titolo del libro: la dismissione      ERMANNO REA
La dismissione
Milano, Rizzoli, 2002

La fabbrica come identità, come solidarietà, come forza, come sicurezza. E la sua distruzione che demolisce non solo una struttura e un'attività, ma anche gli uomini che vi lavoravano, la città che intorno ad essa ruotava e che da essa prendeva vita. L'Ilva, la grande acciaieria di Napoli, condannata a morte da scelte economiche "globali" che, come sempre, prescindono dagli uomini, è davvero simbolo di questo iter. Rea, costruendo intorno ad essa il romanzo ha, con grande intensità e forza, evidenziato una problematica che si allarga ben oltre lo specifico evento pur partendo da un personaggio, l'operaio Vincenzo Buonocore. Ossessionato nevroticamente dal ruolo assegnatogli di sovrintendere allo smantellamento dell'acciaieria, Buonocore vuole fare di questo compito il più grande emblema della sua vita lavorativa: bisogna che tutto venga smontato senza che si crei il minimo danno all'impianto. Distruggere, fabbrica e città, per ricostruire altrove, un "altrove" vantaggioso solo a chi possiede. Alla maniacale precisione dell'operaio che, in quello stesso compito, attua un suicidio personale e collettivo, corrisponde anche la figura femminile del romanzo: Marcella che dalla bellezza e dalla giovinezza non sa trarre gioia, ma è dominata da un dolore antico, una malinconia senza speranza.
 
     L'autore

Ermanno Rea (Napoli 1927) vive tra Milano e Roma. Giornalista, ha collaborato con numerosi quotidiani e settimanali. Ha pubblicato: Il Po si racconta: uomini, donne, paesi, città di una Padania sconosciuta (1990; nuova edizione rivista, 1996); L'ultima lezione (1990), sulla vicenda dell'economista Federico Caffè; e Mistero Napoletano (1995, Premio Viareggio per la narrativa 1996), storia di una comunista nella Napoli della guerra fredda. Nel 1998 è uscito presso Rizzoli Fuochi fiammanti a un'ora di notte (Premio Campiello 1999).



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