MONUMENTI CHE PARLANO: LA RESISTENZA A SAN VITALE


Questo percorso della memoria che attraversa il quartiere San Vitale, è stato possibile grazie al supporto della comunità di questo territorio e si basa sul database della Resistenza nella Provincia di Bologna realizzato dal Settore Cultura - Progetto Nuove Istituzioni Museali del Comune di Bologna e dal CINECA, in collaborazione con ANPI, ISREBO, Istituto Parri, con la puntuale supervisione di Nazario Sauro Onofri.

Si deve a questo progetto, che abbiamo chiamato "Monumenti che parlano", la ricostruzione virtuale dei sacrari bolognesi - l’Ossario della Certosa ed il Sacrario di Piazza Nettuno - dedicati ai caduti nella Lotta di Liberazione, ed è visibile attraverso i link che si trovano in fondo alla pagina.

Il database permette di consultare le relazioni e le informazioni sui caduti, le battaglie e le formazioni protagoniste della Resistenza a Bologna, la loro documentazione fotografica, le riproduzioni di documenti d’epoca, i contributi audio e video.

 

La lapide Ex fabbrica Barbieri & Burzi

Manifestazione alla B&B contro il licenziamento di Barnabà
Manifestazione alla B&B contro il licenziamento di Barnabà

A lato di via Larga adesso c'è un ampio spazio diroccato, ma al tempo della guerra in questo pezzo di terra schiacciato tra la strada e la tangenziale sorgeva una delle più importanti fabbriche di Bologna. In quel fazzoletto di terra, incuneato tra due simboli della mobilità della Bologna moderna, si vedono ancora le fondamenta della Barbieri & Burzi. A breve dovrebbero iniziare i lavori di riqualificazione e al posto della fabbrica dovrebbe sorgere una grande struttura con  uffici e servizi.
 Durante  la guerra  la Barbieri & Burzi, una fabbrica imponente circondata dal muro di cinta, era diventata uno dei luoghi di attività dell'antifascismo bolognese.
Nel 1941 nella fabbrica lavoravano 240 operai ed operaie per la costruzione delle piastrelle bianche per cucine e bagni: una fabbrica moderna con grandi forni e prodotti di buona qualità.

Il proprietario della fabbrica era l’avvocato Barbieri che era stato squadrista e fascio littorio e quindi sostenitore attivo di Mussolini durante la marcia su Roma e destinato a diventare nel Secondo Dopoguerra un importante dirigente delle associazioni di categoria bolognesi.
Un altro protagonista della storia della fabbrica è il direttore generale Giorgio Barnabà. Anche lui, come molti bolognesi, era iscritto al Partito fascista e girava vestito in orbace con gli stivaloni e la camicia celeste, dunque un perfetto fascista,. Ma sotto il rigore della camicia nera si nascondeva un uomo pieno di dubbi. Pronto a ragionare con gli esponenti dell'antifascismo e a non chiudere gli occhi di fronte agli insuccessi del fascismo.

Stato attuale dell'ingresso della ex B&B
Stato attuale dell'ingresso della ex B&B

Alla Barbieri e Burzi andò a lavorare nel 1941 Giacomo Masi  detto “Giacomino” che in precedenza era stato condannato dal tribunale speciale a tre anni di carcere "per attività contraria al Regime" che si fece tutti. Ma la reclusione non gli tolse la voglia di fare politica. “L'attività politica l'ho sempre fatta, avevo messo in conto di ricominciare” racconta Masi” che la sua vita l'ha raccolta in un libro, "Racconto di una vita", edito da Elio Sellino.
In questa fabbrica  l'incontro  e il dialogo tra Giacomo Masi  ed il Direttore  Giorgio Barnabà  consentì di  migliorare la qualità della vita dei lavoratori.
La prima rivendicazione riguardò l’istituzione di una mensa annessa alla fabbrica. Fino a quel momento ogni lavoratore si portava il pranzo dentro un proprio pentolino. Il cibo veniva poi riscaldato negli stessi forni che servivano per la ceramica. Una situazione malsana, non adatta agli operai. Da qui la richiesta di creare una mensa già esistente in tante altre fabbriche di Bologna.
Grazie all'attività di Barnabà la richiesta venne fatta propria dai rappresentanti del sindacato unico fascista che riuscirono ad ottenere la creazione della mensa. 
 Inoltre  continuava l'attività clandestina, come base partigiana, tanto che nella fabbrica, con il permesso e l'aiuto di Barnabà, venne installata una radio clandestina.
Al termine della guerra, Barbieri divenne un importante dirigente dell’Associazione Confindustriali di Bologna e licenziò Giorgio Barnabà, il direttore generale della sua fabbrica che tanto aveva fatto per l'antifascismo e a cui difesa si schierarono i dipendenti della fabbrica.


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