Cenni storici sul territorio
I primi insediamenti urbani consistenti nella periferia bolognese risalgono solo all'inizio del ventesimo secolo, a quel tempo nelle carte topografiche della città il quartiere San Donato era costituito da un susseguirsi di poderi. Addirittura, fino al 1932, la via San Donato era denominata "Strada Comunale San Donato", ad indicare una relativa estraneità rispetto alla città di Bologna. Stando poi a testimonianze dirette, solo nel 1948 la strada San Donato venne asfaltata e vennero costruiti i binari per il primo tram che collegava San Donato al centro.
Un residente ricorda che "la via San Donato rappresentava proprio l'ingresso a Bologna per coloro che provenivano dalla campagna". Nel 1933 il costruito - abbastanza rado e formato prevalentemente da edifici rurali - si sviluppava sostanzialmente lungo le vie S. Donato, Michelino, del Pilastro e l'attuale Via Mondo, dove troviamo degli edifici costruiti dall'Istituto Autonomo Case Popolari nel 1928-1929.
Le prime abitazioni edificate dallo IACP risalgono però al 1909, anno in cui in Via Piana vennero costruiti due fabbricati destinati a famiglie che vivevano in baracche ai margini dell'area urbana, che vennero poi denominate "Case Zamboni". L'indirizzo urbanistico di questo primo popolamento costituisce una prima avvisaglia della futura destinazione sociale della zona. Infatti la ben più incisiva costruzione di 56 alloggi definiti "case popolarissime" in Via Vezza, negli anni 1935-1936, conferma che lo sviluppo demografico del quartiere rientrava (e sarebbe rientrato per molto tempo) in una politica di "zonizzazione classista". Oltretutto "il primo fabbricato di Via Vezza fu destinato ad accogliere i peggiori elementi provenienti dal Baraccato e da Via Polese cercando di isolarli", con conseguenti problemi di ordine sociale.
La costruzione di altri due fabbricati "popolarissimi" in Via Vezza nell'anno seguente fece sì che in quella zona e in Via Mondo il numero degli alloggi popolarissimi superasse quello dei popolari, unico caso in tutta Bologna.
Nonostante l'edificazione di questi fabbricati, ancora nel 1950 San Donato era un'area di confine tra la città e la campagna con un'accentuata presenza di lavoratori agricoli: "La presenza sociale era soprattutto di contadini - braccianti agricoli, coltivatori diretti, mezzadri - e operai - principalmente muratori e ferrovieri che lavoravano nel vicino scalo." Si individua in questo periodo una decina di case disposte intorno all'asse di via San Donato e un nucleo abitativo in prossimità dell'attuale Via della Campagna, dove c'era il "mulino" della zona; lo Iacp nel 1945 aveva edificato alcuni alloggi in Piazza Mickiewicz, in via Caduti della Via Fani e nella periferica via Quarto di Sopra.
Nel 1951 la situazione è pressoché simile, con pochi insediamenti residenziali concentrati lungo Via Mondo e il tratto iniziale di Via San Donato e in più di alcune strutture produttive collocate lungo la via Stalingrado, dove erano presenti anche alcuni condomini, costruiti dal Ministero dei Lavori Pubblici, che accolsero prevalentemente "sfollati".
Nella zona posta oltre la linea ferroviaria di Cintura vi erano solo pochi nuclei sparsi, con un'unica concentrazione significativa lungo la via Cadriano. Si può perciò concludere che l'assetto attuale del quartiere San Donato risale ad anni abbastanza recenti e si concentra sostanzialmente nel dopoguerra.
