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Istituzione per l'inclusione sociale e comunitaria Don Paolo Serra Zanetti


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Vita senza dimora - la situazione in città

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Non è facile avere un quadro esatto della situazione in città a proposito di emarginazione di strada e persone senza fissa dimora. Si sta parlando infatti di una fascia di disagio sociale abbastanza fluida e mutevole, e di persone che spesso si spostano e che a volte nemmeno si rivolgono a servizi specifici. Per questo, non è possibile avere un dato preciso sulle presenze in città di persone senza fissa dimora, e si possono solo fare delle stime, a partire dei dati relativi agli accessi ai servizi, e possibilmente confrontandoli con le stime di altre grosse realtà che nel territorio cittadino operano su questo tema, come per esempio l’Associazione Piazza Grande o la Caritas, che tra l’altro pubblica ogni anno il rapporto sulla povertà e l’esclusione sociale in Italia (leggi la scheda di sintesi del rapporto 2008).
Il Sistema informativo sul disagio sociale (curato per il Comune di Bologna dall’Osservatorio Epidemiologico Metropolitano sulle Dipendenze Patologiche) ha steso il "Rapporto 2007 sulle caratteristiche dei soggetti contattati dall’Unità di strada, Drop IN, Asili Notturni, Centro Diurno del Comune di Bologna" dal quale emergono alcune evidenze che qui riportiamo. Sommando tutte le utenze si ottiene un numero di persone in estrema difficoltà superiore alle 1500 unità, ma si stima che la cifra reale sia circa la metà, calcolando che diverse persone possono rivolgersi contemporaneamente a più servizi.

  • Utenti dell’Unità di strada
    Nel 2007 l’Unità di strada ha contattato in totale 114 utenti. Rispetto alla tipologia del disagio erano così suddivisi: l’87,7% era tossicodipendente, il 16,7% alcolista, il 7,9% si trovava in condizione di disagio sociale, il 4,4% di disagio psichiatrico.
    Solo il 14,9% erano donne, e nel complesso solo il 18,4% erano stranieri. Rispetto alla residenza, il 65,8% risiede a Bologna, ma nel complesso il 97,4% degli utenti dell’unità di strada vive di fatto a Bologna.
    Sul totale, il 44,7% vive sulla strada, mentre il 38,6% è stato in asilo.
    Fra le persone contattate, il 70,2% lavora, mentre solo il 4,4% non lavora.
    L’età media è tra i 35 e i 40 anni.
  • Utenti del Drop In
    Nel 2007 gli utenti del drop-in sono stati 207, e l’eta media era 31,5 anni.
    Di questi l’80,5% sono maschi e sul totale il 51,7% sono italiani.
    Rispetto alla condizione abitativa il 65,7% abita in strada, ma solo il 9,5% ha la residenza nel comune di Bologna. Nel complesso il 97,5% vive a Bologna, mentre solo il 2,5% era a Bologna di passaggio.
    Di questi 207 utenti, il 77,1% non lavora e per quanto riguarda il livello di istruzione il 10,9% ha la licenza elementare, e il 64,7% la licenza media inferiore.
    Rispetto alla tipologia di disagio risultavano così suddivisi: 80,6% tossicodipendenti, 14,9% disagio sociale, 10,4% alcolisti, 4% disagio psichiatrico.
  • Utenti Asili Notturni
    Il totale degli utenti nel 2007 è stato di 1096, di cui 675 nuovi utenti (il 61,6%).
    La suddivisione per tipologia disagio risulta essere: 24,1% disagio sociale, 19,2% tossicodipenti, 8,3% alcolisti, 7,8% disagio psichiatrico, 1,9% rifugiato
  • Utenti Centro Diurno
    Nel 2007 ci sono stati 89 utenti. Età media 42,3 anni.
    Il 48,3% è a Bologna da più di 5 anni.
    L’84,3% sono maschi e sul totale il 95,5% sono italiani.
    La suddivisione per tipologia del didagio è: 50,6% tossicodipendenti, 32,6% disagio sociale, 23,6% alcolista, 13,5% disagio psichiatrico, 4,5% prostitute.
    Inoltre, in merito alla situazione occupazionale, risulta che il 67,4% non lavora

Nei prossimi mesi sarà probabilmente possibile avere dati più precisi provenienti dai vari Sportelli sociali di ogni quartiere, in quanto ogni persona potrà rivolgersi a questi, in base alla zona in cui vive abitualmente (con o senza residenza anagrafica).

Ricordiamo inoltra che l’8 aprile 2008 il consiglio comunale di Bologna ha deliberato all’unanimità di dare ai senza fissa dimora bolognesi una residenza in “via Mariano Tuccella”, anziché, com’era prima, in “via Senzatetto”, invitando la giunta a intraprendere le necessarie procedure. Mariano Tuccella era un clochard bolognese morto la settimana prima, a 49 anni, vittima dei calci e dei pugni con cui tre ragazzi, di cui uno minorenne, avevano infierito su di lui mentre dormiva in strada. Una via fittizia che permette alle persone di riavere una residenza anagrafica, e quindi di poter tornare a godere di molti diritti fondamentali, di potersi curare, di poter lavorare, di poter ricevere una pensione. Tale strada esiste in molte città italiane, e in alcuni casi ha nomi significativi, come via Libero Leandro Lastrucci a Firenze, dedicata a colui che fu per oltre vent’anni direttore dell’albergo popolare, o via Modesta Valenti a Roma, che ricorda una donna senzatetto morta nel 1982 alla stazione Termini.



 


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