Narrare le mafie 2020. Contributi video

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5 novembre 2020

Sicurezza urbana e criminalità organizzata. Il ruolo della Polizia Locale nel contrasto alle mafie

Durante il primo incontro di formazione della 3a edizione dell’evento Narrare Le Mafie, svolto il 5 Novembre 2020, è stato affrontato il tema “Sicurezza urbana e criminalità organizzata. Il ruolo della Polizia Locale nel contrasto alle mafie”. Sul tema sono intervenuti la dott.ssa Stefania Crocitti (Professore a contratto e Assegnista di ricerca in Criminologia presso l’Università di Bologna), Francesco Vignola (Responsabile del dipartimento formazione di Avviso Pubblico) e la dott.ssa Giulia Di Girolamo (Consigliera di Fiducia del Sindaco per la legalità).

La tematica in oggetto è stata affrontata dai relatori seguendo tre direttrici differenti, ma complementari: le strategie di infiltrazione mafiosa nel Nord Italia e in Emilia-Romagna, il rapporto tra sicurezza urbana e criminalità organizzata e, infine, le azioni di contrasto svolte per arginare tale fenomeno criminale. Lo studio dell’infiltrazione mafiosa al Nord è un tema chiave per comprendere gli aspetti che legano la criminalità organizzata con il territorio cittadino e con il tessuto socio-economico emiliano-romagnolo, in particolare con il concetto di sicurezza urbana. Nel 2015, infatti, la Direzione Nazionale Antimafia, presentava la regione come “terra di mafia” e i dati del 2019 mostrano come la città di Bologna sia tra le prime città italiane interessate dai fenomeni mafiosi (furti/estorsioni e reati di associazione mafiosa). Una colonizzazione attuata grazie ad una strategia silente, senza l’uso della violenza. Fondamentale è stata la ricerca smodata di consenso necessario per la creazione di un “capitale sociale”, attraverso i legami con i singoli attori sociali, economici e politici appartenenti alla cosiddetta “area grigia”. Tutto ciò si interseca inesorabilmente con il concetto di sicurezza urbana e con la percezione di tali attività criminali a livello locale. Per sicurezza urbana, infatti, s’intende “il bene pubblico relativo alla vivibilità e al decoro delle città” e, secondo la dott.ssa Crocitti, le strategie di contrasto dovrebbero seguire due livelli differenti:

1. a livello locale, in merito a tutte le attività di (micro)criminalità e di degrado urbano (es. spaccio e prostituzione). In questo caso, la Polizia Locale e le istituzioni pubbliche, in particolare gli enti locali, devono attuare azioni di contrasto e di prevenzione (es. ordini di allontanamento, riutilizzo di beni confiscati alle mafie e misure a tutela delle vittime);

2. nel tessuto sociale e comunitario, ove si prediligono azioni di educazione alla legalità, di informazione e formazione rivolti alla cittadinanza, nonché la realizzazione di progettualità rivolte alle scuole. In tal modo, se da un lato, aumenta la fiducia nelle istituzioni pubbliche locali, dall’altro, vengono forniti utili strumenti per difendersi e sottrarre consenso sociale alle mafie.

Pertanto, il processo richiede un enorme sforzo collettivo da parte degli Enti locali e della Polizia locale, attuabile a partire da una più chiara comprensione del fenomeno in esame e da una mirata strategia di contrasto e di (in)formazione.

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12 novembre 2020

Mafie ed economia: come prevenire le infiltrazioni mafiose e tutelare le imprese a livello locale.