Il grande sviluppo del quartiere si ebbe infatti negli anni 1951- 1971, e fu rappresentato in buona parte da grandi interventi di edilizia pubblica. La vera e propria esplosione di San Donato avvenne in ritardo rispetto al resto della periferia bolognese, ma fu di grado superiore se si considera che, nel decennio 1951-1961, la popolazione residente aumentò dalle 10.571 unità del 1951 alle 27.222 unità del 1961 ed il numero delle abitazioni crebbe nello stesso periodo da 2.544 a 8.051. I dati riportati relativi allo sviluppo edilizio e all'incremento demografico confermano la straordinarietà di quello che avvenne in San Donato negli anni Cinquanta. Il decennio considerato registrò consistenti insediamenti soprattutto nella prima fascia territoriale, quella che appare come la "punta" se ci rifacciamo alla rappresentazione grafica. In particolare allo Iacp dobbiamo l'edificazione di vie intere come ad esempio Via Rasi, Via Beroaldo, via Ungarelli, Via Borelli.
Anche il decennio successivo (1961-71) portò grandi cambiamenti, anche se non di una portata paragonabile a quelli del precedente: infatti il tasso di crescita della popolazione fu più modesto e si avvicinò a quello degli altri quartieri periferici di Bologna.
In quegli anni si realizzò il primo insediamento del Fiera District, su una superficie di 357.000 mq, vennero eseguiti importanti interventi infrastrutturali come lo scalo ferroviario e la tangenziale, si infittì la residenza nella zona di San Donnino (numerosi alloggi Iacp vennero inaugurati nel 1963-1965) e nacque il Villaggio del Pilastro (1966-1970).
Gli anni '70 videro l'esaurirsi degli insediamenti residenziali nell'area a sud della Via San Donato, ma il loro proseguimento in altre zone: la zona intorno al Fiera District, dove si ebbero insediamenti residenziali e di servizi, e il completamento della zona Pilastro, con consistenti insediamenti residenziali, l'approntamento di vaste aree a verde sportivo ed a parco, la nascita del centro commerciale ecc.. L'analisi del tessuto urbano, al fine della ricostruzione storica della zona fuori porta San Donato, ha messo in luce l'espansione disomogenea delle altre zone del quartiere, oltre al nucleo centrale, quali il Pilastro, San Donnino, Calamosco, San Sisto, e l'area Fieristica.
E' evidente che nel quartiere San Donato prevalgono largamente - per peso insediativo e per numero di addetti alle attività economiche- le funzioni di rilievo urbano e metropolitano (pensiamo al quartiere fieristico, alla sede della regione Emilia Romagna, alla Rai, al Caab) rispetto a quelle locali. Cercando di ricostruire la storia di San Donato si è riscontrato che le due grandi zone, il nucleo centrale e la zona Pilastro, che compongono il quartiere sono percepite in modo nettamente distinto e come, alla base di questa percezione, ci sia la loro separazione geografica. La progettazione del Pilastro all'interno del quartiere San Donato ebbe inizio nel 1962 quando lo Iacp propose la costruzione di una nuova zona di edilizia popolare per rispondere alla necessità di offrire un alloggio alle ondate di immigrati arrivati a Bologna in seguito al suo sviluppo industriale.
Il nome Pilastro deriva dalla presenza di un piccolo pilastro, segno del passaggio di un'antica strada romana, su cui era collocata una madonnina, che venne abbattuto quando fu deciso di allargare la strada.
Il Pilastro venne inaugurato il 9 luglio del 1966 ed era costituito da 411 alloggi, una prima parte rispetto all'intero progetto che ne prevedeva il quintuplo. Nelle intenzioni dei progettisti doveva ricreare un "borgo medioevale". Affondato tra il verde, il villaggio, che si integra piacevolmente con la campagna circostante, garantisce con i suoi spazi aperti e le sue prospettive luminose un ambiente sereno e confortevole per i suoi abitanti". I primi 2500 abitanti arrivarono con i carri e i birocci; erano soprattutto meridionali già a Bologna, al Pratello e alla Barca e trovarono un ambiente poco confortevole: mancavano acqua, riscaldamento, garage, strade asfaltate, autobus, strutture sanitarie, scolastiche. Una cinquantina di persone si coinvolsero, nacque un comitato inquilini che dopo anni di impegno riuscì ad ottenere i servizi essenziali.
