Dall'età moderna al XX secolo
Alla fine del XV secolo i nobili, non più costretti dagli Statuti Comunali a dimorare in città, avevano cominciato a costruirsi lussuose residenze in campagna, riallacciando i rapporti con i propri possedimenti fondiari, rapporti non cessati mai del tutto, nonostante l'opposizione dei ceti mercantili cittadini che temevano la "rinascita" degli antichi legami feudali.
In realtà le ville tuttora presenti a Borgo Panigale risalgono in massima parte al XVII secolo, tra cui Villa Ranuzzi e Villa Pallavicini.
E' probabile anche che nei secoli XV - XVI il territorio non fosse molto ospitale, soprattutto nelle immediate vicinanze del fiume. Soltanto alla fine dell'età moderna, infatti, l'assetto idrogeologico della Pianura Padana evolverà in positivo, tanto da far dire al Giordani che, durante la peste del 1630, la mortalità in Borgo Panigale fu minore rispetto al resto della popolazione, poiché il luogo "fu in ogni tempo d'aria salubre".
Tuttavia, come risulta dal "primo stato delle anime" redatto dal parroco don Andreas Rota nel 1632, (il Concilio di Trento del 15 marzo 1545 indetto da papa Paolo III, stabiliva l'obbligo per i parroci di registrare gli avvenimenti religiosi e sociali che avvenivano nelle comunità loro affidate) e tuttora conservato nella parrocchia di S. Maria Assunta, il numero dei morti raggiunse una cifra che non si ripeterà almeno per tre secoli, nonostante il "moltiplicarsi del numero delle anime" (1484 anime - 581 morti negli anni 1630/31, 8450 anime - 153 morti negli anni 1898/99).
Grazie a questo documento sappiamo anche che, a Borgo Panigale, la quasi totalità della popolazione è composta da coloni; troviamo inoltre due fabbri, un falegname e due osti, uno dei quali è il padrone dell'osteria della scala, «sub signo scale».
L'insegna della scala è ben visibile in un disegno del 1610 che schematizza le principali vie di comunicazione di Borgo Panigale e i principali edifici: quello più grande è l'osteria della scala.
L'avamposto abitativo più avanzato verso il Reno era rappresentato proprio dalla località La Scala, la quale assumerà sempre maggiore importanza tanto da ospitare, in età moderna, la sede del Comune.
E' dunque nel XVII secolo che a Borgo Panigale si segnala un notevole sviluppo: nel 1639 viene eretta da Francesco Martini l'attuale parrocchia di Santa Maria Assunta che ospiterà opere di artisti di prim'ordine, oltre ad un archivio grazie al quale, abbiamo visto, è possibile ricostruire l'evoluzione degli insediamenti e reperire molti altri elementi di storia locale. Tale archivio data dalla metà del XVII secolo fino ai nostri giorni e si presenta in buono stato di conservazione.
Nel periodo compreso tra il XVI e il XVIII secolo, il territorio corrispondente all'attuale quartiere era suddiviso in quattro comunità: Borgo Panigale, Medola, Rigosa e Spirito Santo.
A cavallo dei secoli XVIII - XIX, il territorio di Borgo Panigale assume l'aspetto che conserverà nella prima età contemporanea, ossia una zona popolata secondo due diversi criteri: densamente lungo la direttrice della via Emilia, poco nelle aree rurali con ville, abitazioni residenziali, case di contadini.
Nel giugno del 1796 Bologna è conquistata dai francesi ed il Senato bolognese, mantenuto in carica dai conquistatori, riunisce in un unico «cantone» le quattro comunità. Viceversa, la legge del 26 fiorile anno VI della Repubblica Cisalpina (15 maggio 1798), divide nuovamente le comunità di Borgo Panigale e di Medola, fino al decreto del 20 aprile 1810 (nel 1802 la repubblica abbandonò il nome di Cisalpina, per prendere quello di Italiana), il quale stabilisce la fusione delle due comunità nell'unico comune di terza classe Borgo Panigale, per un totale di 2845 abitanti: primo sindaco del nuovo comune: Calari Giuseppe.
La sconfitta di Napoleone riporta l'Italia alla suddivisione in tanti stati e, nel luglio 1815, avviene la restaurazione del governo Pontificio: Borgo Panigale, con le frazioni di Santo Spirito, Medola e Rigosa, diventerà appodiato, ossia una comunità con amministrazione separata e Sindaco proprio ma dipendente dal comune maggiore di Bologna. Nel 1832, sotto il papato di Gregorio XVI, l'appodiato fu promosso comune: il Comune di Borgo Panigale aveva una popolazione di 4014 abitanti ed era amministrata dal Priore (sindaco nel periodo dello Stato Pontificio) e dagli Anziani.
Alla fonte dell'archivio parrocchiale si aggiunge, quindi, in età contemporanea quella dell'archivio del comune di Borgo Panigale, anche se buona parte di esso è andata dispersa durante l'ultima guerra.
L'unificazione d'Italia conferma Borgo Panigale comune a sé, con una superficie di Km² 24,99 ed una popolazione di 4.260 abitanti nel 1861.
Il primo Consiglio Comunale, dopo l'unificazione, viene eletto il 12 febbraio 1860, in accordo alla legge del parlamento piemontese del 23 ottobre 1859, che prevede un corpo elettorale ristretto a causa del censo e dell'elevato analfabetismo, ed un sindaco di nomina reale. Primo Sindaco del Comune di Borgo Panigale, all'indomani dell'unificazione, fu il dott. Pellegrino Nanni Levera, già priore della precedente amministrazione pontificia.
Nel 1864, inoltre, viene completata la ferrovia Porrettana e la stazione di Borgo Panigale è la prima stazione della linea Bologna-Firenze, punto nevralgico per le merci da e per la Toscana.
Nell'ultimo scorcio del secolo l'amministrazione, espressione della piccola e media borghesia locale, operava in assoluta aderenza al potere centrale. Ciò porterà all'aggregazione di gruppi di lavoratori e, come conseguenza, alla formazione nel 1877, di una prima organizzazione su base solidaristica: la Società di Mutuo Soccorso per gli Artigiani e gli Operai.
Per quanto riguarda il territorio di Casteldebole, secondo il Giordani, risulta relativamente recente non il borgo ma la denominazione del territorio. Poco prima del 1600, nella località dove ora sorge appunto Casteldebole, è segnalata la presenza di un'unica casa privata: la casa del Magnifico Corsini; nel 1792 si aggiunsero altre case e l'agglomerato assunse il nome di Castello. Nel 1797 tale località era chiamata Castel Forte, nome che muterà, ai primi dell'800 in Castel Debole, a seguito dei danni subiti dalla zona per le piene del Reno: la prima pianta in cui compare ufficialmente il nome "Casteldebole" è una carta militare del 1884.
Nel 1894 un'alluvione del fiume Reno causerà gravi perdite umane ed ingenti danni, principalmente in località Casteldebole, per cui l'amministrazione comunale delibererà una serie di lavori per il consolidamento degli argini del fiume. Nello stesso anno si effettuerà il trasferimento della sede comunale dai locali della "Scala" in quelli che, attualmente, sono sede dell'ufficio anagrafe e della biblioteca di quartiere.
Ultimo aggiornamento: mercoledì 11 luglio 2012