Durante il secondo appuntamento formativo , svolto il 12 novembre 2020, è stato affrontato il tema “Mafie ed economia: come prevenire le infiltrazioni mafiose e tutelare le imprese a livello locale”.
Sono intervenuti il Prof. Rocco Sciarrone (professore ordinario di Sociologia dei processi economici e del lavoro presso l’Università di Torino), la Dott.ssa Giulia Di Girolamo (Consigliera di Fiducia del Sindaco per la legalità del Comune di Bologna) e Francesco Vignola (responsabile del dipartimento formazione di Avviso Pubblico).
La scelta di trattare questo argomento deriva da un duplice necessità: far fronte alle possibili conseguenze dell’attuale condizione di crisi pandemica e per accogliere alcuni allarmanti appelli del Procuratore Nazionale Antimafia Cafiero De Raho e della Ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, che richiamavano l’attenzione – già a Marzo 2020 – sul rischio di infiltrazione mafiosa nel tessuto economico-produttivo del Paese. Pertanto, con il prof. Sciarrone, è stato affrontato questo complesso tema seguendo tre assi tematici principali: il rapporto tra legale/illegale delle mafie, la presenza della cd. “area grigia” e, infine, le possibili strategie di intervento e di prevenzione all’infiltrazione mafiosa nel tessuto economico locale e nazionale.

Occorre evidenziare come la relazione esistente tra economia legale e illegale, nell’ottica mafiosa, si fondi sul tipo di interazioni tra gli imprenditori e le stesse organizzazioni criminali e, solitamente, sono caratterizzate dalla presenza di una forma di cooperazione tra gli attori, che può assumere diversi gradi e tonalità. Queste infatti possono essere, da un lato, un vincolo forzato, in cui gli imprenditori sono passivamente subordinati ai mafiosi, dall’altro, possono rappresentare una condizione di vantaggio per entrambe le parti e che si esplica attraverso forme attive di collusione.
Tutto ciò determina tre scenari possibili: di convivenza (o coesistenza all’interno dello stessa attività produttiva), di compenetrazione (o sovrapposizione) e d’ibridazione (con interazioni e con-fusioni).
In quest’ultimo scenario, le “alleanze nell’ombra” sono l’humus necessario per la sedimentazione della cd. “area grigia” che, secondo il prof. Sciarrone, non scaturisce esclusivamente dalla presenza mafiosa nella sfera dell’economia legale, della politica e della società civile, bensì è l’effetto emergente delle stesse interazioni, in cui partecipano anche gli attori mafiosi. Le interazioni e scambi, infatti, possono essere generati e attivati anche da attori non mafiosi e, solitamente, nel nord Italia sono già costituiti. Si delinea così un quadro in cui, i mafiosi sono “attori tra gli altri attori”, in un mix tra cooperazione e competizione.
Dunque, l’area grigia ha confini opachi e variabili, ove l’inclusione delle consorterie mafiose in questo campo organizzativo è da accreditare a molteplici motivi: alla loro abilità nei rapporti sociali (che consolida il cd. “capitale sociale”), di intermediazione, di ricerca di potere e profitti e, infine, di creare reti. Contrariamente al pensiero comune,  infatti, si fa meno ricorso alla violenza e si predilige maggiormente un metodo corruttivo-collusivo, sfruttando le fragilità e vulnus della nostra economia (ad es. nelle piccole-medie imprese).
Pertanto, gli strumenti di intervento dovrebbero incentrarsi sulla diminuzione del rischio attraverso un sistema di incentivi e sanzioni positive e negative (ad es. certificazioni antimafia, white list, interdittive antimafia), mediante la riduzione del danno (con un controllo giudiziario costante e misure straordinarie di gestione, sostegno e monitoraggio delle imprese) e, infine, con la rimozione del male attraverso il sequestro e la confisca dei beni.

Oltre a ciò, per il Prof. Sciarrone, occorrerebbe rendere “vantaggiosa” la legalità strutturando gli strumenti di intervento su più livelli:
1. Disincentivare la cooperazione tra imprenditori e attori mafiosi;
2. Incentivare la cooperazione tra i vari imprenditori;
3. Allargare il contrasto coinvolgendo il tessuto economico-sociale. In questo caso, sarebbe necessario fornire vantaggi differenziati (a beneficio dei diversi attori) e differiti (seguendo un orizzonte temporale di medio-lungo termine).

 

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26 novembre 2020

Il gioco d’azzardo patologico e le infiltrazioni mafiose.

