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Per realizzare i propri obiettivi istituzionali, i servizi educativi 0–3
anni si avvalgono di gruppi di lavoro, costituiti da figure professionali con
funzioni distinte ma tutte parimenti importanti: coordinatore pedagogico, educatori,
collaboratori.
All’interno del nido, infatti, a competenze e mansioni diversificate,
relative alle peculiari professionalità dell’educatore e del collaboratore,
corrisponde un bambino intero e globale la cui crescita risulta influenzata
da tutte le figure adulte presenti nel servizio.
Il bambino, diversamente dall’adulto, non distingue ruoli e funzioni risult
risultando così recettivo, seppure in modo selettivo, all’interezza
e trasversalità dei messaggi educativi veicolati dal proprio ambiente
fisico e sociale
In tal senso, è necessario sottolineare che la possibilità del
bambino di vivere positivamente l’esperienza del nido è subordinata
alla presenza di uno stile educativo collegialmente condiviso, capace di trasmettere
ai propri utenti – bambini e genitori - messaggi non contraddittori seppure
personalizzati in base allo stile personale di ciascuno.
Il crearsi di un clima collaborativo e di confronto fra educatori e collaboratori,
clima fondato su di una differenziazione dei ruoli in una logica di pari dignità
di funzioni, è dunque elemento indispensabile al buon funzionamento del
servizio, sia in termini generali che particolari.
Negli ultimi anni, infatti, la necessità di adeguarsi alle sempre più
sofisticate normative, inerenti il profilo igienico–sanitario e la produzione
dei pasti, ha generato da un lato una forte specializzazione della figura del
collaboratore, producendo però, al contempo, una sorta di separatezza
fra questo profilo e quello degli educatori. Una sorta di minore coinvolgimento,
all’interno del progetto educativo, legata a formazioni distinte e tempi
quotidiani utilizzati per assolvere mansioni specifiche.
In tal modo, si rischia di perdere parte importante di quello sfondo della progettualità
del nido, che deriva da una condivisione, fra educatori e collaboratori, del
percorso educativo complessivamente considerato, e dal coinvolgimento diretto
del collaboratore in alcuni momenti dello stesso.
Pensiamo, ad esempio, all’importanza di individuare ogni collaboratore
come referente di una specifica sezione. Oppure ai colloqui precedenti l’ambientamento,
dove la presenza del collaboratore può essere giocata come una risorsa,
per comprendere le abitudini alimentari del bambino, rassicurando il genitore
circa la qualitàdi quel pasto che assolve e sul quale si proiettano molte
valenze.
Ancora, una conoscenza condivisa del significato legato alla quotidianità
- intesa in termini di attività ludiche proposte ai bambini, di iniziative
rivolte ai genitori e di momenti che vedono protagonisti entrambi, bambini e
genitori - può sicuramente facilitare una organizzazione della giornata,
altrimenti data per scontata, oppure, spesso, vissuta come separazione valoriale
fra attività di serie A e attività di serie B.
Ultime, ma non certo per importanza, le feste, le uscite e tutte quelle occasioni
speciali dove la possibilità di raggiungere l’obiettivo, sia esso
la continuità nido–famiglia o il piacere di ritrovarsi in una atmosfera
informale, è subordinata alla presenza di una organizzazione efficace,
resa possibile da un sinergia fra educatori e collaboratori.