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E’ l’occasione del primo incontro, e del primo impatto che i genitori
hanno con l’ambiente del nido. Occorre pertanto una regia precisa improntata
alla cura dello spazio perché aspetti come lo spazio e gli oggetti concreti
possono supportare la comunicazione tra educatrici e genitori e contemporaneamente
possono svolgere una funzione positiva permettendo al genitore di mentalizzare
parti dell’esperienza che il suo bambino compirà (quegli angoli
di gioco, quel quadernone, quella casina, quel cartellone di foto-presenze ecc.).
Dedicare cure ed attenzioni alla preparazione della prima assemblea è
finalizzato a renderla per il genitore esperienza di contenimento e contemporaneamente
di transizione, ossia di avvio verso il mondo che sarà luogo di vita
del suo bambino.
I sentimenti che attraversano i genitori vanno percepiti empaticamente dalle
educatrici: preoccupazione, ambivalenza, bisogno di condivisione, ansie di anticipazione.
Nel primo incontro hanno un loro peso le immagini interne che reciprocamente
genitori ed educatrici hanno dei rispettivi ruoli; sono immagini che preesistono
al rapporto e che non hanno ancora avuto la possibilità di modificarsi
in base alla reciproca conoscenza.
Occorre ricordare, però, che quello tra educatrici e genitori è
un rapporto asimmetrico, non paritario, di cui le educatrici hanno la responsabilità
della gestione; il compito delle educatrici è quello di costruire la
fiducia dei genitori intorno al servizio nido nel suo complesso, attraverso
la comunicazione, la trasparenza, la disponibilità all’ascolto,
la flessibilità e la definizione dei limiti.
Prima di addentrarsi in tutte le informazioni relative alla vita di comunità,
è opportuno inviare ai genitori un messaggio forte relativo all’intenzionalità
educativa rispetto ai bambini, all’organicità della progettazione,
alla necessità di condividere con i genitori, co-attori dell’evento
nido, quel percorso che vede nell’ambientamento il suo punto di partenza.
Il primo colloquio
Nel primo colloquio, solitamente, non si incontra la coppia madre-bambino,
ma il genitore; si marca quindi una comunicazione tra adulti e viene sancito
l’avvio di una relazione tra adulti centrata sul bambino.
Il genitore, parlando del proprio bambino ad una educatrice che ancora non lo
conosce, ma al quale esso verrà affidato, inizia a rappresentarsi una
distanza, ossia inizia ad elaborare la separazione. E’ questo processo
compiuto dal genitore che permetterà poi al genitore stesso di sostenere
il bambino nel proprio percorso di separazione.
E’ durante il primo colloquio che prende forma, proprio nell’avviarsi
di una relazione personalizzata tra educatrice e genitore, il processo di separazione,
ossia si visualizza, nella mente del genitore, la possibilità di affidare
il bambino ad un altro adulto.
Obiettivo del primo colloquio è quello di avviare un patto educativo
tra educatrici e famiglie finalizzato a far sì che il bambino possa compiere
il processo di separazione-costruzione di nuovi legami.
Nel corso del primo colloquio il genitore consegna la sua immagine del proprio
bambino a persone ancora sconosciute, rispetto alle quali è ancora da
costruire un senso di fiducia e quindi una possibilità di affidamento.
E’ pertanto per le educatrici porsi nella condizione di accogliere positivamente
i contenuti che il genitore porta, senza disconfermare abitudini, atteggiamenti,
stili educativi; è altrettanto importante delineare con chiarezza i compiti
del servizio per offrire in modo trasparente al genitore una immagine concreta
dell’esperienza che il suo bambino svolgerà.
Nel primo incontro personalizzato si giocano le carte più importanti
della futura relazione nido-genitori; le relazioni mettono in moto emozioni,
sentimenti e pensieri che possono essere più importanti di ciò
che realmente avviene nella relazione stessa, ossia è il significato
che si attribuisce ad una relazione a caratterizzarne il vissuto individuale.
Se l’educatrice può rendere al genitore l’immagine di un
nido capace di prendersi cura del suo bambino, il genitore potrà dar
forma, fin dal primo colloquio, a una iniziale fiducia di base verso il servizio
stesso che faciliterà, a sua volta, il bambino nell’attivare nuovi
legami di attaccamento.
Il primo colloquio rappresenta il primo incontro fra i due mondi che si prendono
e si prenderanno cura dello stesso bambino: due mondi necessariamente diversi
che devono trovare un comune denominatore determinato da un comune obiettivo.
Concludendo con un accenno agli aspetti organizzativi, si possono definire le
seguenti modalità operative: