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Istituzione per l'inclusione sociale e comunitaria Don Paolo Serra Zanetti


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Quando la scuola perde i ragazzi - la situazione in città

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L’adolescenza è sempre stata definita “un’età difficile” e un passaggio critico per l’acquisizione di una propria identità  adulta. La scuola è un luogo privilegiato di osservazione, e anche un catalizzatore, delle esperienze tipiche di questa età, anche  più della famiglia e delle compagnie informali., perché è un tempo prolungato e continuo di confronto tra l’individuo in formazione che cerca spazi per potersi esprimere, e le richieste e le regole di una istituzione formale.
La scuola nell’età della adolescenza è un luogo di apprendimenti fondamentali che vanno ben oltre i programmi didattici e il conseguimento di un titolo di studio. Per questo si può ritenere che il fallimento scolastico e/o formativo, nelle tante forme e gradi in cui può prendere forma, sia un indicatore fondamentale di un disagio adolescenziale che si traduce in una prospettiva di difficoltà e di insuccesso del giovane adulto. La letteratura scientifica sul tema mette spesso in evidenza anche il possibile legame tra le esperienze tipiche del disagio scolastico e atteggiamenti e comportamenti di carattere deviante, anche se sono poche le ricerche sistematiche già disponibili.
L’insuccesso e l’abbandono scolastico, soprattutto se non supportato da modalità alternative di ricerca di autonomia, di inserimento nel mondo del lavoro e assunzione di responsabilità, rappresenta la punta conclamata di questo disagio e dei rischi sociali che ne conseguono, ed è un fenomeno che merita una attenzione particolare e continua.

Il ministero della Pubblica Istruzione, attraverso l’ufficio statistica della DG Studi e Programmazione, ha elaborato un quadro di analisi generale sul tema della dispersione scolastica che fornisce spunti interessanti per un lavoro di approfondimento e di monitoraggio del fenomeno sul territorio.

In primo luogo si individua nella dispersione un fenomeno complesso, su cui non è facile acquisire elementi affidabili di conoscenza su base statistica. Infatti il fenomeno della dispersione si pone all’intersezione di più mondi formativi: quello della scuola, della formazione professionale, e quello del lavoro. Un quadro informativo organico e sistematico richiede un lavoro complesso di raccordo ed elaborazione delle varie fonti amministrative.

Questo lavoro è stato avviato sul nostro territorio, insieme al rafforzamento di diverse modalità di integrazione anche programmatica e progettuale, a attraverso i tavoli di coordinamento interistituzionali istituiti dalla Provincia.
La provincia, con le attività dell’Istituzione Gianfranco Minguzzi, con il centro Servizi Aneka e con l’Osservatorio Scolastico Provinciale è l’Ente più attivo e impegnato in questa funzione di coordinamento interistituzionale e nella costruzione di un quadro informativo condiviso.
 
Limitando l’analisi all’ambito scolastico, la dispersione non si identifica unicamente con l’abbandono, ma riunisce in sé un insieme di fenomeni – irregolarità nelle frequenze, ritardi, non ammissione all’anno successivo, ripetenze, interruzioni – che possono sfociare nell’uscita anticipata dei ragazzi dal sistema scolastico. Il confronto tra i dati delle anagrafi comunali e del servizio sanitario nazionale, per ricostruire la platea degli aventi diritto, e quelli forniti dal sistema scolastico, della formazione professionale e del lavoro, consentirebbe di accertare chi è definitivamente  “scivolato fuori” dal sistema scolastico. I dati, invece, a nostra disposizione consentono solo di individuare chi è “a rischio” di dispersione e/o di abbandono.
Abbiamo dunque due grandi ambiti in cui si può riscontrare la dispersione e l’abbandono scolastico, indagarne le cause e riscontrarne gli effetti: un ambito scolastico, che andrà messo in relazione con quello della formazione professionale per intercettare i cambiamenti di percorso, e un ambito postscolastico,  in cui verificare gli esiti dell’insuccesso o abbandono scolastico.
In questo secondo ambito ci si può avvalere di indicatori adottati a livello europeo, dei quali quello fondamentale è costituito dalla percentuale di giovani di età 18-24 anni con la sola licenza media e non più in formazione, rafforzato da un secondo indicatore che riguarda la percentuale di ventiduenni con  almeno un diploma di scuola secondaria superiore.
Diversamente dalla chiave di lettura nazionale, che solitamente circoscrive il fenomeno agli anni in età scolare, l’indicatore europeo, essendo riferito alla fascia d’età 18-24, quantifica l’interruzione precoce degli studi sia di tipo scolastico che formativo della popolazione omai fuori del sistema.
In Italia l’indicatore è misurato ricorrendo alla rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat, che oltre le informazioni strettamente legate al mercato del lavoro raccoglie anche una base informativa sulle condizioni socio-culturali della popolazione.
Nel quadro europeo del 2006, la percentuale di dispersione scolastica nei 25 paesi membri è stata del 15,3%, con l’Italia posizionata nel gruppo di coda con il 20,8%, seppure in recupero rispetto al 2000 quando gli early school leavers (giovani dai 18 ai 24 anni che posseggono la sola licenza media e sono fuori dal sistema istruzione-formazione) costituivano il 25.3%.

