Negli anni del secondo dopoguerra il quartiere è stato ricostruito
con notevoli ampliamenti, come previsto dal piano di ricostruzione. Il P.R.G.
del 1955, approvato nel 1958 prevedeva, in linea con la visione di una futura
Bologna di un milione di abitanti, un forte sviluppo urbanistico del territorio
di Borgo Panigale, che avrebbe dovuto raggiungere complessivamente 70.000
abitanti. Alla fine degli anni '60 però, è maturata
l'esigenza di un deciso contenimento delle precedenti previsioni di
espansione a favore della riqualificazione del territorio, allo scopo di
dotarlo dei necessari servizi all'epoca carenti. A tal fine è
stata elaborata la Grande Variante al P.R.G. del Comune di Bologna, nel
contesto della quale anche la quota di sviluppo prevista per Borgo Panigale
è stata notevolmente ridotta: da 70.000 abitanti a circa 30.000.
In base a tale nuova quota è stata prevista la corrispondente aliquota
di servizi, al fine di dotare il quartiere di strutture idonee.
In questa ottica veniva affrontato il problema della rete stradale e della
viabilità. Lo stesso P.R.G. del 1955-58 prevedeva la realizzazione
di una serie di arterie che avrebbero dovuto alleggerire la grave situazione
viaria. Il territorio di Borgo Panigale, come abbiamo visto, è sorto
e si è sviluppato lungo la via Emilia; questa importante arteria
per anni è stata l'unica strada che ha svolto la funzione di
collegamento del territorio con il centro cittadino. Il completamento del
programma di grande viabilità ha in parte migliorato, negli anni
60 - 70, tale situazione.
Sempre in relazione alla Grande Variante del 1969 fu redatto nel 1967 il
primo piano di edilizia scolastica, a conclusione di un'indagine condotta
nel 1962/63 dal Comune di Bologna, in vista dell'approvazione della
legge n. 641, prima legge dello Stato per il finanziamento a favore dell'edilizia
scolastica. Tale legge, così come la successiva n. 412 del 1975,
ha costituito un importante fattore di svolta, sancendo l'obbligo
da parte dello Stato a fornire i finanziamenti per l'edilizia scolastica,
modificando la prassi risalente alla legge Casati del 1859. Ha stabilito
inoltre nuovi criteri in materia edilizia tali da consentire un reale sviluppo
di contenuti educativi qualificanti. Questo ha fatto sì che, a partire
dagli anni '70, i nuovi edifici scolastici sono stati progettati secondo
nuovi principi: maggior spazio, aule per attività integrative, ambienti
per il lavoro di gruppo , ecc. In particolare lo standard previsto dalla
normativa per ogni alunno ha permesso di dotare gli edifici di aree esterne
di dimensioni adeguate.
a) Insediamenti urbani
Il Comune di Borgo Panigale è stato aggregato al Comune di Bologna
il 6 dicembre 1937 a seguito del R.D. 1793 del 5 novembre 1937 per cui,
alla data dell'VIII censimento generale della popolazione, ossia il
21 aprile 1936, era comune autonomo con una superficie di 24.990.000 m²,
una popolazione di 11.490 abitanti ed una densità di 460 ab/Km².
(16)
Il successivo censimento riporta i dati alla mezzanotte del 31 dicembre
1950; a quell'epoca il territorio dell'attuale quartiere di Borgo Panigale
corrispondeva alla XXIV zona statistica. In essa risiedevano 4.106 famiglie
per un totale di 15.276 unità; le abitazioni censite erano 3.787
con un numero medio di abitanti per abitazione di 4,1 unità. Come
è facile verificare in 13 anni la popolazione è aumentata
di 3.786 unità nonostante il flagello della guerra; non è
possibile fare il raffronto con il numero delle abitazioni censite mancando
il dato al 21 aprile 1936. Tuttavia è possibile verificare che, fino
alla metà del secolo scorso, il territorio si è sviluppato
secondo precise direzioni: ampiamente lungo la via Emilia, grazie alla grande
attrazione esercitata da questa arteria di comunicazione e dalle attività
ad essa connessa: in modo sparso nella campagna con case coloniche o ville.
