MONUMENTI CHE PARLANO: LA RESISTENZA A SAN VITALE


Questo percorso della memoria che attraversa il quartiere San Vitale, è stato possibile grazie al supporto della comunità di questo territorio e si basa sul database della Resistenza nella Provincia di Bologna realizzato dal Settore Cultura - Progetto Nuove Istituzioni Museali del Comune di Bologna e dal CINECA, in collaborazione con ANPI, ISREBO, Istituto Parri, con la puntuale supervisione di Nazario Sauro Onofri.

Si deve a questo progetto, che abbiamo chiamato "Monumenti che parlano", la ricostruzione virtuale dei sacrari bolognesi - l’Ossario della Certosa ed il Sacrario di Piazza Nettuno - dedicati ai caduti nella Lotta di Liberazione, ed è visibile attraverso i link che si trovano in fondo alla pagina.

Il database permette di consultare le relazioni e le informazioni sui caduti, le battaglie e le formazioni protagoniste della Resistenza a Bologna, la loro documentazione fotografica, le riproduzioni di documenti d’epoca, i contributi audio e video.

Casa Antonioni

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Casa Antonioni

Il 26 luglio 1943 per i bolognesi finiva un incubo. Tra i tanti che quella mattina sfilarono per le strade del centro storico c'era anche Ezio Antonioni, allora giovane ragazzo che viveva alle Roveri dove il padre, Albino, gestiva una bottega, uno di quei negozi di campagna dove si trova di tutto, dal pane alle saponette e dove la gente si trovava a parlare, ogni giorno, ed a fare il punto su quello che succedeva: un osservatorio privilegiato della situazione politica e degli umori dei cittadini.
 
"Dalla bottega di mio padre" -racconta Antonioni-  c'era modo di avere un rapporto con tutta la zona: passavano i residenti, gli operai che andavano nelle fabbriche e i contadini che abitavano lì vicino.
Antonioni apprende della caduta del fascismo alle 10 di sera del 25 luglio: era all'osteria delle Roveri, gestita da un noto fascista che nel 1940, quando il Duce aveva dichiarato guerra alla Francia, aveva messo gli altoparlanti perché tutti sentissero il discorso.
Come per tutti i giovani della sua generazione anche per Antonioni scatta l'obbligo di aderire al bando Graziani, l'ordine di entrare a far parte delle truppe della R.S.I.
Dopo la fuga dalla caserma, Antonioni sta nascosto presso lo zio del padre, Aldo, a San Pietro in Casale. A Bologna torna nel gennaio del 1944, dopo che in città c'è stato una grande rappresaglia perché i gappisti avevano ucciso il federale Facchini.

I repubblichini vanno a casa sua, alle Roveri a cercarlo. Lui resta nascosto e in città resta solo un mese: a febbraio parte per il Veneto.
Fin dall'autunno si era fatto fare gli scarponi da montagna dal calzolaio delle Roveri, un vecchio comunista.
 
Raggiunse quindi le formazioni partigiane sulle montagne del bellunese, presso il distaccamento "Tino Ferdiani" nella Valle del Vajont e sarà partigiano con il nome di battaglia "Gracco" ed infine Commissario politico della brigata "Feltre" della Divisione Garibaldi "Belluno". E’ cittadino onorario di Vittorio Veneto e recentemente di Belluno. Nel 2006  Ezio Antonioni con il contributo di Werther Romani e  Fausto Schiavetto ha pubblicato il libro autobiografico "Al di qua  e al di là  del Piave - Un partigiano  bolognese nel veneto" edizioni Aspasia.


Il Sacrario dei partigiani
in Piazza Nettuno a Bologna
Monumento Ossario ai partigiani
nella Certosa di Bologna

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