Il progetto si fonda sul database della Resistenza bolognese realizzato dal Settore Cultura – Progetto Nuove Istituzioni Museali del Comune di Bologna e dal CINECA, in collaborazione con ANPI, ISREBO, Istituto Parri e con la supervisione di Nazario Sauro Onofri. Si deve a questo progetto, chiamato “Monumenti che parlano”, la ricostruzione virtuale dei sacrari bolognesi – l’Ossario della Certosa ed il Sacrario di Piazza Nettuno – dedicati ai caduti nella Lotta di Liberazione visibile attraverso i link che si trovano in fondo alla pagina. Il database permette di consultare le relazioni e le informazioni sui caduti, le battaglie e le formazioni protagoniste della Resistenza a Bologna, la loro documentazione fotografica, le riproduzioni di documenti d’epoca, i contributi audio e video.
Testi delle schede di Simona Salustri
Immagini di Patrizia Pedone
Mappa elaborata da Giuseppe Di Tommaso
Si ringrazia Giancarlo Grazia dell’Anpi Saragozza senza il quale questa mappa non sarebbe stata realizzata
Il Quartiere Saragozza ringrazia l'ANPI Saragozza, il Centro Sociale "La Pace" e lo SPI Saragozza per la partecipazione al progetto
Il percorso prende avvio con uno dei più importanti monumenti alla Resistenza presenti nel Comune di Bologna. Inaugurato nel 1975, il monumento di Villa Spada ricorda le 128 partigiane della provincia che diedero la vita nella lotta di Liberazione.
Si tratta di un’opera nata dalla partecipazione condivisa dell’amministrazione pubblica, 15 Comuni della provincia oltre a quello di Bologna con il quartiere Saragozza, degli urbanisti del gruppo «Città nuova», del Comitato provinciale per le celebrazioni del 30° anniversario della Resistenza e dell’Udi (Unione donne italiane), degli operai delle ditte Sabiem, Calzoni e G.D., che vide l’importante apporto degli studenti di numerose scuole elementari e medie e degli allievi ed insegnanti del Liceo artistico F. Arcangeli di Bologna.
Dopo lunghe discussioni pubbliche si scelse di realizzare a Villa Spada, luogo simbolico per la sua storia risorgimentale, un monumento partecipato, in continuo divenire che non si trasformasse con il tempo in una parte anonima dell’ambiente ma che potesse essere animato, sia attraverso nuovi apporti decorativi, sia con la realizzazione di incontri, presentazioni e concerti aperti alla cittadinanza.
Il monumento è costituito da un muro di due metri che segue la salita del terreno per circa cinquanta metri e che nella sua parte terminale scompare per divenire lo schienale di una gradinata, ordine superiore di un piccolo anfiteatro rivolto verso la città. Nella stessa area erano state poste statue in cartapesta appoggiate ad una griglia di ferro, realizzate dagli studenti del Liceo artistico con i calchi dei loro corpi. La scelta di materiali deteriorabili era legata all’obiettivo di costruire un monumento da rinnovare nel tempo come la memoria della Resistenza e la partecipazione condivisa al ricordo delle lotte antifascista e partigiana.
All’inizio del muro è collocata una grande epigrafe con la poesia di Daniele, un bambino della IV elementare di Monterenzio, scelta tra le moltissime proposte pervenute da tutte le scuole della provincia che esemplifica il sacrificio delle donne nella Resistenza. Nel muro sono collocati 128 mattoni ognuno dei quali riporta il nome di una partigiana caduta inciso direttamente dai ragazzi delle scuole elementari e medie, mentre gli studenti liceali hanno provveduto a decorare le parti rimanenti con affreschi, disegni e composizioni varie.
A loro anche il compito di realizzare con la collaborazione degli operai delle fabbriche le sculture in bronzo che si ergono nel perimetro.