Inoltre lo sviluppo urbanistico ed economico di Borgo Panigale rimane in
parte legato alle vicissitudini della linea ferroviaria Bologna-Pistoia,
iniziata nella seconda metà del XIX secolo. La stazione della Scala,
denominata Borgo Panigale, raggiunge l'apice all'epoca della "Grande
Guerra" (1915 - 1918): la maggior parte degli edifici del Pontelungo
e della Scala risalgono a quel periodo. La decadenza di questa stazione
cominciò con l'avvento del trasporto su gomma e con la costruzione,
nel 1921, del cavalcavia della via Emilia che isolò la stazione dal
resto dell'abitato. Il ventennio fascista condannò definitivamente
la "Porrettana" declassandola a linea secondaria (la direttissima
si aprirà nel 1934), la guerra fece il resto distruggendo la stazione
e buona parte della linea, ricostruite nel
dopoguerra. L'attuale stazione, oggi semplice fermata, ha continuato la
sua esistenza un po' appartata, anche se l'orario cadenzato e la futura
metropolitana Vignola - Portomaggiore porteranno probabilmente ad una sua
rivalutazione.
Il censimento del 1961 segnala 6.653 famiglie per un totale di 23.262 unità,
le abitazioni censite sono 6.571 con un numero medio di abitanti per abitazione
di 3,5. Rispetto al censimento precedente la popolazione è cresciuta
di 8.250 individui mentre le abitazioni di 2.784 unità (17). Il notevole
aumento è dovuto principalmente alla nascita ed allo sviluppo del
Villaggio Ina, «un quartiere nel quartiere», sorto nel 1953
- 54. Questo rappresenta uno dei maggiori interventi di edilizia pubblica
del dopoguerra; tale ampliamento urbano cercava di risolvere il problema
della casa fattosi impellente sia per i danni bellici, sia per l'insediamento
di nuovi gruppi sociali a seguito di fenomeni di immigrazione. Nel giugno
del 1949 l'Ina-Casa destinò alla città di Bologna la somma
di 300 milioni da adibire alla costruzione di case per lavoratori in base
al piano casa Fanfani approvato con legge n. 43 del 28 febbraio 1949. Il
progetto, predisposto dall'Ina Casa in accordo con l'ufficio tecnico del
Comune, prevedeva una "borgata autosufficiente" con oltre 900
appartamenti, edifici commerciali e ricreativi, il mercato, la chiesa, la
scuola, l'asilo, il giardino pubblico. Anche se i lavori si protrassero
oltre il previsto e gli enti appaltanti (Comune, Provincia, Istituto Case
Popolari, Bonifica Renana) non provvidero con tempestività agli allacciamenti
dei servizi, il decennio 50 - 60 vide l'urbanizzazione di questa parte "periferica"
del quartiere.
Altra zona che cominciava a svilupparsi intorno alla metà degli
anni 50, e tuttora si trova in fase di espansione urbana, è la località
di Casteldebole con numerosi nuovi insediamenti abitativi nell'attuale via
Caduti di Casteldebole e strade limitrofe, così come nuovi insediamenti
sorgono nella area centrale del quartiere e lungo la via Emilia, oltre che
nella località di via della Pietra. In questi anni si assiste anche
al lento sviluppo della località denominata "Birra Bologna".
Tale toponimo trae la sua etimologia dal fatto che, all'inizio del XX secolo,
venne costruito un edificio di «elegante architettura
industriale» che per oltre trenta anni ha ospitato una fabbrica
di birra.
Tuttavia la zona, conosciuta fino agli inizi degli anni '50 come "Due
Ponti" per la presenza di due cavalcavia su cui transitano le linee
ferroviarie per Milano e per Verona, comincia a cambiare volto nei primi
decenni del XX secolo. Nel 1930 l'aeroporto militare si trasferisce dai
Prati di Caprara all'attuale sede, occupando poco più della metà
dell'odierna pista e dello spazio aereo portuale. L'attuale assetto urbano
comincia a disegnarsi alla fine degli anni 60, per ampliarsi costantemente.
Il fiume Reno, che ancora alla fine degli anni 50 possedeva acque limpide
e vasti arenili con alle spalle boschetti di pioppi, lentamente e costantemente
degrada. Sotto i due ponti, così come sotto il Pontelungo, gli arenili
che un tempo si trasformavano nella "Riccione
dei Poveri" presentano vaste zone di abbandono e incuria.
