Museo Civico del Risorgimento

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Certosa / Storia

Il sepolcreto etrusco (VI - III sec. a.C.)

Nel 1869, durante i lavori di sistemazione del Chiostro delle Madonne (ora Chiostro Terzo) venne rinvenuta una cista in bronzo. Le indagini archeologiche che seguirono portarono alla luce un grande cimitero etrusco, composto da oltre 400 tombe, il cui rinvenimento costituì l’avvio delle grandi scoperte archeologiche bolognesi. Di notevole interesse nel sepolcreto della Certosa è la presenza di una grande via sepolcrale larga 9 metri, fiancheggiata dalle tombe sormontate da stele. Tale strada collegava la città con Misa (ora Marzabotto) e l’etruria toscana.

I reperti rinvenuti alla Certosa sono databili per la gran parte tra il VI e il III sec. a.C. e hanno assunto un grande valore documentario, storico e artistico, permettendo di conoscere vari aspetti della Felsina Etrusca, da quello economico-commerciale a quello socio-culturale, a quello religioso funerario. Durante gli scavi eseguiti da Antonio Zannoni vennero rinvenute le sepolture più importanti sotto l’altare maggiore della Chiesa di San Girolamo. Questa coincidenza fa supporre che i frati certosini quando scelsero questo luogo per edificare il proprio convento nel 1334 avevano conoscenza dell’importanza del luogo e della presenza di antiche sepolture.

Tutto il materiale scoperto è visibile preso il Museo civico Archeologico di Bologna.

 

Il monastero (1334 - 1797)

Il 17 aprile 1334 venne posta la prima pietra della chiesa monastica, la cui dedicazione a San Girolamo fu espressamente voluta da Giovanni D’Andrea, figura di spicco della cultura guelfa bolognese. La planimetria della chiesa di san Girolamo a tau rovescia è frutto di ampliamenti cinquecenteschi. Nel 1337 venne terminato il Refettorio, attuale “Sala della Pietà”. Contestualmente nell’attuale Chiostro Terzo si andavano allineando le celle monacali: piccoli edifici a tre piani contornate da un piccolo giardino e isolate tra loro da alti muri di recinzione. Nel 1367 poterono considerarsi conclusi i lavori di costruzione del monastero. Verso la fine del XVI secolo si aprì una nuova intensa fase edilizia che avrebbe della Certosa uno dei più vasti e raffinati monasteri dell’Ordine in Italia. Fu allora che si costruì il secondo e più monumentale campanile. Al 1768 risale la costruzione dell’ingresso monumentale al monastero, realizzato da Giovan Giacomo Dotti.

Nel 1797, in età napoleonica, il complesso venne soppresso, ed oggi la chiesa di san Girolamo è testimone della ricchezza artistica accumulata nei secoli dai monaci. Le opere più rilevanti, il polittico ligneo con Madonna e Santi di Antonio e Bartolomeo Vivarini, la Comunione di San Girolamo di Agostino Carracci, la Visione di San Bruno del Guercino, sono attualmente conservate nella Pinacoteca Nazionale. Attualmente la chiesa conserva integralmente sia la decorazione pittorica eseguita da Bartolomeo Cesi - figura eminente della pittura cinquecentesca bolognese - sia gli arredi, tra i quali spicca lo splendido coro intarsiato, risalente al 1539. Sulle pareti della chiesa sono ancora conservate le enormi tele dedicate alla vita di Cristo, vero e proprio compendio della pittura barocca bolognese.

 

Il cimitero (1801 - oggi)

Il cimitero comunale si rivelò fin dalla sua fondazione nel 1801 uno specchio della cultura bolognese riflettendone le evoluzioni artistiche, sociali e politiche. Luogo oggi dimenticato anche da molti storici dell’arte, il nucleo ottocentesco della Certosa ha goduto invece di fama internazionale tanto da essere oggetto di visita da parte di letterati e cultori delle belle arti.