La 3a giornata di formazione, svolta il 26 novembre 2020, ha avuto come focus “Il gioco d’azzardo patologico e le infiltrazioni mafiose”. Sul tema sono intervenuti Claudio Forleo (Giornalista e responsabile dell’Osservatorio Parlamentare di Avviso Pubblico), Daniele Di Simone (Autore della ricerca “Gioco d’azzardo: quanto ci costi?”) e la dott.ssa Giulia Di Girolamo (Consigliera di Fiducia del Sindaco per la legalità del Comune di Bologna).
Il settore del gioco d’azzardo, ad oggi, è la terza “impresa” del Paese e ogni anno muove ingenti quantità di denaro. É nella quotidianità di ogni italiano: il bingo, il Superenalotto, il Totocalcio, le Newslot e VLT ne fanno parte. Negli ultimi anni, questo settore ha destato serie preoccupazioni a causa, da un lato, dell’aumento delle giocate e dei giocatori patologici presi in carico dalle AUSL italiane e, dall’altro, dalle conseguenze dirette e indirette di tale aumento, ovvero legate all’infiltrazione mafiosa. Questo comparto economico “ad alto profitto e basso rischio”, infatti, da tempo ha attirato le mire espansionistiche della criminalità organizzata, in cui la dipendenza da gioco si affianca a quella dai clan.

Secondo Claudio Forleo, il gioco d’azzardo è un problema per certi versi “democratico”, poiché coinvolge l’intera penisola e tutta la sua popolazione. Solo nel 2019, 18 milioni di italiani hanno giocato d’azzardo almeno una volta. Di questi, 1 milione e mezzo sono giocatori patologici, ovvero il 3% della popolazione italiana sopra i 18 anni.
Secondo i dati raccolti da Di Simone, i giocatori principali rimangono gli uomini, senza coniugi né figli a carico che giocano nei Bar e Tabacchi con Video Lottery Terminal (simili a slot machine). Un giro d’affari che frutta alle casse dello Stato un erario pari a 11 miliardi di euro. Tuttavia, accanto a questi dati occorre osservare anche i conseguenti danni sociali: a livello regionale, infatti, sono stati assistiti più di 1500 persone con una dipendenza patologica da gioco d’azzardo, triplicando il numero di assistiti del 2010, con una spesa pari a 1,6 milioni di euro. Un fenomeno in continua evoluzione. In particolare, nel territorio bolognese l’aumento si attesta al 677%, per un costo medio annuale pari a 60mila euro. Queste cifre, però, rappresentano solo le persone che hanno preso consapevolezza di avere un problema patologico e si sono fatti aiutare, ma quante sono quelle che non lo fanno?

A Bologna si gioca. Si scommette. Si perde. E chi perde, alcune volte, finisce purtroppo nel racket dell’usura. L’infiltrazione mafiosa in questo settore è funzionale all’ottenimento di ingenti quantità di denaro. Lo fanno attraverso la creazione di scommesse illegali e il gioco on-line, ove si affidano a piattaforme estere senza concessioni o collegati a Bookmaker “quasi legali” (as es. Il caso di Malta). Per questo, si genera un circolo vizioso in cui, da un lato, le mafie propongono prodotti illegali e, dall’altro, lo Stato, per “concorrenza”, concede progressivamente più legalizzazione a nuovi giochi, che crea un ulteriore bacino di possibili utenti e un maggior sfruttamento futuro.
Pertanto, secondo Claudio Forleo, le possibili soluzioni dovrebbero seguire due diverse direzioni interconnesse che dovranno essere in equilibrio tra il settore sociale e quello economico, ovvero:

1. Attraverso l’erosione dell’offerta da gioco;
2. Attraverso l’(in)formazione costante sui rischi e pericoli legati alla ludopatia patologia, rivolte specialmente ai minori e alle nuove generazioni.

 

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10 dicembre 2020

Segnalazioni e controlli. Il ruolo della PA nel contrasto all’elusione, evasione e riciclaggio.