A livello nazionale (anno di riferimento 2007), le performances migliori sono riscontrate nelle regioni dell’Italia Centrale, l’Emilia Romagna si colloca in una fascia mediana della graduatoria regionale con una percentuale del 14,5% di 18-24enni con la sola licenza media e non più in formazione (early school leavers). La conferenza di Lisbona aveva posto a tutti i paesi membri l’obiettivo ridurre al 10% entro il 2010 il numero di 18-24enni con la sola licenza media e non più in formazione.

Questi dati sono sostanzialmente confermati anche dal Rapporto dell’Isfol su formazione e lavoro presentato alla Camera (novembre 2008): nel 2006/2007 è pari a 19,3% il dato sugli abbandoni scolastici e formativi dei giovani italiani tra i 18 e i 24 anni (con picchi di percentuale di dispersione nella fascia d’età tra i 14 e i 17 anni). - leggi sintesi rapporto (PDF, 503 kb)- "

Nell’anno scolastico 2006/2007 la percentuale di studenti che hanno abbandonato gli studi nella Provincia di Bologna è stata dello 0.9% (Emilia Romagna 1,5%, Italia 1,6%). Lo stesso dato, letto per anno di corso si presenta così: 1,2% nel primo anno di corso; 0,7% nel secondo; 0,9% nel terzo; 1,5% nel quarto; 0,4% nel quinto anno di corso.
Nella scuola secondaria di II grado, la percentuale di studenti non ammessi all’anno successivo in Emilia Romagna risulta essere del 13,2% (media nazionale 14,2%): 18,4% dopo il primo anno di corso, 12,3% dopo il secondo, 10,4% dopo il terzo; 9,2% dopo il quarto.

Al di là delle strategie europee di grande respiro, dell’obiettivo posto a livello europeo, e dei fatti congiunturali che possono ostacolare anche i trend più virtuosi, la stessa forte differenziazione regionale che caratterizza situazione italiana sembra denotare che all’interno di questi dati vi sia un notevole lavoro di scavo e di indagine da fare.
Il dato sembra inoltre porsi al crocevia tra dinamismo e attrattività verso i giovani delle richieste del mercato del lavoro, qualità del sistema scolastico e professionale, condizioni economiche delle famiglie.
E’ inoltre un indicatore statistico fortemente significativo come fattore di coesione sociale, di pari opportunità, e di prospettive future di sviluppo e crescita economica. Quindi un dato che richiede uno  sforzo continuo per approfondire conoscenze, e per aggiornare le  strategie atte a migliorare il sistema educativo-formativo e i collegamenti con il mondo del lavoro. 
Sull’altro versante infatti, quello interno al sistema scolastico, i dati relativi alle interruzioni di frequenza e all’abbandono scolastico (desunti dalle statistiche ministeriali relativi alle iscrizioni e agli esiti di fine d’anno effettuai con due rilevazioni a tappeto su tutte le scuole a inizio e fine anno scolastico) indicano una situazione anch’essa meritevole di attenzione e approfondimento.
L’abbandono scolastico infatti non è concentrato solo nelle aree depresse del paese, ma è un fenomeno trasversale e diffuso anche nelle regioni più sviluppate economicamente. Viene spesso formulata l’ipotesi  che l’inserimento precoce nel mondo del lavoro, che si determina in zone dove la domanda di lavoro da parte delle imprese è sostenuta, produca un effetto di scoraggiamento  nei confronti del prolungamento del percorso scolastico o formativo.
Il dato può essere letto però in modo più preoccupante in relazione alle congiunture economiche negative e alla maggiore difficoltà di garantirsi una formazione sul campo attraverso percorsi di crescita professionale che  nel mondo di lavoro flessibile non sono più garantiti per nessuno.

