Rete civica Iperbole

Strada porticata di Santa Caterina

 

La prima documentazione sull'origine del nome risale al 1296, quando si ritrova negli estimi il toponimo Burgo S.Catherina accompagnato da un altro nome: Pizaimorti. Questa dicitura continua a comparire anche nel censimento per la gabella del sale del 1395, così come negli scritti di vari storici successivi. La chiesa di Santa Caterina di Saragozza esisteva già nel 1256 ed è ricordata in un testamento di quell'anno citato dal Guidicini. Lo specificativo “di Saragozza” era aggiunto per evitare confusione con l'altra chiesa in Strada Maggiore. Non è certa invece la ragione del nome scomparso “Pizza i Morti”: narra lo Zanti che a causa di una pestilenza quasi tutti gli abitanti di questa contrada morirono, così che il tragico evento rimase nella dicitura, mentre il Solaroli ipotizza che in questa zona abitassero persone che facevano il mestiere di becchino. 

Lo storico Giuseppe Guidicini in Cose notabili della città di Bologna ci ricorda che la via era abitata da «lupi affamati, prostitute, becchini, bottegai e artigiani» il che testimonia fin dall'antichità il carattere popolare della strada. Nel 1568  risulta che «fu permesso alle meretrici di abitare dal mezzo della strada in su». Abbiamo anche testimonianze che la via durante il XVIII secolo fu chiamata Borgo degli Sbirri perché vi abitavano coloro che erano i responsabili dell'ordine pubblico. Ciò che è certo è che la strada fu sempre identificata come Borgo di Santa Caterina, oppure Borgo di Santa Caterina di Saragozza (Guidicini) fino alla riforma toponomastica del 1873/78, in cui Borgo fu soppresso e rimase solo Via Santa Caterina.

Diverse fonti ci permettono di verificare il mantenimento dell'assetto morfologico, ovvero il caratteristico lotto residenziale stretto e lungo per metà occupato dall'abitazione, spesso dotata di patio per motivi di illuminazione, e per l'altra metà dal cortile interno. Una di queste è il Catasto Gregoriano del 1835.

La tutela per le tipologie architettoniche originarie e la continua manutenzione delle strutture culmina con gli interventi proposti dal piano del centro storico di Bologna del 1973, elaborato grazie a studi  compiuti dal gruppo di lavoro diretto dal professor Leonardo Benevolo e promosso dall'assessore Pier Luigi Cervellati. La metodologia tipologica è qui applicata con rigore scientifico su intere parti di città come via San Carlo e via San Leonardo, tanto che il piano di recupero bolognese è stato preso ad esempio in molte altre città italiane ed europee. Le case con portico architravato ligneo erano considerate fino ad allora “edilizia minore” cioè di scarso valore storico urbanistico. Al contrario, queste parti di città sono elevate ad esempio particolarmente significativo di tessuto ultrasecolare che, nel caso di Santa Caterina, si trova solo su di un lato della strada mentre sull'altro è presente il muro di recinzione delle strutture conventuali matrici dell'intero intervento.