Durante la 4a giornata formativa di Narrare le mafie, svolta il 10 dicembre 2020, è stato affrontato il tema “Segnalazioni e controlli. Il ruolo della PA nel contrasto all’elusione, evasione e riciclaggio”. Sono intervenuti Roberto Gerardi (Segretario e Direttore generale presso la provincia di Lucca e il Comune di Capannori), Roberto Finardi (Segretario generale del Comune di Bologna), la dott.ssa Giulia Di Girolamo (Consigliera di Fiducia del Sindaco per la legalità del Comune di Bologna) e Francesco Vignola (responsabile del dipartimento formazione di Avviso Pubblico).

La scelta di trattare tale tema è stata dettata da molteplici motivi ma, in particolare, dalla vorace e affaristica infiltrazione delle mafie nel tessuto socio-economico del territorio unitamente alla fragile condizione in cui versa attualmente l’Italia. Il tema è stato affrontato seguendo tre livelli differenti: i fenomeni di elusione, evasione e riciclaggio in Italia, il ruolo della PA in merito a tali condotte illecite e, infine, la presenza delle segnalazioni e controlli in vista dei finanziamenti europei.
È noto da tempo che le organizzazioni criminali si inseriscono nel mercato legale utilizzando il riciclaggio di denaro di origine illecita, che rappresenta il trait d’union tra le attività illecite e quelle legali. Spesso viene messo in pratica attraverso operazioni finanziarie che generano fenomeni di evasione e di elusione fiscale, sia nel territorio nazionale quanto in quello internazionale. E la corruzione costituisce il “pilastro delle capacità infiltrative del continuum criminale organizzato” permettendo così il radicamento delle mafie anche al di fuori delle regioni di origine e all’estero. É questo il quadro attuale dell’Emilia-Romagna dove si registra un modus operandi mafioso marcatamente affaristico-imprenditoriale e legato sempre più a settori chiave: l’edilizia, le industrie, i sevizi, il settore commerciale e quello sanitario. Una regione in cui gli interessi criminali sono stati tarati e calibrati con quelli della realtà economica locale.

Inoltre, in seguito alla diffusione del Coronavirus l’Europa ha stanziato il cd. “Recovery Fund” che se, da un lato, permetterebbe al Bel Paese una ripartenza in termini sociali ed economici, dall’altro, è merce rara per le mafie poichè potrebbe determinare la produzione di ingenti capitali e l’accrescimento di quella “economia grigia e nera”.
Pertanto, l’azione della PA deve essere mirata, efficace e strategica poiché tutto risiede nella capacità di gestire le risorse finanziarie ed economiche con forniture, concessioni e appalti cercando di coniugare tali attività ad azioni di contrasto ai fenomeni mafiosi. L’appello inviato dall’Europol è chiaro: “la Pandemia è un ottimo affare”. E una possibile soluzione, secondo Robero Gerardi, si incentra proprio sul contrasto all’evasione fiscale, alla corruzione, al miglioramento e l’efficientamento della PA e la sua digitalizzazione. Tuttavia, i mancati controlli, le scarse segnalazioni unitamente ad una mancata sensibilità rispetto ai questi reati finanziari fanno da sfondo alla profonde difficoltà dell’apparato amministrativo. Infatti, negli ultimi anni le comunicazioni a “rischio riciclaggio” della PA sono state esigue e hanno coinvolto regioni e realtà troppo limitate. Secondo i relatori perciò dovrebbero aumentare, sia in termini di quantità che di qualità, il flusso di informazioni e segnalazioni ai soggetti pubblici, cercando di porre l’attenzione sulla digitalizzazione dell’apparato amministrativo come possibile soluzione anche per la creazione di banche-dati fruibili da tutti gli Enti pubblici.