Il censimento del 1971, che riporta i dati alla mezzanotte del 31/12/1970,
segnala 8.784 famiglie per un totale di 27.191 unità e 8.599 abitazioni
(18). La popolazione continua a crescere (+3.929 unità) così
come il numero delle abitazioni censite (+ 2.028). Il costante aumento urbano
e demografico interessa le zone del decennio precedente, soprattutto Casteldebole
in decisa espansione grazie ad insediamenti P.E.E.P, l'area circostante
via della Pietra ed in parte il territorio di Lavino. Quest'ultimo «borgo
nel borgo» ha sempre mantenuto la sua caratteristica di zona
di frontiera, diviso dal torrente omonimo tra la giurisdizione del Comune
di Bologna a levante e quella del Comune di Anzola a ponente, oltre ad una
piccola "striscia" ad ovest della via Emilia facente parte del
Comune di Zola Predosa. Il ponte sul torrente accentua questa divisione,
separando la zona di ponente sobria e produttiva (ancora oggi è attivo
il mulino Bassini) dalla zona di levante più "mondana"
per la presenza di una rinomata osteria e, a tutt'oggi, dell'unico cinema
teatro del quartiere, funzionante dal 1923 e ristrutturato nel 1965.
In questo decennio inoltre il Villaggio Ina, costruito notevolmente distaccato
dal centro, si è fuso con il centro urbano del quartiere grazie ad
insediamenti P.E.E.P. e di edilizia privata che hanno interessato la fascia
agricola esistente appunto tra il Villaggio ed il centro del quartiere.
Ancora in questi anni inoltre viene portata a termine la prima realizzazione
del programma di grande viabilità: la tangenziale.
Questa ampia arteria di scorrimento, che ha portato a Borgo Panigale un
notevole miglioramento rispetto al traffico di transito, entra in funzione
il 12 luglio 1967.
Il successivo censimento del 1981, riportante i dati al 31/12/1980, indica
10.516 famiglie per un totale di 28.260 (+ 1.069) componenti, mentre le
case censite ammontano a 10.344 (+ 1.745). Pur continuando a crescere entrambi
gli indici, si assiste ad un costante calo del numero medio di componenti
per famiglia: si passa dal 3,5 del 1961 al 3,1 del 1971, al 2,7 del 1981
.
Un nuovo imponente insediamento di edilizia residenziale riguarda la zona
di via King, parte del territorio di Lavino ed ancora il territorio di Casteldebole.
Queste ultime costruzioni di Casteldebole hanno caratteristiche diverse:
vanno dall'edilizia cooperativa a quella privata, a quella IACP; dagli interventi
dell'Opera Universitaria a quelli del Comune per sfrattati, casi sociali
ecc, con l'obiettivo di costituire abitati misti per evitare la creazione
di zone ghetto.
Rispetto al problema della viabilità, come la realizzazione della
tangenziale ha portato un miglioramento per quel che riguarda il traffico
di transito, la Sussidiaria Sud, entrata in funzione
a fine dicembre 1975, ha portato notevoli vantaggi per il traffico da e
per il centro cittadino: tale arteria costituisce una valida alternativa
(oggi più che mai) alla via Emilia. Si diparte dai viali di circonvallazione
in corrispondenza di via della Grada e termina sulla via Emilia all'altezza
della nuova Persicetana (via Sabotino, via Tolmino, viale Gandhi, rotonda
Romagnoli, viale Togliatti, rotonda Croce, viale De Gasperi).
I dati del 1991 indicano, al 31/12/91, 10.671 famiglie residenti nel quartiere,
per un totale di 25.750 individui. Come si vede pur aumentando, sebbene
in scarsa misura, il numero delle unità familiari (+ 155), il numero
dei componenti è per la prima volta, in diminuzione (- 2.510).
