Via Sant'Isaia

La strada prende nome dalla omonima chiesa parrocchiale che ancora vi sorge all’angolo con l’attuale via De Marchi. Di questa si hanno notizie fin dall’anno 1088, sappiamo poi che fu riedificata nel Seicento. Qui è sepolto un illustre personaggio della Bologna del Settecento, don Giulio Cesare Canali, che fu parroco qui per cinquant’anni e fondatore dell’ospedale degli Abbandonati. Fu anche uomo di cultura e sacerdote molto stimato, dottore in teologia e autore di opere sull’esercizio concreto della carità.

Dall’altra parte della strada, rispetto alla chiesa di Sant’Isaia, si trova la chiesa, oggi sconsacrata, di San Mattia, insieme con l’antico complesso di monache domenicane. San Mattia era nota ai bolognesi di un tempo perché ogni anno l’immagine della Madonna di San Luca alla discesa dal monte della Guardia vi sostava dal sabato fino alla domenica mattina successiva.

Al civico 35-37 è l’attuale istituto magistrale “Laura Bassi” di cui si devono notare gli splendidi capitelli quattrocenteschi di arenaria intarsiata delle arcate a tutto sesto del portico. Su uno di questi troviamo incisa la scritta CAR, ovvero l’abbreviazione per “Carthusia”, cioè Certosa, poiché questo luogo, fondato da una comunità di monaci certosini, era chiamata, fino alla fine del XVIII secolo, la cosiddetta “Certosa di città”, per distinguerla da quella suburbana. Ancora oggi nei locali che furono dell’antico convento di certosini e che oggi sono occupati dall’istituto Laura Bassi si trova la chiesa di Sant’Anna, così chiamata in onore della reliquia in essa contenuta, il cranio di Sant’Anna, madre della Madonna, che Niccolò Albergati vescovo di Bologna aveva ricevuto in dono dal re Enrico VI d’Inghilterra durante una missione diplomatica per il Papa. I frati fecero dipingere a Gioacchino Pizzoli, che a Bologna si occupò di affrescare anche la Sala del Consiglio a Palazzo Comunale, un ciclo di affreschi atti a glorificare la santa e le sue virtù. Questi affreschi sono un esempio dei capolavori della pittura del Settecento bolognese.

Al civico numero 90, nei vasti spazi di un antico convento delle monache domenicane di San Giovanni Battista, alla fine dell’Ottocento il celebre clinico bolognese Francesco Roncati apre il primo ospedale psichiatrico cittadino.

Ultimo aggiornamento: lunedì 06 agosto 2012