 

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17 dicembre 2020

Le infiltrazioni mafiose e la corruzione nel welfare

Durante l’ultima giornata di formazione di Narrare le Mafie, svolta il 17 dicembre, è stato affrontato il tema delle infiltrazioni mafiose e la corruzione nel Welfare. Sul tema sono intervenuti la dott.ssa Nicoletta Preti (Azienda Casa Emilia-Romagna – ACER), Francesco Vignola (Responsabile del dipartimento formazione di Avviso Pubblico) e la dott.ssa Giulia Di Girolamo (Consigliera di Fiducia del Sindaco per la legalità).

In un Paese come l’Italia dove le infiltrazioni mafiose e i loro condizionamenti sono largamente diffusi si è ritenuto necessario dedicare un’attenzione particolare ad alcuni comparti economici “appetibili” per gli affari criminali, ovvero i servizi sanitari e le prestazioni assistenziali o gli appalti di forniture, di beni e servizi. L’infiltrazione e l’ingerenza mafiosa, in questi settori, ci obbliga a fare fronte a due ordini di problemi: il primo è quello legato allo sperpero delle risorse pubbliche mentre il secondo, strettamente connesso al primo, è quello legato al mancato raggiungimento degli obiettivi di assistenza e di un progressivo abbassamento della qualità delle prestazioni. In un articolo pubblicato dal prof. Ascoli e dal prof. Sciarrone si evince come, “in alcuni casi, ci sia un circolo vizioso tra legalità debole e welfare debole. In altri casi, le risorse di welfare sono utilizzate per acquisire illecitamente profitti e posizioni di potere da parte delle organizzazioni criminali oppure, in altri ancora, fa emergere la presenza del cd. “area grigia” con collusioni e complicità”. In questa prospettiva bisogna evidenziare come corruzione e illegalità, di solito, generano enormi disparità tra territori, amplificando situazioni di fragilità e di disagio economico-sociale.

Nel territorio bolognese sono presenti diverse realtà virtuose: tra queste l’azienda Casa Emilia-Romagna (ACER). Questa, trasformata in Acer Bologna con la L. Regionale 24/2001, è dotata di personalità giuridica e di autonomia organizzativa, patrimoniale e contabile e svolge funzioni amministrative attinenti la gestione ed assegnazione del patrimonio di alloggi pubblici. Sono enti gestori, erogatori di pubblico servizio delle politiche abitative impegnata non soltanto nella gestione per le assegnazioni di alloggi pubblici, di gare d’appalto e forniture di beni e servizi ma produce azioni amministrative di buone prassi in termini di trasparenza e legalità. In altre parole, si fonda su un lavoro dualistico: da un lato, fondato all’interno dell’organizzazione, sulla cultura organizzativa , sulla gestione dei processi (previsti da Anac) e le procedure di gestione del personale; dall’altro, ha uno sguardo rivolto verso l’esterno ovvero rispetto alla relazione con soggetti esterni (i fornitori e i destinatari dei servizi) e alla gestione dei servizi. Quest’ultima si esplica attraverso la manutenzione e ripristino degli alloggi, la fornitura a committenti pubblici di servizi tecnici, la stipulazione e gestione dei contratti di locazione e la vendita di immobili. Tutti settori ad un elevato rischio corruttivo e di infiltrazione mafiosa.
L’azione amministrativa dell’Acer è indirizzata verso la prevenzione della corruzione attiva e passiva e per far fronte alla presenza di concorrenza sleale, che è attuata mediante numerose azioni, come il regolamento interno contenente regole più restrittive e i protocolli d’intesa sulla legalità in materia di lavori, forniture e servizi. Inoltre, secondo la dott.ssa Preti, accanto al lavoro di prevenzione occorrerebbe porre l’enfasi anche sulla diffusione della cultura della legalità, ovvero informare sul proprio operato gli stakeholder attraverso procedure trasparenti, tracciabili, imparziali e fruibili da tutti. In questo senso, una prospettiva interessante potrebbe essere rappresentata dalla semplificazione e dalla digitalizzazione delle procedure che permetterebbero una semplificazione procedimentale e una maggiore responsabilizzazione di tutti gli attori coinvolti, incluso il cittadino.

 

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