Vai ai contenuti di questa pagina
Vai al menù

versione solo testo




Istituzione per l'inclusione sociale e comunitaria Don Paolo Serra Zanetti


cerca:

Adolescenti a rischio

dove sei: home -> temi -> adolescenti a rischio

Una scheda introduttiva al tema verrà pubblicata il 19 giugno in coincidenza con la messa in onda della trasmissione radio dedicata, nell'ambito del ciclo "Le città invisibili".

LA SITUAZIONE IN CITTA’


Il problema del Bullismo in Italia è esploso in seguito ai numerosi episodi di prepotenza accaduti in ambito scolastico riportati dalla stampa nazionale.
I primi studi su questo fenomeno risalgono alla fine degli anni ’70 quando Dan Olweus rilevò attraverso una ricerca estesa sulle scuole Norvegesi la gravità della questione.
In anni relativamente recenti lo studio del bullismo si è esteso ad altri paesi, compresa l’Italia, proponendo letture transnazionali e crossculturali del fenomeno e lo sviluppo di politiche di intervento nelle istituzioni educative.

La definizione di bullismo ( P.K.Smith e C.Monks ) descrive una relazione fra una persona più forte ( il bullo ) e una persona più debole ( la vittima ) dove viene reiterata in modo ripetitivo una dinamica di prevaricazione dell’uno sull’altro.
Infatti, le invarianti che caratterizzano questo fenomeno sono la persistenza dei comportamenti di prepotenza e sottomissione e quindi dello stesso disequilibrio di potere fra i due attori principali e l’intenzionalità dell’atto aggressivo.
Inizialmente, la maggior parte delle ricerche si focalizzava sulle interazioni della diade bullo/vittima per poi spostare l’attenzione su un insieme più complesso di relazioni che coinvolge l’intero gruppo dei pari.
Si può, infatti, affermare che il bullismo è un fenomeno di gruppo dove sono individuabili diversi ruoli e non lo quelli di bullo e vittima: gli assistenti dei bulli ( che non promuovono le attività aggressive, ma aiutano i bulli nelle attività ), i rinforzi ( che ridono delle attività messe in campo dai bulli nei confronti delle vittime e quindi sostengono l’azione indirettamente ), difensori ( che offrono aiuto alla vittima ), spettatori o astanti ( che hanno un atteggiamento di indifferenza e possono anche asserire che non sta succedendo nulla) e nessun ruolo ( coloro che non assumono alcun ruolo ).
In generale, gli studi sul bullismo effettuati nelle istituzioni scolastiche hanno rilevato diverse forme che si possono ricondurre a due tipologie di bullismo: la prima di tipo diretto si agisce attraverso aggressività fisica e verbale, la seconda di tipo indiretto si realizza nella forma di manipolazione sociale quali fare maldicenze, isolare una persona, ecc.
I fattori che sembrano maggiormente incidere nell’insorgere di queste dinamiche nei gruppi di pari sono rintracciabili nel contesto familiare: il clima relazionale all’interno del nucleo familiare e gli stili educativi messi in atto dai genitori sono fortemente correlati ai ruoli agiti dai bambini nel contesto sociale del gruppo.
Altri fattori rilevanti di rischio sono riconducibili alle caratteristiche di personalità dei bulli e delle vittime, in particolare alle difficoltà di gestione e riconoscimento delle emozioni.

Lo sviluppo della ricerca ha portato alla elaborazione di metodologie e strategie di intervento tese al superamento del fenomeno delle prepotenze a scuola e in alcuni paesi si sono realizzati veri e propri programmi di politica scolastica globale.
In Italia , grazie all’impulso dell’Università, delle Istituzioni scolastiche e di altre agenzie educative si sono realizzate attività e progetti rivolti direttamente agli adulti, in particolare insegnanti, con ricaduta sulla comunità scolastica.
La formazione degli insegnanti e di altri adulti significativi per i bambini, quali i collaboratori scolastici, educatori e genitori è stata una metodologia efficace per una conoscenza del fenomeno e l’acquisizione di strumenti per affrontare il problema.

A Bologna nel territorio del Quartiere San Donato, negli anni ’90, è stata effettuata dall’Università una rilevazione sul bullismo nelle scuole elementari attraverso la somministrazione di un questionario anonimo, che è uno dei metodi maggiormente utilizzati nella ricerca applicata in Europa e nel mondo: la ricerca ha confermato e rilevato una significatività del fenomeno a livello locale.
Il Dipartimento di Psicologia dei Processi dello Sviluppo e delle Scienze Sociali dell’Università di Firenze e il Comune di Bologna, con la collaborazione di un comitato tecnico e scientifico internazionale, ha organizzato a partire dall’anno scolastico ‘96/’97 un programma di prevenzione al disagio scolastico della durata di tre anni nelle scuole elementari del Quartiere San Donato.
Lo scopo del progetto non era solo quello di individuare la presenza di bulli e vittime nelle classi coinvolte ma di descrivere le dinamiche del gruppo classe per poi incidere sui processi di socializzazione.
Gli interventi attivati all’interno della scuola consistevano in attività di formazione e supervisione, condotte da esperte psicopedagogiste, di attività educative e didattiche praticate sul campo dagli insegnanti.
Gli insegnanti hanno elaborato e realizzato progetti educativi per i loro allievi mirati ad incidere sul clima relazionale per migliorarlo sostenendo e rafforzando processi di apprendimento volti all’apprendimento di capacità protosociali quali: autostima, empatia e cooperazione.
In alcune scuole sono state realizzate anche iniziative rivolte ai genitori allo scopo di sensibilizzare le famiglie e fornire loro strumenti di lettura del comportamento dei loro figli attivando capacità di ascolto e di comprensione di segnali di difficoltà in ambito intrafamiliare.
I risultati di questa esperienza pluriennale sono stati molto interessanti in quanto hanno portato a formare un numero consistente di insegnanti in ogni scuola primaria del Quartiere capace di applicare tecniche e metodologie per fronteggiare il bullismo nelle loro classi .
I docenti hanno riportato nelle loro documentazioni come indicatori di efficacia di risultato: una maggiore capacità comunicativa fra bambini e una dimostrazione di fiducia nei loro confronti.

Lo sviluppo del lavoro sul Bullismo a Bologna , condotto dalla équipe di ricerca della Professoressa M.L.Genta dell’Università di Bologna , svolto in collaborazione con le Istituzioni Scolastiche e con l'Osservatorio Regionale creato dal Ministero della Pubblica Istruzione, dopo aver studiato il bullismo tradizionale ha volto il suo interesse verso una nuova forma di bullismo denominata dalla letteratura cyberbulling.
Il bullismo elettronico è un fenomeno studiato a livello internazionale da pochissimi anni, ma ormai conosciuto attraverso l’uso dei media principali e di internet: esso implica l’attuazione di aggressioni intenzionali e ripetute nel tempo attraverso le nuove tecnologie di comunicazione più diffuse ( telefonini, internet, ecc. ) agite da ragazzi /e preadolescenti ed adolescenti.
L’attività di ricerca è in corso e i dati che saranno raccolti attraverso le tecniche di rilevazione applicate potranno darci utili elementi di analisi per una lettura del fenomeno non solo a livello cittadino, ma anche regionale.


 


Se viene visualizzato questo messaggio probabilmente è ancora installato un programma di navigazione non standard e non compatibile con le specifiche W3C.
Ulteriori informazioni sono disponibili su "Iperbole accessibile".