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Il Meloncello nei diari dei viaggiatori del Grand Tour d’Italie

Dal forte impatto scenografico, l’Arco del Meloncello non poteva passare inosservato ai viaggiatori del Grand Tour d’Italie che lo ricordano nei commenti dei loro diari di viaggio, attestandone la paternità a Francesco Galli Bibiena membro dell’importante famiglia bolognese di architetti scenografi.

Il francese Charles Nicolas Cochin, ritrattista e pittore di corte, accompagna tra il 1750 e il 1751 nel suo viaggio in Italia il fratello di madame de Pompadour sostando a Bologna nel marzo del 1750; sebbene apprezzi la bellezza dell’arco del Meloncello, ne critica la realizzazione tecnica:
[Il portico], a mezzo cammino è arricchito da una specie di padiglione architettonico decorato dal Bibbiena, ove c’è del genio benché l’architettura non sia corretta ed il piano non ne sia buono. 

L’abate francese Richard Jérome, in Italia nel 1761-62, viene colpito da “quest’opera immensa” che definisce “una delle più grandi costruzioni realizzate dopo la brillante epoca dei romani”. Anch’egli non manca di notare il Meloncello: Tutto è proceduto così bene che finalmente quest’opera immensa è stata ultimata. Verso la metà del percorso si eleva un grande padiglione architettonico decorato da Bibiena, impostato sopra una specie di ponte sotto cui passa la strada.

Il maggiore rappresentante del vedutismo monumentale bolognese del tardo Settecento, Pio Panfili, realizzò un disegno acquerellato mettendo in risalto l’equilibrato accostamento dell’edificio medievale sulla sinistra, con il nuovo intervento barocco rappresentato dallo scenografico arco del Meloncello. Una veduta molto amata ed esportata dai viaggiatori stranieri au retour d’Italie.

In seguito, nel 1830 anche Antonio Basoli riprende il Meloncello, ma diversamente dalle vedute tradizionali illustrative di Panfili, viene narrato dal suo interno, sotto i grandi arconi in fuga prospettica, dove si svolge una scena di vita cittadina illuminata da un caldo sole estivo, i cui attori sono tre devote, che di lì a poco scompariranno dietro la curva del portico, e un gentiluomo che con fare affettato porge l’elemosina a un mendicante. 

Tra la fine dell’Ottocento e i primi Novecento la fotografia sostituirà queste vedute e incisioni e a Bologna, nei primi atelier fotografici di Pietro Poppi e Giovanni Mengoli, si venderanno ai moderni turisti le fotografie formato cartolina dei più illustri monumenti della città, tra i quali ancora ritroviamo l’arco del Meloncello ora ripreso in bianco e nero con l’ausilio della macchina fotografica da poco inventata.

 

Fonti e riferimenti fotografici:
Pier Luca Gamberini, Il portico del santuario di  San Luca: una ricerca iconografica e storico artistica, tesi di specializzazione in Storia dell’Arte, Università di Bologna.
La Madonna di San Luca in Bologna, a cura di M. Fanti, G. Roversi, Cinisello Balsamo (Mi) 1993.

Su gentile concessione della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, da Collezioni d’arte e di storia:

Pio Panfili, Arco del Meloncello, penna acquerellata, 168x299 mm, 1803 c.a.
Antonio Basoli, Portico di San Luca, Arco del Meloncello, olio su tela, cm. 31,5x25, prima metà del XIX secolo;
Pietro Poppi, Bologna – n°164 Arco del Meloncello, da Fondo Poppi - Fotografia dall’Emilia, negativo, cm. 20,9x27, 1871-1879;
Giovanni Mengoli, Arco del Meloncello, serie di foto tratte dal Fondo G. Mengoli, primi del '900.