Dal Mesolitico alle soglie dell'età moderna
Ai piedi dell'Appennino, tra il fiume Reno ed il torrente Lavino, ad ovest di Bologna, si situa il territorio del quartiere Borgo Panigale. Le origini e lo sviluppo di questo quartiere sono molto antiche: i primi reperti archeologici, permettono di far risalire l'insediamento umano del territorio di Borgo Panigale alla fase antica del Mesolitico, collocata tra la fine del X e gli inizi del VI millennio a.C; tale insediamento è costituito da "nomadismo di tipo stagionale".
Per ciò che concerne le fasi immediatamente successive, la documentazione archeologica è scarsissima sia rispetto al Mesolitico recente (VI - V millennio a.C.), caratterizzato da una relativa sedentarietà, sia rispetto al Neolitico (V - III millennio a.C.), in cui emerge la progressiva affermazione delle tecniche di agricoltura e allevamento. Analogo discorso vale per l'Eneolitico (o età del rame III - II millennio a.C.) e per l'età del bronzo (fase antica, media, recente), databile a partire dal II millennio a.C. E' possibile tuttavia ipotizzare l'esistenza di un villaggio di grande estensione costituito essenzialmente da capanne di struttura uniforme, riferibile all'età del Bronzo antico fino all'età del Bronzo recente (XV - X secolo a.C.).
A partire dal XIII secolo a.C. si riscontra un graduale incremento demografico, congiunto ad un notevole progresso tecnico nell'attività metallurgica. Tuttavia, anche se si ritiene possibile un ampliamento degli scambi commerciali su territori vasti in realtà storiche particolari, come ad esempio la civiltà Micenea situata tra la civiltà Cretese e la civiltà Ellenica nel XII - I secolo a.C, è difficile cogliere in situazioni come quella di Borgo Panigale la presenza di articolazioni sociali tali da gestire veri rapporti commerciali. E' stata ipotizzata la presenza di artigiani specializzati ma «itineranti», estranei alle singole comunità, responsabili della diffusione delle conoscenze tecniche e degli scambi.
Abbiamo detto che l'esistenza di questo «grande villaggio» termina con l'età del "Bronzo recente" anche se ciò non significa la fine della presenza umana a Borgo Panigale. Si ritiene infatti che, all'inizio del IX secolo a.C, abbia preso avvio un processo di protourbanizzazione della piana bolognese, per cui si sono venute a creare condizioni per un uso diverso del territorio. Numerosi ritrovamenti, anche recenti, testimoniano come nel VII secolo a.C. il territorio di Borgo Panigale sia stato coinvolto nell'evoluzione sociale ed economica documentata nella Bologna villanoviana (corrispondente, nel territorio bolognese, all'età del ferro 930 - 525 a.C.), etrusca (525 - 350 a.C. nel territorio di Bologna) e gallica ( V secolo - 191 a.C.), in un periodo compreso circa tra il X ed il II secolo a.C.
In età romana il territorio di Borgo Panigale risulta esterno sia alla città che alle zone definite «suburbane», ossia quelle poste nell'immediata periferia. Nel 191 a.C. i Romani ebbero definitivamente ragione dei Galli Boi dopo che, nel 189 a.C. era stata fondata la colonia romana di Bononia e la campagna attorno alla città aveva subìto la centuriazione. La terra dei Galli Boi, ossia l'Ager Bojorum, fu divisa ed assegnata ai coloni romani: 3000 famiglie ottennero circa 400 Kmq di terra, articolata in seguito in cardi (direzione est-ovest) e in decumani (direzione nord-sud). Venne divisa la «civitas», ossia la parte densamente abitata e protetta da mura difensive, dal territorio circostante detto «pagus», che a sua volta era circondato da «vici» o villaggi, aggregati di abitazioni senza il sussidio di alcuna difesa muraria. Il vico Panicalis o Panicale, detto più tardi Borgo Panigale, compreso tra i fiumi Reno ad Est e Lavino ad Ovest dell'attuale quartiere, (zona che a seguito delle piene e degli accumuli dei detriti alluvionali cambiava costantemente volto), fu parte di questa divisione.
Dopo le opportune bonifiche, l'area cominciò ad essere coltivata a grano, orzo, vino, miglio e panìco (cereale minore affine al miglio), la cui abbondanza sarebbe, secondo diversi storici (Giordani, Righini) all'origine del nome Panicalis; tale denominazione peraltro sembra essere già segnalata in documenti del VIII - IX secolo.
