MONUMENTI CHE PARLANO: LA RESISTENZA A SAN VITALE


Questo percorso della memoria che attraversa il quartiere San Vitale, è stato possibile grazie al supporto della comunità di questo territorio e si basa sul database della Resistenza nella Provincia di Bologna realizzato dal Settore Cultura - Progetto Nuove Istituzioni Museali del Comune di Bologna e dal CINECA, in collaborazione con ANPI, ISREBO, Istituto Parri, con la puntuale supervisione di Nazario Sauro Onofri.

Si deve a questo progetto, che abbiamo chiamato "Monumenti che parlano", la ricostruzione virtuale dei sacrari bolognesi - l’Ossario della Certosa ed il Sacrario di Piazza Nettuno - dedicati ai caduti nella Lotta di Liberazione, ed è visibile attraverso i link che si trovano in fondo alla pagina.

Il database permette di consultare le relazioni e le informazioni sui caduti, le battaglie e le formazioni protagoniste della Resistenza a Bologna, la loro documentazione fotografica, le riproduzioni di documenti d’epoca, i contributi audio e video.

 

Giancarlo Romagnoli giovane partigiano

Lapide di Giancarlo Romagnoli
Lapide di Giancarlo Romagnoli

Giancarlo Romagnoli fu fucilato il 3 gennaio 1944, accusato di aver preso parte ad azioni partigiane e detenzione di materiale esplosivo.  E' stato il più giovane partigiano assassinato dai nazisti ed a lui  è dedicata una targa collocata in via Broccaindosso dove abitava con la sua famiglia che si trasferì in montagna a Vidiciatico per ripararsi dai bombardamenti alleati su Bologna.
Durante la Resistenza, Giancarlo Romagnoli era venuto a Bologna insieme ad un suo amico per compiere un'incursione nella caserma della attuale Via Bersaglieri e rubare le armi che furono fatte pervenire alla brigata partigiana "Stella Rossa" in montagna.

Lapide di Giancarlo Romagnoli
Lapide di Giancarlo Romagnoli

Successivamente i tedeschi compirono un'azione di pattugliamento a Vidiciatico arrestando il giorno 8 dicembre 1943  Giancarlo Romagnoli, Adriano Brunelli e Formilli Lino.
Dopo l'arresto furono portati all'Abetone per essere interrogati con l'obiettivo di avere informazioni per arrestare altri compagni che erano sfuggiti.
In seguito furono trasferiti nel carcere di S. Giovanni in Monte  e dopo un rapido e sbrigativo processo furono condannati alla fucilazione al Tiro a Segno di Bologna.


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