Lo sviluppo dei nuovi ambienti architettonici della Certosa avviene per aggregazione di organismi autonomi ed è paragonabile a quello della città antica classica, ove i vari spazi si aggregano sino a realizzare grandi complessi conclusi in se stessi. Già nel 1801 veniva edificata la recinzione a settentrione del cimitero, decorata con sculture in terracotta di Giovanni Putti, nella quale si apriva un nuovo accesso monumentale in asse con il Chiostro Terzo. Se i primi interventi edili risultano riadattamenti dei locali di pertinenza del monastero, dagli anni '30 dell'Ottocento il programma di edificazione è frutto di un impianto più complesso e con una dichiarata ambizione monumentale. Del primo periodo di riadattamento è un valido esempio la ‘Sala della Pietà’ con la singolare scala ellittica posta al centro della sala, opera neoclassica di Angelo Venturoli.

Tra il 1816 e il 1834 vengono edificati i principali ambienti della Certosa: nel 1816 la Sala delle Tombe, nel 1833 il Loggiato delle Tombe e subito dopo la Sala Gemina e Il Colombario, quest'ultima è una grandiosa costruzione a tre navate ispirata all’architettura termale romana. Significative testimonianze della cultura architettonica post-unitaria sono la Galleria degli Angeli, il Chiostro VII, la Galleria Tre Navate e la Sala Gemina.

Alla fine del secolo XIX il grande cimitero appariva come una successione ininterrotta di edifici articolati e intrecciati, dove era possibile raggiungere ogni tomba, ogni sacello, sempre al coperto.

Una diversa interpretazione degli spazi della Certosa prenderà avvio a partire dai primi anni del ‘900 in chiave più monumentale e retorica: validi esempi di questo periodo sono il Chiostro VI con il Monumento ai caduti della grande Guerra, il Chiostro VIII e IX con le annesse gallerie. A partire dagli anni ‘30 del novecento prende avvio la costruzione dei nuovi campi a est della Certosa che man mano perdono sempre più una loro identità artistico/architettonica per trasformarsi in lunghe e anonime costruzioni per loculi.

I monumenti funerari più antichi sono attestati nel Chiostro Terzo e I° e sono perlopiù affreschi - in realtà tempere su intonachino - appartenenti alle più importanti e illustri famiglie bolognesi. L’origine di questo insolito metodo di decorare le tombe - un unicum nella storia dei cimiteri europei. Solo più tardi si cominciarono a decorare le tombe con sculture e diversi apparati decorativi che fino alla metà dell’800 erano composti in materiali ‘poveri’ quali gesso, stucco, scagliola o terracotta e solo in seguito - dopo lo sviluppo delle reti stradali e ferroviarie e l’abbassamento dei costi di trasporto dei materiali di importazione - in marmo e bronzo.

Nel corso di 150 anni all'interno del cimitero ha operato il meglio della cultura artistica locale, cui si sono aggiunte prestigiose realizzazioni commissionate ad artisti 'forestieri'. Una passeggiata tra le sale e i chiostri della Certosa consente di comprendere lo svolgimento dell'arte scultorea e architettonica italiana. Significative opere dedicate a figure storiche di rilievo permettono di ripercorrere la storia europea degli ultimi due secoli.

L'elenco di pittori, scultori e architetti attivi nel complesso supera il centinaio. La scuola pittorica felsinea è rappresentata tra gli altri da Pelagio Palagi, Filippo Pedrini e Antonio Basoli. Tra i gli scultori si segnalano Giacomo De Maria, Giovanni Putti, Lorenzo Bartolini, Antonio Solà, Cincinnato Baruzzi, Massimiliano Putti, Vincenzo Vela, Carlo Monari, Augusto Rivalta, Giorgio Kienerk, Enrico Barberi, Pasquale Rizzoli, Leonardo Bistolfi, Ercole Drei, Giuseppe Romagnoli, Farpi Vignoli, Giacomo Manzù, Luciano Minguzzi, Carlo Santachiara. Tra gli architetti Angelo Venturoli, Ercole Gasparini, Luigi Marchesini, Attilio Muggia, Coriolano Monti, Filippo Buriani, Giulio Ulisse Arata, Alberto Legnani, Piero Bottoni.

 

Maggiori informazioni e approfondimenti sono disponibili nel database on-line della Certosa

www.certosadibologna.it