Via Barberia

Il nome di questa strada, che lungo il suo corso racchiude un gran numero di palazzi senatorii e altrettante memorie storiche, ha un'origine forestiera, quando il termine barbarìa stava ad indicare qualcosa proveniente da lontano, in particolare dall’Oriente, o meglio dall'Africa settentrionale.

Percorrendo via Barberia si incontrano, innanzitutto, diversi palazzi appartenuti nei secoli passati alle famiglie dell’aristocrazia senatoria cittadina: Palazzo Marescotti Calvi al n. 4, con l’elegante scalone barocco opera di Gian Giacomo Monti che risale al 1670 e la ricca decorazione a rilievo settecentesca. Sotto il portico dei Marescotti vi è un grande affresco raffigurante una Madonna col Bambino, popolarmente chiamata "Madonna della Notte" per la protezione a lei richiesta dai viandanti che percorrevano le strade buie di Bologna; al n. 11 ha sede il sodalizio La famèja Bulgnèisa fondata nel 1928 da Luigi Longhi, centro di tutela delle più tipiche tradizioni linguistiche e culturali petroniane; al n. 13 Palazzo Monti Bendini, su cui campeggia una lapide marmorea che ricorda Giuseppe Bacchelli, che si prodigò per la realizzazione dell’Istituto Rizzoli secondo le volontà testamentarie dell’omonimo benefattore, e per aver dato a Bologna insigni figli, tra cui il più famoso, lo scrittore Riccardo Bacchelli, autore de Il Diavolo al Pontelungo e de Il Mulino del Po. Un'altra importante famiglia bolognese aveva la propria residenza in via Barberia al n. 22, gli Zambeccari, ora Palazzo Dondini Rusconi. L’attuale via Mario Finzi, possiede nel retro della Sinagoga, un importante documento storico delle "leggi razziali" del 1938: vi è una grande lapide con la stella di David e un versetto delle "Lamentazioni" di Geremia, inoltre riporta i nomi del rabbino capo e di 84 ebrei bolognesi deportati e morti nei lager nazisti.

Ultimo aggiornamento: venerdì 13 luglio 2012