Dagli anni '50 al nuovo millennio
Malgrado la soppressione del Comune, le tradizioni della comunità locale hanno impedito che il Borgo si trasformasse in un'anonima periferia cittadina. Pure nella nuova dimensione industriale, che dal secondo dopoguerra si è andata accentuando, Borgo Panigale ha mantenuto sempre una propria autonoma identità. Tale autonomia verrà rafforzata dal decentramento democratico, che da anni faceva parte dei programmi, a livello cittadino, dei diversi partiti politici. Grazie alla delibera del Consiglio Comunale di Bologna del 21 settembre 1960 la città viene divisa in 14 quartieri, portati a 18 nel 1966, con la ripartizione del centro storico in 4 quartieri.
Il 29 marzo 1963, con delibera consiliare, fu approvato il primo regolamento degli organismi democratici di quartiere che nominava i Consigli di Quartiere e gli Aggiunti del Sindaco.
Il primo consiglio a Borgo Panigale, composto da 20 membri, rappresentanti proporzionalmente le forze politiche presenti nel Consiglio Comunale, si insediò il 14 giugno 1964. L'anno successivo si rinnoveranno gli organismi di quartiere, in seguito alle elezioni amministrative del 22 e 23 novembre 1965. Nei cinque anni di mandato 1965/70 il Consiglio di Quartiere affermava la sua funzione di organo democratico e di stimolo alla partecipazione popolare alla vita della collettività.
Il consiglio comunale, nel corso di un ampio dibattito svoltosi tra il dicembre 1968 ed il marzo 1969, definiva gli orientamenti per l'attuazione del «secondo tempo» del decentramento, ossia di un «più incisivo passaggio di poteri e di funzioni ai quartieri. Per quanto concerne le attività scolastiche, le attività assistenziali, i campi sportivi, il servizio di vigilanza urbana, allo scopo di creare le condizioni di un ulteriore allargamento alla partecipazione popolare in modo più diretto alla soluzione dei problemi del quartiere, in rapporto stretto con quelli del comune»
Nell'ambito di questa prospettiva generale di partecipazione, veniva proposto un regolamento per lo svolgimento delle sedute dei consigli di quartiere, che prevedeva la costituzione di commissioni consultive di cui i consigli di quartiere dovevano avvalersi non solo per l'acquisizione di dati o di elementi utili allo svolgimento dei propri compiti, ma per allargare la base partecipativa; in tali commissioni era prevista l'immissione di membri esterni al consiglio di quartiere. Ai quartieri venivano assegnati nuovi compiti e funzioni nei settori dell'urbanistica, dell'assistenza, della cultura e della scuola. Rispetto a quest'ultima il Consiglio di Quartiere si occupava di: ammissioni alle scuole materne, ai doposcuola elementari e medi (educatori), agli asili nido, ai campi solari e degli affitti degli edifici ad uso scolastico.
La realizzazione del secondo tempo del decentramento incontrava però difficoltà ed ostacoli. Il regolamento per le sedute dei consigli di quartiere, e in particolare la parte relativa alle commissioni, non otteneva l'approvazione
della giunta provinciale amministrativa, in quanto le commissioni non potevano configurarsi come organi consultivi dei consigli di quartiere che, a loro volta, erano, in rapporto agli organi istituzionali del comune, collegi consultivi e di informazione.
