Una scheda introduttiva al tema verrà pubblicata il 19 giugno in coincidenza con la messa in onda della trasmissione radio dedicata, nell'ambito del ciclo "Le città invisibili".
LA SITUAZIONE IN CITTA
Il problema del Bullismo in Italia è esploso in seguito ai
numerosi episodi di prepotenza accaduti in ambito scolastico riportati
dalla stampa nazionale.
I primi studi su questo fenomeno risalgono alla fine degli anni 70
quando Dan Olweus rilevò attraverso una ricerca estesa sulle
scuole Norvegesi la gravità della questione.
In anni relativamente recenti lo studio del bullismo si è esteso
ad altri paesi, compresa lItalia, proponendo letture transnazionali
e crossculturali del fenomeno e lo sviluppo di politiche di intervento
nelle istituzioni educative.
La definizione di bullismo ( P.K.Smith e C.Monks ) descrive una relazione
fra una persona più forte ( il bullo ) e una persona più
debole ( la vittima ) dove viene reiterata in modo ripetitivo una
dinamica di prevaricazione delluno sullaltro.
Infatti, le invarianti che caratterizzano questo fenomeno sono la
persistenza dei comportamenti di prepotenza e sottomissione e quindi
dello stesso disequilibrio di potere fra i due attori principali e
lintenzionalità dellatto aggressivo.
Inizialmente, la maggior parte delle ricerche si focalizzava sulle
interazioni della diade bullo/vittima per poi spostare lattenzione
su un insieme più complesso di relazioni che coinvolge lintero
gruppo dei pari.
Si può, infatti, affermare che il bullismo è un fenomeno
di gruppo dove sono individuabili diversi ruoli e non lo quelli di
bullo e vittima: gli assistenti dei bulli ( che non promuovono le
attività aggressive, ma aiutano i bulli nelle attività
), i rinforzi ( che ridono delle attività messe in campo dai
bulli nei confronti delle vittime e quindi sostengono lazione
indirettamente ), difensori ( che offrono aiuto alla vittima ), spettatori
o astanti ( che hanno un atteggiamento di indifferenza e possono anche
asserire che non sta succedendo nulla) e nessun ruolo ( coloro che
non assumono alcun ruolo ).
In generale, gli studi sul bullismo effettuati nelle istituzioni scolastiche
hanno rilevato diverse forme che si possono ricondurre a due tipologie
di bullismo: la prima di tipo diretto si agisce attraverso aggressività
fisica e verbale, la seconda di tipo indiretto si realizza nella forma
di manipolazione sociale quali fare maldicenze, isolare una persona,
ecc.
I fattori che sembrano maggiormente incidere nellinsorgere di
queste dinamiche nei gruppi di pari sono rintracciabili nel contesto
familiare: il clima relazionale allinterno del nucleo familiare
e gli stili educativi messi in atto dai genitori sono fortemente correlati
ai ruoli agiti dai bambini nel contesto sociale del gruppo.
Altri fattori rilevanti di rischio sono riconducibili alle caratteristiche
di personalità dei bulli e delle vittime, in particolare alle
difficoltà di gestione e riconoscimento delle emozioni.
Lo sviluppo della ricerca ha portato alla elaborazione di metodologie
e strategie di intervento tese al superamento del fenomeno delle prepotenze
a scuola e in alcuni paesi si sono realizzati veri e propri programmi
di politica scolastica globale.
In Italia , grazie allimpulso dellUniversità, delle
Istituzioni scolastiche e di altre agenzie educative si sono realizzate
attività e progetti rivolti direttamente agli adulti, in particolare
insegnanti, con ricaduta sulla comunità scolastica.
La formazione degli insegnanti e di altri adulti significativi per
i bambini, quali i collaboratori scolastici, educatori e genitori
è stata una metodologia efficace per una conoscenza del fenomeno
e lacquisizione di strumenti per affrontare il problema.
A Bologna nel territorio del Quartiere San Donato, negli anni 90,
è stata effettuata dallUniversità una rilevazione
sul bullismo nelle scuole elementari attraverso la somministrazione
di un questionario anonimo, che è uno dei metodi maggiormente
utilizzati nella ricerca applicata in Europa e nel mondo: la ricerca
ha confermato e rilevato una significatività del fenomeno a
livello locale.
Il Dipartimento di Psicologia dei Processi dello Sviluppo e delle
Scienze Sociali dellUniversità di Firenze e il Comune
di Bologna, con la collaborazione di un comitato tecnico e scientifico
internazionale, ha organizzato a partire dallanno scolastico
96/97 un programma di prevenzione al disagio scolastico
della durata di tre anni nelle scuole elementari del Quartiere San
Donato.
Lo scopo del progetto non era solo quello di individuare la presenza
di bulli e vittime nelle classi coinvolte ma di descrivere le dinamiche
del gruppo classe per poi incidere sui processi di socializzazione.
Gli interventi attivati allinterno della scuola consistevano
in attività di formazione e supervisione, condotte da esperte
psicopedagogiste, di attività educative e didattiche praticate
sul campo dagli insegnanti.
Gli insegnanti hanno elaborato e realizzato progetti educativi per
i loro allievi mirati ad incidere sul clima relazionale per migliorarlo
sostenendo e rafforzando processi di apprendimento volti allapprendimento
di capacità protosociali quali: autostima, empatia e cooperazione.
In alcune scuole sono state realizzate anche iniziative rivolte ai
genitori allo scopo di sensibilizzare le famiglie e fornire loro strumenti
di lettura del comportamento dei loro figli attivando capacità
di ascolto e di comprensione di segnali di difficoltà in ambito
intrafamiliare.
I risultati di questa esperienza pluriennale sono stati molto interessanti
in quanto hanno portato a formare un numero consistente di insegnanti
in ogni scuola primaria del Quartiere capace di applicare tecniche
e metodologie per fronteggiare il bullismo nelle loro classi .
I docenti hanno riportato nelle loro documentazioni come indicatori
di efficacia di risultato: una maggiore capacità comunicativa
fra bambini e una dimostrazione di fiducia nei loro confronti.
Lo sviluppo del lavoro sul Bullismo a Bologna , condotto dalla équipe
di ricerca della Professoressa M.L.Genta dellUniversità
di Bologna , svolto in collaborazione con le Istituzioni Scolastiche
e con l'Osservatorio Regionale creato dal Ministero della Pubblica
Istruzione, dopo aver studiato il bullismo tradizionale ha volto il
suo interesse verso una nuova forma di bullismo denominata dalla letteratura
cyberbulling.
Il bullismo elettronico è un fenomeno studiato a livello internazionale
da pochissimi anni, ma ormai conosciuto attraverso luso dei
media principali e di internet: esso implica lattuazione di
aggressioni intenzionali e ripetute nel tempo attraverso le nuove
tecnologie di comunicazione più diffuse ( telefonini, internet,
ecc. ) agite da ragazzi /e preadolescenti ed adolescenti.
Lattività di ricerca è in corso e i dati che saranno
raccolti attraverso le tecniche di rilevazione applicate potranno
darci utili elementi di analisi per una lettura del fenomeno non solo
a livello cittadino, ma anche regionale.
Se viene visualizzato questo messaggio probabilmente è ancora installato
un programma di navigazione non standard e non compatibile con le specifiche
W3C.
Ulteriori informazioni sono disponibili su "Iperbole
accessibile".