Un dato estremamente significativo, che in maniera inequivocabile indica
l'evoluzione della popolazione del quartiere, è l'indice di vecchiaia,
ossia il rapporto tra popolazione anziana (oltre i 64 anni) e giovane -
adulta (15 - 64 anni): nel 1981 tale indice era del 99,9%, nel 1991 era
del 238,6%! Il numero delle abitazioni censite è di 10.797 unità
con una variazione, rispetto al censimento precedente del 1981 di + 453
unità. Le zone che hanno visto uno sviluppo abitativo sono state
le zone limitrofe a via della Pietra ed ancora Casteldebole, con gli ultimi
lotti previsti dal piano di edilizia popolare. Nel centro di Casteldebole,
il 31 marzo 1984, è stato inaugurato il Centro Bacchelli divenuto
il "polmone culturale" della zona, non esistendo altri centri
di interesse o di aggregazione. Nel 1995 il Centro è andato quasi
del tutto distrutto da un incendio: sarà riaperto, dopo il restauro
e la messa a norma, nel 1998.
L'ultimo censimento riportante i dati al 31/12/2001, del quale si hanno
ancora proiezioni parziali, indica 11.048 famiglie residenti nel quartiere
per un totale di 24.110 unità. Come si vede pur continuando a crescere
il numero delle famiglie (+377) il numero della popolazione residente è
ulteriormente in calo (-1.640); questo dato indica l'aumento del numero
delle famiglie composte da una sola persona, come segnala l'indice della
dimensione familiare media che risulta essere dell'1,7%, mentre l'indice
di vecchiaia sale al 270% circa!
Il numero delle abitazioni censite è di 11.200 con un aumento di
403 unità; i nuovi insediamenti hanno riguardato la zona di viale
Salvemini prospiciente il viale Togliatti, fino alle vie Einaudi e De Nicola,
(parte nord di Casteldebole) e la zona di via del Triunvirato. In via della
Salute sorgono 50 alloggi protetti per anziani, dotati di servizi socio
assistenziali, ed altrettanti ne sono previsti in un'area vicina. Nella
zona di via Koch, grazie ad un progetto di riqualificazione urbana, è
prevista la costruzione di circa 100 appartamenti nell'area del mulino -
pastificio compreso tra via Lepido, via della Salute e appunto via Koch.
Rispetto al problema della viabilità il 28 ottobre 1997 è
stata aperta al traffico la nuova circonvallazione che dalla Pioppa di Borgo
Panigale arriva alle porte di Anzola, tagliando in tal modo il centro abitato
di Lavino ed il
Ponte, ristrutturato ed inaugurato il 21 giugno 2002, che collega da secoli
il territorio di levante a quello di ponente.
b) Insediamenti produttivi e commerciali
Per quanto riguarda gli insediamenti produttivi e commerciali non ho ritenuto
pertinente esaminare e confrontare i dati delle rilevazioni statistiche,
relative ai decenni esaminati precedentemente per gli insediamenti urbani.
A partire dal IX censimento generale riportante i dati alla mezzanotte del
31 dicembre 1950, abbiamo visto che il territorio di Borgo Panigale corrisponde
alla XXIV zona statistica del Comune di Bologna; da questa data gli elementi
riguardanti gli insediamenti produttivi e commerciali sono stati censiti
con criteri non sempre comparabili tra loro se non attraverso raffronti
e proiezioni che decisamente si discostano dalla natura del presente lavoro.
Sarebbe necessario operare raffronti tra dati che riguardano «vani
ad uso non abitativo», «licenze per il commercio fisso e ambulante»,
«licenze per esercizi pubblici», «licenze per servizi
pubblici», «addetti secondo il ramo di attività»
e così via. Le stesse fonti censuarie avvertono che il confronto
tra i dati dei vari censimenti è possibile solo parzialmente. Sottolineano
ancora che, a partire dal VII censimento generale dell'industria e
dei servizi, riportante i dati al 21 ottobre 1991, il campo di osservazione
è stato ampliato. Ciò al fine di coprire alcune attività
precedentemente escluse dalla rilevazione come le istituzioni
(unità che producono beni e servizi non destinabili alla vendita),
diversamente dalle imprese (attività esercitate per produrre beni
e servizi) e dalle unità locali (luogo in cui si realizza la produzione
di beni o servizi destinabili o meno alla vendita). Un ulteriore motivo
di difficoltà è dato dalla nuova classificazione delle attività
economiche (introdotta anch'essa con il VII censimento dell'industria
e dei servizi), maggiormente rispondente all'attuale sistema produttivo,
rispetto a quella precedentemente in uso.
