ingresso nord della Certosa sono state collocate altre 3 lapidi. La prima riporta i nomi di 6 partigiani arrestati a Monterenzio, incarcerati a San Giovanni in Monte e poi fucilati dietro le mura del cimitero. Sono Egon Brass; la sua compagna Francesca Edera De Giovanni, la prima donna torturata e uccisa dai fascisti a Bologna; Attilio Diolaiti, anarchico, già attivo nella propaganda antifascista durante il Ventennio, sfollato a Monterenzio dove collaborò alla Resistenza insieme a Enrico Foscardi, anch’egli sfollato, e Ettore Zaniboni; e Ferdinando Grilli, arrestato in sostituzione del figlio renitente alla leva.
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Certosa ingresso nord

La seconda lapide ricorda Giovanni Martini, uno dei primi organizzatori della Resistenza bolognese tra i fondatori della 7ª brigata Gap Gianni Garibaldi, che partecipò all’azione gappista per la liberazione dei prigionieri rinchiusi nelle carceri di San Giovanni in Monte. Arrestato dalle Brigate Nere venne orrendamente torturato e poi fucilato il 15 dicembre 1944.
L’ultima lapide  richiama alla memoria lo sterminio degli zingari. Un popolo che, al pari degli ebrei, subì la persecuzione razziale nelle forme più crudeli, come la sterilizzazione, la prigionia e il massacro, ma del quale a lungo non si è parlato. L’intento di questa lapide è proprio quello di colmare il silenzio dovuto ad una mancata attenzione verso gli zingari che non permette ancora oggi di quantificare il loro sterminio.
Infine, una targa ricorda indistintamente tutti i perseguitati antifascisti.


Il Sacrario dei partigiani
in Piazza Nettuno a Bologna
Monumento Ossario ai partigiani
nella Certosa di Bologna

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