Questo percorso della memoria che attraversa il quartiere San Vitale, è stato possibile grazie al supporto della comunità di questo territorio e si basa sul database della Resistenza nella Provincia di Bologna realizzato dal Settore Cultura - Progetto Nuove Istituzioni Museali del Comune di Bologna e dal CINECA, in collaborazione con ANPI, ISREBO, Istituto Parri, con la puntuale supervisione di Nazario Sauro Onofri.
Si deve a questo progetto, che abbiamo chiamato "Monumenti che parlano", la ricostruzione virtuale dei sacrari bolognesi - l’Ossario della Certosa ed il Sacrario di Piazza Nettuno - dedicati ai caduti nella Lotta di Liberazione, ed è visibile attraverso i link che si trovano in fondo alla pagina.
Il database permette di consultare le relazioni e le informazioni sui caduti, le battaglie e le formazioni protagoniste della Resistenza a Bologna, la loro documentazione fotografica, le riproduzioni di documenti d’epoca, i contributi audio e video.
Nel sagrato della Chiesa di San Giacomo della Croce del Biacco si trova il monumento costituito dal massiccio blocco di marmo bianco, un parallelepipedo robusto piantato su un basamento cubico slanciato da quattro stipiti di marmo che lo completano. In alto, sopra tre diversi gradini, la croce, anch'essa di marmo bianco. Sul lato che guarda verso la strada sono incisi i nomi dei caduti.
Circondato da fiori piantati per terra, è una lapide che ricorda tutti coloro che in questo lembo di città, che non è più periferia ma che ancora non è campagna, trovarono la morte dal 1940 al 1945.
La pattuglia di caduti più numerosa è quella dei civili vittime delle incursioni aeree, tra cui molte donne, che trovarono la morte sotto i bombardamenti alleati prima dell'8 settembre.
Tomassini Maria, Rondelli Pancrazio, Bortolini Celmente, Luccarini Ezio, Luccarini Ivo, Negroni Enrico, Monari Giuseppina, Bianconi Olga, Parmiggiani Alfredo, Tartarini Alfredo, Gottardi Carlo, Mateucci Amilia e Cerè Giacomina sono i nomi dell'elenco dei civili vittime dei bombardamenti. Storie diverse, ma unite da un'unica tragica conclusione.
Sei, invece, i nomi dei militari: Meloni Dino, Bordoni Emilio, Montanari Bruno, Binefidi Gualtiero e Bosi Adelmo. Alla voce partigiani, invece, riposano Luccarini Nino, Benassi Ferdinando, Galeotti Ermanno e Gnudi Coriolano.
Così, tra militari (Bruno Montanari) e partigiani (Ferdinando Benassi e Coriolano Gnundi), sono ricordati anche i tre giovani fucilati alla ferrovia nell'agosto del 1944 in via Due Madonne.
La zona della Croce del Biacco è stata coinvolta da numerosi atti di resistenza in particolare Ermanno Galeotti, mentre trasportava armi per i partigiani della zona Pontevecchio fu ucciso a pugnalate e lasciato per diversi giorni nel fosso lungo la via Rivani.
E’ importante ricordare che la zona della Croce del Biacco, anche prima della guerra, era abitata da cittadini impegnati a lottare contro la dittatura fascista pagando anche pesanti prezzi con lunghi periodi di detenzione in galera ed al confino, in quanto aderenti ai partiti considerati fuori legge dal regime fascista.
Anche queste persone, che abitavano in pochi caseggiati, hanno contribuito a mantenere una idea di comunità impegnata per la democrazia e la giustizia sociale (vedi Armaroli Giuseppe, Cesari Marino, Pilati Armando, Palmieri Elio).
Renzo Cesari, nato nel 1929 in via Guelfa (oggi via Stradelli Guelfi) deceduto nel 2006, ha ricordato che i Tedeschi durante l'occupazione abitavano nella sua casa alla Croce del Biacco e divenne amico di un suo coetaneo giovane soldato di nome con Wladimir, tedesco di 16 anni che morì portando scorte al fronte della Linea Gotica nei pressi della Pulce e di Livergnano.