In base a ciò ho ritenuto utile ricollegarmi ai dati precedentemente
raccolti per verificare se, parallelamente allo sviluppo di importanti agglomerati
urbani, si è verificato incremento nelle attività produttive
e commerciali.
Agli inizi degli anni ´50 la maggior parte degli esercizi pubblici
gravitava lungo la via Emilia grazie all'importanza di questa grande
ed all'epoca unica grossa arteria di comunicazione. In quegli anni
le aziende presenti nel quartiere, che impiegavano il maggior numero di
addetti, erano la Ducati, la Fabbri, la Garuti, la Sarum, per citare solo
le maggiori.
Nel 1936 la "Ducati" lascia il centro
urbano di Bologna, dove aveva aperto nel 1926, per installare i nuovi impianti
a Borgo Panigale con un organico di 1.100 dipendenti in maggioranza donne.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale conta già 2.300 dipendenti
che producono apparecchiature altamente specializzate, oltre al mitico "cucciolo",
capostipite delle moto che hanno costruito il mito dell'azienda nel
mondo. Con l'entrata in guerra dell'Italia, la Ducati orienta
l'intera attività verso la produzione bellica; ciò frutterà
altissimi profitti, grazie ai quali l'azienda raddoppierà l'area
degli stabilimenti. Ma la "resistenza operaia" si fa sentire:
agli inizi del 1943 i lavoratori danno il via ad azioni sistematiche di
sabotaggio alla produzione bellica, mantenendo le loro posizioni di concreta
opposizione anche contro il regime fascista e le SS, alle quali i fratelli
Ducati "consegnarono" la direzione dello stabilimento. Nel periodo
immediatamente successivo la liberazione - 21 aprile 1945 - si denunciano
le gravi responsabilità dei fratelli Ducati. La ricostruzione ed
il ripristino delle condizioni produttive riprenderanno e, nell'ambito
della costruzione di una nuova immagine della dirigenza aziendale, verrà
istituito nel settembre del 1946 il primo asilo nido aziendale per i figli
delle dipendenti, struttura che rimarrà in funzione fino al 1982,
per diventare parte della nuova ala del nido comunale Turrini, in parte
finanziato dalla stessa azienda a seguito di una lunga vertenza sindacale.
Successivamente la Ducati cambierà diverse gestioni aziendali, caratterizzando
per decenni la "vita industriale" di Borgo Panigale, fino a
connotarsi come un' azienda proiettata verso un'integrazione
tra gestione "storica" e management internazionale.
Gli stabilimenti della "Fabbri", altra
grande realtà industriale panigalese, cominciano l'attività
nel 1914 (il lavoro era iniziato a Portomaggiore nel 1905), per interrompersi
con la Grande Guerra e riprendere nel 1919. L'azienda occupava un
notevole numero di dipendenti soprattutto donne con una produzione, per
l'epoca, veramente notevole. Allo scoppio della seconda Guerra Mondiale
la produzione fu nuovamente bloccata; l'impresa fu requisita dai tedeschi
ed in seguito bombardata: il lavoro venne interrotto e le maestranze mandate
a casa. La direzione dell'azienda lanciò un messaggio attraverso
un'inserzione sui giornali invitando tutti i dipendenti a riprendere
il lavoro alla fine del conflitto: così avvenne, allargando la produzione
al settore dei gelati. Tutt'ora attiva, la ditta ha trasferito l'attività
nel Comune di Anzola alla fine degli anni '80, lasciando nella sede
di Borgo Panigale i propri uffici amministrativi. Ha continuato costantemente
a progredire, allargando ininterrottamente il proprio mercato, conquistando
affermazioni internazionali.
Agli inizi degli anni '50 era attiva un'altra distilleria la
"Garuti" rimasta produttiva nella zona
fino alla metà degli anni '60, occupando anch'essa un
gran numero di manodopera, prevalentemente femminile. Questa azienda si
collocò nei locali della ditta "Birra Bologna" negli
anni '30 per trasferirsi, negli anni 1964 - 65 più a
valle, nel territorio di Calderara. Oggi, nell'area che fu dello stabilimento
della Birra prima e della Garuti poi, sono sorti eleganti edifici (via Triunvirato
e via Traversa), che ospitano abitazioni e negozi.
