Questo percorso della memoria che attraversa il quartiere San Vitale, è stato possibile grazie al supporto della comunità di questo territorio e si basa sul database della Resistenza nella Provincia di Bologna realizzato dal Settore Cultura - Progetto Nuove Istituzioni Museali del Comune di Bologna e dal CINECA, in collaborazione con ANPI, ISREBO, Istituto Parri, con la puntuale supervisione di Nazario Sauro Onofri.
Si deve a questo progetto, che abbiamo chiamato "Monumenti che parlano", la ricostruzione virtuale dei sacrari bolognesi - l’Ossario della Certosa ed il Sacrario di Piazza Nettuno - dedicati ai caduti nella Lotta di Liberazione, ed è visibile attraverso i link che si trovano in fondo alla pagina.
Il database permette di consultare le relazioni e le informazioni sui caduti, le battaglie e le formazioni protagoniste della Resistenza a Bologna, la loro documentazione fotografica, le riproduzioni di documenti d’epoca, i contributi audio e video.
La lapide all'ingresso principale dell'Ospedale S. Orsola ricorda Anselmo Ramazzotti che organizzò la fuga di partigiani feriti e curati prigionieri dei tedeschi nell'ospedale.
Purtroppo Anselmo Ramazzotti fu deportato a
Mauthausen il 31 dicembre 1944.
Luigi Arbizzani, storico della Resistenza di Bologna racconta che presso l'ospedale bolognese erano attivi numerosi gruppi di partigiani. In varie cliniche e istituti lavoravano gruppi di professori emeriti, di medici ed assistenti, infermieri ed inservienti che aderirono al fronte patriottico e collaborarono con gli organismi militari alleati.
Questo permise di curare i partigiani feriti nascondendo le loro identità alle autorità repubblichine e tedesche.
La Lapide ricorda anche Sante Caselli, inserviente dell'Ospedale Sant'Orsola e militante dell'8° Brigata Giustizia e Libertà che fu catturato dai tedeschi e, dopo essere stato processato e condannato, il 23 settembre 1944 fu fucilato insieme ad altri sette al Poligono di Tiro.
Lavorava al S.Orsola anche il medico costaricano Carlo Collando Martinez militante nelle file della 63° Bolero che dopo la cattura fu impiccato dai tedeschi, assieme ad altri 12 partigiani, a Casalecchio di Reno nella piazza a lato del ponte ferroviario. Nella lapide fotografata il 26 marzo 2008 è stata posata la corona d'alloro proveniente dalla Repubblica del Costa Rica. Inoltre sono ricordati i giovani studenti Ferruccio Terzi fucilato al Poligono di Tiro e Gilberto Rimondini caduto in una azione partigiana, anche loro allievi del prof. Armando Businco.