L’abbandono scolastico, anche se motivato da un possibile ingresso precoce nel mondo del lavoro, costituisce da un lato un depauperamento del capitale sociale costituito dal livello professionale delle occupazioni, dall’altro una maggiore esposizione ai rischio di discontinuità lavorativa e di difficoltà di riconversione nel mondo del lavoro flessibile.

Ma come si presenta la situazione cittadina e del circondario bolognese, quali interventi e progetti vengono messi in campo per migliorare la riuscita scolastica negli istituti medi e superiori del nostro territorio, e per garantire una formazione di partenza adeguata a che fa la scelta di un  inserimento professionale precoce? L’istituzione più attiva in questo campo, in virtù delle sue specifiche competenze nel campo dell’istruzione superiore, dell’orientamento, del diritto allo studio della formazione professionale e del mercato del lavoro è la Provincia.
La Provincia di Bologna ha attivato da alcuni anni, anche attraverso servizi e strutture dedicate, e con il coordinamento di un apposito Gruppo di Lavoro interistituzionale, un programma di contrasto al disagio scolastico, che si è recentemente concretizzato in un primo documento organico di indirizzo e orientamento (Documento provinciale di Orientamento per il contrasto al disagio scolastico - A cura del Gruppo interistituzionale sul disagio scolastico - Documento Base - Aprile 2008 – Provincia di Bologna).
Vi è tra l’altro riportato un quadro statistico importante, con un primo tentativo di attingere e incrociare dati di fonti diverse a livello provinciale (istituzioni scolastiche di diverso ordine e grado, servizi socio-assistenziali ed educativi dei comuni, servizi socio-sanitari  dell’ asl, centri per l’impiego e sistema della formazione professionale della provincia stessa).
I dati riportati si concentrano in questo studuio sulla fascia d’età 11-18 anni, rapportandosi quindi ai due cicli della scuola secondaria.
Viene tra l’altro evidenziato il dato del ritardo scolastico nei diversi ordini di scuole, la più alta incidenza del ritardo scolastico negli istituti professionali e il massiccio coinvolgimento degli alunni di nazionalità straniera.
In particolare vanno segnalati, a livello provinciale:

  • l’alta incidenza di alunni stranieri per classe, in media un alunno su dieci, con un trend in costante aumento
  • la massiccia  incidenza di ritardo scolastico, su questa popolazione scolastica di cittadinanza non italiana, fin dalla scuola media inferiore (il 47% del totale degli alunni stranieri iscritti nella scuola media inferiore sul territorio provinciale è in ritardo scolastico, anche di più anni)
  • la maggior presenza del fenomeno del ritardo scolastico negli istituti tecnici rispetto ai licei e soprattutto nei professionali, dove raggiunge una punta, sempre su base provinciale, del 43% degli studenti iscritti, tra questi vi è il 69% degli studenti di cittadinanza non italiana
  • il fenomeno dell’abbandono che alle superiori si concentra entro la fine del primo biennio, con un a percentuale del 16% degli iscritti al primo anno
  • l’aumento delle problematiche socio-relazionali e di svantaggio variamente connotato, nella fascia 11-18 anni, in cui il solo comune di Bologna aveva in carico, con i propri Servizi Sociale, nel 2005 l’8.5% dei residenti in quella fascia d’età
  • la marcata presenza di questa fascia in condizione critica nei circuiti della formazione professionale, in cui il numero di allievi seguiti dai servizi sociali rappresenta il 14% dei complessivi 1300 allievi (dato relativo all’anno 2006) coinvolti nei corsi biennali, gli allievi disabili ca il 5%, mentre la presenza di giovani stranieri si attesta sul 33%, con punte 53% nei gruppi classe di alcuni profili professionali.

Per quanto riguarda il circuito della formazione professionale risale invece al 2003 un dato sulla regolare conclusione del percorso: l’80% degli allievi ha concluso regolarmente il corso frequentato, ma di questi, mentre il 65% risulta occupato e il 9% continua la formazione, il 26% è ancora in cerca di lavoro a distanza di uno e due anni dalla conclusione del corso e dalla acquisizione del relativo attestato.

 

(Scheda redatta sulla base dei documenti:


 


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