Inoltre non mancarono difficoltà di integrazione fra gli abitanti: tra la fine degli anni '60 e i primissimi anni '70 giunsero al Pilastro non solo meridionali ma anche veneti, ferraresi, profughi dalla Libia, oltre ai bolognesi… e si ritrovarono così vicini di casa o compagni di classe adulti e bambini con differenti abitudini e modalità di vita. In effetti la concezione del Pilastro come "quartiere meridionale" va in parte rivista.
Da un'indagine condotta nel marzo 1970 emerge che il 56% degli abitanti provenivano dal Nord, il 38% dal Sud, il 5% dal centro, l'1% da altri paesi. Probabilmente la percezione che vi fosse una prevalenza di famiglie del sud derivava dalla loro concentrazione superiore rispetto alle altre zone della città. Al di là della provenienza geografica si trattava di famiglie in prevalenza operaie e molto numerose rispetto alla media cittadina: d'altra parte queste erano le condizioni richieste per vedersi assegnato un appartamento dello Iacp. "Il primo nucleo del Pilastro costituì un vero e proprio ghetto, l'amministrazione comunale decise di rimediare progettando il "Virgolone", un edificio curvilineo di sette piani che si snoda all'incirca per 700 metri su Via Salgari, costituito da 552 appartamenti in parte di proprietà dello IACP e in parte delle cooperative. L'idea del Virgolone nacque dal bisogno di creare integrazione sociale, dall'intenzione di favorire l'arrivo di persone con redditi più alti assegnando parte degli appartamenti a riscatto e così di agevolare quella mescolanza sociale che all'inizio era mancata creando il ghetto. È importante da sottolineare due importanti aspetti a favore del Pilastro: la consistente dotazione di servizi, impianti sportivi ed aree verdi (una sovradotazione che costituisce una polarità in grado di richiamare utenti da fuori città) ed il già avviato intervento di riqualificazione delle aree centrali della zona (piazza Lipparini). Inoltre l'arrivo del complesso di attività del Centro Agroalimentare e del parco Commerciale Città Scambi e l'insediamento dell'Università in questo centro comporteranno una nuova domanda abitativa.
Il PRG del 1985 ha apportato notevoli modifiche nell'assetto del territorio del quartiere con la creazione del CAAB e il DUC-FIERA. Il CAAB (Centre Agro Alimentare Bologna), ha origine dallo spostamento del mercato ortofrutticolo da Via Fioravanti nella zona a Nord del quartiere.
Il CAAB e la Città Scambi (centro di servizi) si estende su un'area di circa 517000 mq., nella quale il piano urbanistico consente la realizzazione di 190000 mq. da destinare ad insediamenti produttivi, commerciali e di servizio. Negli anni 1998-99 il Centro Direzionale previsto è stato trasformato nella Facoltà di Agraria. Il DUC-FIERA (Documento Urbanistico Concertato) comprende la zona di Via della Liberazione (Quartiere Navile), il quartiere fieristico e tutta la zona di V.le della Repubblica. È ancora in fase di realizzazione, si prevede un incremento degli insediamenti abitativi per circa 1000 famiglie. Questo intervento urbanistico completa lo sviluppo del quartiere San Donato deciso nel PRG del 1985.
Possiamo quindi affermare che l'attuale fisionomia del quartiere è caratterizzata dalla "concentrazione" del tessuto prevalentemente residenziale e di servizi nella fascia sud attestato sulle infrastrutture ferroviarie (linee e scalo) e delle grandi funzioni specialistiche ad ovest e ad est. La maggior parte del territorio del quartiere ha conservato la destinazione agricola impostata su una struttura storicamente consolidata.
Si ringrazia la dott.ssa Daniela Lipparini per i dati gentilmente fornitici
Ultimo aggiornamento: venerdì 24 agosto 2012