L'assetto urbanistico di Bononia quindi, risale al 189 a.C, contemporaneo al tracciato della via Emilia: il console romano, Marco Emilio Lepido (~207 - 153 a.C.) nel 187 a. C. fece costruire in breve tempo questa via che, dall'arco di Augusto in Rimini, arriva fino a Piacenza, passando per Cesena, Forlì, Imola, Bologna, Modena, Reggio Emilia e Parma. Questa via, una delle più belle lasciateci dai romani, si innesta sul centro urbano lungo la direttrice del Decumanus maximus, ricalcando la pista che percorrevano gli Etruschi e prima ancora gli Umbri ed i Liguri. E' proprio la via Emilia, assieme al corso del fiume Reno, a fornire le direttrici principali del territorio, rappresentando il punto di incontro tra i traffici e gli insediamenti.
L'opera muraria più importante di questa via è il ponte sul fiume Reno, costruito a circa 130 metri più a valle dell'attuale Pontelungo. Tale costruzione, rinforzata una prima volta da Augusto (63 a.C. - 14 d.C.) nell'anno 2 a.C. richiese, nel periodo che va dal IV al VI secolo d.C. massicce opere di consolidamento, per proteggere le sponde dalla corrosione delle acque del fiume. A tale scopo venne costruita una diga, utilizzando materiale sepolcrale prelevato da antiche tombe poste, secondo il costume del tempo, lungo la via Emilia. Tale materiale sepolcrale è stato rinvenuto, grazie a scavi parziali risalenti al 1895 - 1897, lungo il letto del fiume.
A seguito della crisi dell'impero, all'incirca nel III secolo d.C, si verificò un progressivo abbandono dei campi, soprattutto da parte dei piccoli proprietari a causa delle calate dei barbari, i quali furono responsabili del degrado del paesaggio, distruggendo le bonifiche realizzate in età romana.
Successivamente il governo romano sembra aver ritenuto opportuno ripopolare il territorio di barbari Sarmati, come risulta anche da un documento risalente al 1063, il quale segnala una località confinante con il vico Panicale come «loco qui vocatur Sarmadore».
Dopo una relativa prosperità durante l'età di Teodorico, Bologna subì il disastro della guerra greco-gotica e gli attacchi dei Longobardi fino al 774 quando Carlo Magno (742 - 814), vinti i Longobardi, restituì la città alla Santa Sede.
Sorvolando sulle contese tra la Santa Sede e gli arcivescovi locali, vediamo come il ponte sul Reno mantiene la sua posizione di nodo strategico di passaggio. La gestione del ponte divenne un vero e proprio affare, dati i cospicui lasciti e donazioni che il ponte stesso accumulò, tanto che chiesa e comune di Bologna si contesero a più riprese il diritto di amministrarne la gestione. Si arrivò alla stipulazione di un accordo tra il Comune e la Santa Sede, con papa Martino V, nel 1420: tale patto venne siglato nella chiesa di Santa Maria Assunta, il più importante edificio adibito al culto del territorio, eretto nel 1259.
Durante le guerre medievali, come sottolinea lo storico ottocentesco Gaetano Giordani, il territorio di Borgo Panigale, essendo vicino a Bologna ma al di la del fiume Reno e quindi ostacolo naturale prima delle mura della città, fu punto privilegiato per l'acquartieramento delle truppe nemiche con relativi saccheggi e distruzioni. Lo stesso nome "Borgo" indicherebbe che la zona fu dotata di fossati e palizzate simili alla base della terza cerchia di mura di Bologna ed il ponte sul Reno fu ricostruito in mattoni nel 1257.
Fin dal XIII secolo, quindi, Borgo Panigale costituiva una comunità, ossia un'unità amministrativa, dipendente dalla città-stato di Bologna ed era governata da un Massaro e dagli Homines: nel 1249 vivevano a Borgo Panigale 218 famiglie, salite a 316 nel 1257.
Nei secoli seguenti XIV - XV, con il perdurare delle lotte tra il Comune e la Santa Sede, arriviamo alle soglie dell'età moderna.
Ultimo aggiornamento: mercoledì 11 luglio 2012