Altra ditta presente nella zona della Birra dal 1920 fino al 1962 è
stata la ditta "Sarum" detta stracceria.
In tale attività la manodopera, oltre 300 operaie, recuperava gli
stracci per le cartiere e le fabbriche tessili di Prato. La ditta chiuderà
nel 1962 ed in seguito gli edifici ospiteranno una società internazionale
di trasporti tutt'ora attiva.
Nel ventennio 1950 - 1970 nacque e si sviluppo il Villaggio Ina, seguito
da un successivo ampliamento lungo la via King, che permise di collegare
il Villaggio al centro del Quartiere. Il progetto originario prevedeva un
complesso di edifici pubblici suddivisi in centro educativo (chiesa, scuola,
asilo), centro commerciale (negozi, mercato coperto, cinema), servizi di
pubblica utilità (farmacia, caserma dei carabinieri, ufficio postale).
Di fatto, ultimati i lavori edilizi, entrò in funzione un mercatino
provvisorio assieme ai negozi collocati sotto il "portico del treno"
di via Normandia. Non vennero mai costruiti il cinema-teatro, la caserma
dei carabinieri, il mercato coperto. Verrà viceversa inaugurato,
alla fine del 1989, il nuovo centro commerciale "Centro
Borgo"; con questa struttura la geografia della campagna circostante
si è inesorabilmente modificata; il Villaggio ha definitivamente
perso quello che rimaneva della concezione di "borgata", per
diventare una parte del quartiere perfettamente integrata, polifunzionale
ed efficiente. La presenza di questo grosso centro e dell'ipermercato
ha cambiato non poco la mentalità dei commercianti locali: i negozianti
per non soccombere hanno dovuto riqualificarsi per reggere la concorrenza
del «colosso».
Per quanto concerne la zona di Casteldebole l'urbanizzazione massiccia
ha comportato numerosi problemi. Oltre alle questioni di ordine strettamente
socio - assistenziale relative alla presenza di un notevole numero di "situazioni
a rischio", la zona è caratterizzata da problematiche più
generali riscontrabili in tutte le aree di nuova edificazione. Prima dei
nuovi insediamenti Casteldebole presentava gli aspetti che caratterizzavano,
un tempo, le vecchie borgate agricole. Lentamente, dalla fine degli anni
'70 in poi, il territorio si è dotato dei servizi e delle infrastrutture
necessari, assieme a pochi negozi specializzati ed al Centro
Commerciale di via De Nicola inaugurato il 28 ottobre 1983 e ristrutturato
alla fine del 1998.
Allo stato attuale ritengo che il fenomeno della "desertificazione
commerciale" abbia modificato ampiamente il Quartiere. Numerose
attività commerciali sono state costrette a chiudere non solo a causa
della presenza di ben quattro tra iper e supermercati, presenti tra Borgo
Panigale e Casalecchio, ma anche a causa degli affitti sempre più
esorbitanti. Ciò ha portato al fiorire di un determinato tipo di
attività commerciali: agenzie immobiliari, gruppi assicurativi, istituti
bancari, pizzerie da asporto: tutte attività che possono permettersi
canoni a valore di mercato. E' evidente che questi esercizi non fanno parte
di quelle che vengono definite "attività
di vicinato" quali bar, negozi alimentari o di abbigliamento,
che possono diventare motivo di aggregazione non limitata al servizio offerto.
In questa ottica andrebbero riqualificati l'arredo urbano, i parcheggi,
l'illuminazione, in modo da far sì che la presenza delle attività
di vicinato rimaste, diventi motivo per passeggiare lungo le vie del quartiere
in una cornice gradevole.
Per concludere mi sembra interessante riportare la recente notizia che la
nuova vetrata per la sede del Quartiere, costituita da 37 pannelli e ispirata
all'origine operaia del quartiere, riporta tra le altre due icone che rappresentano
«una fetta della storia recente del Quartiere»:
il motociclista ed il vasetto di amarena!
A cura della Redazione Iperbole
- Settore Comunicazione - Comune di Bologna
Ultimo aggiornamento: 26 09 2006
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