Questo percorso della memoria che attraversa il quartiere San Vitale, è stato possibile grazie al supporto della comunità di questo territorio e si basa sul database della Resistenza nella Provincia di Bologna realizzato dal Settore Cultura - Progetto Nuove Istituzioni Museali del Comune di Bologna e dal CINECA, in collaborazione con ANPI, ISREBO, Istituto Parri, con la puntuale supervisione di Nazario Sauro Onofri.
Si deve a questo progetto, che abbiamo chiamato "Monumenti che parlano", la ricostruzione virtuale dei sacrari bolognesi - l’Ossario della Certosa ed il Sacrario di Piazza Nettuno - dedicati ai caduti nella Lotta di Liberazione, ed è visibile attraverso i link che si trovano in fondo alla pagina.
Il database permette di consultare le relazioni e le informazioni sui caduti, le battaglie e le formazioni protagoniste della Resistenza a Bologna, la loro documentazione fotografica, le riproduzioni di documenti d’epoca, i contributi audio e video.
La storia della famiglia Venturoli, a cui è dedicata l'omonima via trasversale di via Massarenti, è la storia di due giovani, Adelmo e Remigio, entrambi caduti per la libertà e nella lotta al fascismo.
Adelmo morì in Spagna, combattendo contro il franchismo, Remigio in Italia, durante la guerra di Liberazione.
Adelmo Venturoli, 32 anni cadde nella difesa della Repubblica spagnola sul fronte di Guadarrama il 14 luglio 1937. Come tanti italiani si era arruolato nelle Brigate internazionali ed era andato a combattere volontario in Spagna contro Franco, artefice di un colpo di stato militare di destra ai danni del legittimo governo repubblicano del Fronte popolare che aveva vinto le elezioni. Franco godeva dell'appoggio del governo fascista italiano e di quello nazista tedesco, mentre le democrazie occidentali avevano scelto la linea del "non intervento".
Remigio Venturoli, invece venne trucidato dalla Brigata nera in via Rimesse, una strada che ha avuto un ruolo importante nella Resistenza nella zona di San Vitale, il primo marzo 1944 mentre era impegnato in un'azione di sabotaggio ai danni dei nazisti e dei fascisti.
Il suo compito era quello di impedire l’inizio del servizio dei tram in uscita dal deposito Zucca in Via Saliceto piazzando le mine in diversi scambi che irradiavano le rotaie sulle varie linee.
L’obiettivo era quello di compiere azioni che ostacolassero l’afflusso alle fabbriche dei lavoratori della città e della provincia essendo queste ultime presidiate dai tedeschi.
Remigio Venturoli poteva utilizzare la bicicletta in quanto, essendo fornaio, possedeva un permesso di circolazione.
La targa che ricorda Remigio Venturoli è situata in via Sante Vincenzi, all'angolo con via Rimesse.