Rete civica Iperbole

Portico devozionale di San Luca

 

La storia del portico di San Luca è strettamente legata alla devozione dei bolognesi per la sacra immagina della Beata Vergine, custodita all’interno del Santuario posto in cima al Monte della Guardia. Per comprendere la nascita e lo sviluppo di questa grandiosa opera è indispensabile inquadrarla dal punto di vista storico e devozionale. Il Monte della Guardia già dall’anno Mille è sede di una fondazione eremitica creata da Angelica Bonfantini e custode di un’immagine della Vergine che la tradizione vuole realizzata dall’evangelista Luca. Il culto cittadino della Madonna si delinea gradatamente fino al 1433 quando, per iniziativa di Graziolo Accarisi, membro del Consiglio cittadino degli Anziani, iniziano i trasporti celebrativi in città dell’antica immagine. Nel 1459 lo stesso Accarisi è autore di una cronaca in cui si narra il leggendario arrivo da Costantinopoli dell'icona, trasportata da un pellegrino greco al tempo delle crociate. Con l'intensificarsi del culto, le processioni diventano un appuntamento annuale e, dal 1476, per volere di Giovanni II Bentivoglio, vengono spostate dalla prima domenica di luglio al mese di maggio, durante le Rogazioni Minori, dove si eseguivano celebrazioni religiose e popolari per ottenere la protezione sui raccolti e dalle calamità naturali. Fino al XVII secolo, il percorso ha inizio al Santuario sul Monte della Guardia, dove un gruppo di membri della Confraternita di Santa Maria della Morte si reca a prelevare l'immagine, scendendo quindi in città lungo la via di Casaglia, raggiungendo lo sbocco della valle del rio Meloncello e proseguendo per via Saragozza. L'ingresso a Bologna avviene in maniera solenne e spettacolare. La processione dell’Ascensione che parte dal Santuario fino alla città non solo ripete fisicamente l’esperienza dell’ascesa come manifestazione devozionale alla Madonna, ma anche un eccezionale concorso di comunità e devoti provenienti sia dal mondo aristocratico sia contadino. 

Tra XVI e XVII secolo la città affronta un periodo caratterizzato da ripetute crisi produttive, carestie ed epidemie, da cui nascono contrasti politici, economici e sociali. Questo è anche il periodo controriformista, nel quale vi è una ripresa religiosa che si esprime anche attraverso lo sviluppo di un’attività edilizia sacra e con un’intensificazione della devozione mariana. Il fulcro di devozione si sposta dal centro della città alle colline circostanti, in zone isolate dove sono collocati antichi eremi abbaziali. Luoghi lontani che diventano a poco a poco raggiungibili grazie alla costruzione di strade adatte ad accogliere processioni e pratiche devozionali. Pertanto s’incrementa la devozione alla Beata Vergine di San Luca, alimentata dalla sempre ripetuta leggenda della miracolosa migrazione. In questo momento Bologna diventa protagonista e meta di numerosi pellegrinaggi che la rendono “città santa” quasi altrettanto di Gerusalemme e di Roma. Il modello devozionale che s’instaura dunque in Bologna agli inizi del Seicento è incentrato sul consolidamento della leggenda “lucana” e l’incoronazione dello stesso come culto nazionale, anche attraverso l’inserimento dell’immagine mariana nelle monete di conio. La presenza dell’immagine della Beata Vergine di S. Luca sulle monete, anche quelle di piccolo conio, ha avuto una finalità soprattutto giurisdizionale; il mito religioso diventa così mito civile, fondendo insieme esigenze politiche-civili e religiose. In questo contesto di valori ed esigenze, oltre che di esperienze di fede, prende corpo a partire dal Seicento la necessità di fare la processione anche in diversi periodi dell’anno, pertanto vengono eseguite contemporaneamente imponenti realizzazioni monumentali, quali appunto il portico che lega la città al santuario e la ricostruzione imponente del santuario stesso ad opera dell’architetto pubblico Carlo Francesco Dotti (1670-1759).

 Tra XVII e XVIII secolo viene realizzato, con il concorso di finanziamenti sia pubblici sia privati, il portico di San Luca, un percorso cerimoniale coperto che dalle mura della città permette di raggiungere il Santuario collinare, lungo 4 km circa. Il tracciato viene segnato dal perito Gianantonio Conti e nel 1655 Camillo Sacenti e l’architetto del senato Ercole Fichi redassero un primo progetto, risultato delle nuove conoscenze in campo architettonico e ingegneristico, frutto del periodo illuminista dove l’esaltazione della scienza porta alla realizzazione che, nel suo sviluppo, riesce a seguire le acclività del terreno e stabilizzare i dissenti franosi. Nel 1673 fu costituito un comitato promotore per raccogliere fondi per il portico e l’anno dopo, con la posa della prima pietra, iniziarono i lavori di costruzione.

Nel 1676 i trecento archi del primo tratto, che vanno da porta Saragozza al Meloncello, sono conclusi. Del tratto di portico collinare, invece, è incaricato Giampaolo Sacchi. Nel 1675 furono costruiti i primi otto archi dalla cima del colle verso valle, che fu poi completato solo ai primi del Settecento sotto la direzione di Giovanni Antonio Conti. Nel 1715 si concluse l’opera del portico e in tale occasione è stata coniata una medaglia. Nel 1717 per la prima volta la Madonna fu portata in processione sotto al portico. Dal Settecento ad oggi non si verificano interventi significativi sull’assetto del portico collinare, se non per conservare e tener in buono stato la sua struttura, preservandone l’aspetto e la funzione. Nel 2019 parte un grande intervento di restauro, finanziato con i fondi del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.