I temi del decentramento furono ripresi dopo le elezioni amministrative e regionali del 7 giugno 1970. La nuova giunta affermava la volontà del comune di continuare con coerenza «attraverso i quartieri, nella ricerca del contatto con i problemi reali e con la volontà effettiva dei cittadini». (13) Con l'istituzione delle regioni nel 1970 e con la formazione degli statuti delle regioni ordinarie nel 1971, anche per i quartieri si aprivano prospettive nuove, sia per il pieno riconoscimento, nello statuto regionale, dell'articolazione dei comuni in organismi di decentramento democratico come «un'attuazione dei principi costituzionali sull'autonomia e sul decentramento», sia per l'ampliamento degli spazi di partecipazione popolare alle scelte politiche ed alla gestione dei servizi. La politica del decentramento attraversava quindi una nuova fase, intesa a superare le difficoltà incontrate nel secondo tempo del decentramento. Nel documento approvato il 28 aprile 1971, il consiglio comunale affermava la «necessità di procedere alla definizione di precisi contenuti dei poteri dei quartieri, adeguando le funzioni degli uffici decentrati, di modo che la struttura istituzionale dei quartieri stessi venga ad assumere una più specifica e qualificata caratterizzazione, volta a garantire gli strumenti e i modi di gestione sociale» (14). A tal fine dava mandato alla commissione consiliare per il decentramento di elaborare organiche proposte per l'individuazione delle funzioni degli organismi decentrati e per la revisione della regolamentazione in vigore. Presentate nel febbraio 1973 le proposte per un nuovo ordinamento dei quartieri, dopo ampio dibattito, furono approvate dal consiglio comunale, con delibera n. 9, il 13 marzo 1974. Il nuovo regolamento prevedeva nuove forme di rapporto tra il consiglio di quartiere e l' amministrazione comunale, tra il consiglio di quartiere ed il proprio presidente; attribuiva inoltre agli organi decentrati il potere di stabilire autonomamente, nel rispetto dei criteri generali, le norme per il funzionamento delle commissioni.
In seguito alle elezioni Amministrative del 15 giugno 1975, il Consiglio di Quartiere è stato rinnovato non più con una composizione proporzionale alle forze politiche presenti in Consiglio Comunale di Bologna bensì, in attesa di giungere alle elezioni dirette, proporzionalmente ai risultati ottenuti da ciascun partito nel Quartiere. E' presieduto non più da un aggiunto del Sindaco, da questi nominato, ma da un Presidente-Aggiunto del Sindaco eletto dallo stesso Consiglio con la maggioranza dei 2/3 dei componenti; tale consiglio è rimasto in carica fino al 1978.
L'8 aprile 1976 viene promulgata la legge statale n. 278 che detta «norme sul decentramento e sulla partecipazione dei cittadini nell'amministrazione del Comune». Tale legge dà la facoltà a tutti i Comuni, che hanno una popolazione superiore a 40.000 abitanti, di delegare poteri consultivi e deliberativi ai Consigli Circoscrizionali che, in tal modo, sono eletti a suffragio diretto. In anni di sviluppo del decentramento dello Stato e di attuazione dell'ordinamento regionale, in una stagione di eccezionale partecipazione politica, l'obiettivo perseguito è stato quello dell'attuazione
del decentramento, e della partecipazione dei cittadini alle scelte dell'amministrazione. Negli anni ´70 il Consiglio di Quartiere è stato determinante, anche attraverso forme di consultazione diretta dei cittadini, nell'adozione delle principali scelte urbanistiche, dei servizi sociali da realizzare, nella scelta delle opere pubbliche.
Questa fase dell'esperienza del decentramento si è conclusa alla fine degli anni ´70, poiché «il limite dell'esperienza partecipativa degli anni ´70 è stato l'impianto teorico liberal-democratico per cui le forme partecipative
hanno diffuso nella società il modello parlamentare, anziché una penetrazione della società civile nel sistema politico, per cui si è verificato un allargamento della sfera di influenza del sistema politico e del sistema dei partiti». Il 30 ottobre del 1978 è stato nominato il nuovo Consiglio di Quartiere in base alla legge 278 del 1976 ed all'articolo 5 della legge 3 del 1978, riguardante “Norme per l'effettuazione delle elezioni provinciali e comunali” in attesa della prima elezione diretta avvenuta nel 1980. Ad essa sono seguite le elezioni del 1985 - 1990 - 1995 - 1999.
Con il nuovo regolamento del Consiglio Comunale del 1979 e le modifiche del 1982, si tende ad una migliore suddivisione del lavoro tra Consiglio Comunale, Giunta, Consigli di Quartiere. Questi ultimi vengono ad avere funzione maggiormente propositiva e di amministrazione attiva sul territorio, attraverso la delega per la gestione dei servizi comunali. Questa suddivisione viene rafforzata dalle leggi 241 del 1990 e 127 del 1997, fino ad arrivare al decreto legislativo n. 267 del 2000 che prevede nello specifico, all'articolo 17, i «regolamenti delle circoscrizioni di decentramento».
Ultimo aggiornamento: mercoledì 11 luglio 2012