Rete civica Iperbole

Portici trionfali di Strada Maggiore

 

I portici di Strada Maggiore risultano essere un palinsesto davvero singolare dell’opera sempre aggiornata del linguaggio architettonico di ogni epoca. La Strada Maggiore infatti fu sempre, per monumentalità e vicende, un’arteria emergente nel tessuto urbano del centro storico bolognese. L’appellativo di “Strada” (Strada Maior) lo ebbe probabilmente dal fatto di essere fra le prime lastricate, corrispondendo di fatto con la romana via Aemilia, in prosecuzione a levante del decumano massimo dell’antica Bononia.

In ogni tempo fu una via molto percorsa, perché essa era l’unica strada per la quale ci s’incamminava direttamente per recarsi a Roma senza uscire dallo Stato della Chiesa: l’arteria che conduceva nella capitale da Bologna era infatti costruita dalla via Emilia fino a Rimini, e quindi, da Rimini a Roma, dalla via Flaminia, che ne era la prosecuzione. Pertanto dalla Porta Maggiore, che era la più bella e la più ampia di tutte le porte cittadine del XIII secolo, transitarono papi, imperatori e re, e lungo il percorso della via si incamminarono le carovane dei mercanti e dei pellegrini avviati verso la Città Eterna o verso i centri della Romagna e delle Marche.

 

Non a caso sorsero sulla Strada Maggiore alcuni degli edifici civili e religiosi che sono fra i più interessanti e belli di Bologna. L’itinerario stesso segnato da questa via ha una sua suggestione ambientale, cui concorrono le ampie arcate dei portici vetusti, nonché la varietà dei colonnati e delle scenografie architettoniche da essi inquadrate in un ritmico gioco di luci e ombre. Sotto questi portici, sovente spaziosi come si conviene ad una strada importante, si susseguirono vivaci scambi sociali e commerciali. La storia della strada e dei suoi portici si spiega attraverso la storia di alcuni monumenti sacri e profani che fittamente si affacciano sui due lati della strada; spesso ad essi sono collegati brandelli di storia della città, delle famiglie e degli ordini religiosi che li costruirono.

 

La chiesa barocca di S. Bartolomeo, uno dei capolavori dell’età della Controriforma a Bologna, fu realizzata a partire dal 1653 su progetto di Agostino Barelli. Nel 1506, alla caduta del regime bentivolesco, il papa Giulio II copre di favori uno dei suoi protetti, il tesoriere e arcidiacono Giovanni Gozzadini, donandogli anche la carica di priore di S. Bartolomeo. Egli decise di ricostruire la chiesa nel 1512 e inglobarla in un grandioso palazzo da costruirsi sotto le Due Torri, nel cuore della città. Il progetto di Gozzadini era certamente ispirato ad alcuni palazzi cardinalizi romani, che univano la funzione residenziale a quella ecclesiastica, come Palazzo Venezia o il Palazzo della Cancelleria.

 

Altro importante portico di proprietà ecclesiastica è il portico dei Servi, che mostra come il disegno originale trecentesco sia stato rispettato nel corso dei secoli, a dimostrazione dell’ammirazione che questa struttura provocò all’epoca. Il portico fu prolungato oltre l’abside della chiesa nel 1492 e nel Seicento, e ancora lungo la facciata della chiesa tra il 1515 e il 1521, sempre rispettando le forme tardo-gotiche. Il caratteristico quadriportico fu invece completato in pieno Ottocento: all’angolo tra Strada Maggiore e via Guerrazzi si trovava infatti la chiesa di S. Tommaso, con un quadriportico di dimensioni più modeste rispetto a quello attuale. La chiesa fu demolita nel 1849, ma è ancora visibile nelle incisioni sette e ottocentesche. Tra il 1852 e il 1855 fu realizzato il loggiato oggi visibile, su progetto di Giuseppe Modonesi. Anche nel 1927, dopo un crollo che interessò le ultime cinque campate verso via dei Bersaglieri, il portico fu restaurato nelle forme trecentesche, dimostrando ancora una volta la straordinaria efficacia e vitalità del disegno originario.

 

Oltre ai più importanti portici di proprietà religiosa, vi erano molte case nobiliari come ad esempio i portici delle case Sampieri, Poggi, Socini, Garagnani, e Talon fino alla casa fatta costruire nel 1824-1827 dal compositore Rossini.

Attraverso i portici di Strada Maggiore ci furono i transiti più importanti della città di Bologna, dall’ingresso dei papi all’arrivo di Giuseppe Garibaldi nel 1860.

 

Strada Maggiore è l’unica via di Bologna rimasta con la denominazione urbanistica generica “Strada”. Questa denominazione fu formalizzata con le lapidette del 1801 per tutte le dodici vie principali che dal centro portavano alle porte della città.